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Ricerca senza uso di animali: la LAV finanzia il progetto dell’Università di Pisa

La LAV sostiene concretamente i metodi di ricerca sostitutivi e per questo ha scelto di finanziare lo sviluppo di protocolli sperimentali che sostituiscono l’attuale uso di animali, o parti di essi, nella ricerca.
Seguendo questo impegno, l’Associazione ha devoluto il 1 febbraio 17.000 euro al Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa, per la creazione di una borsa di studio dedicata ad avviare un progetto per lo sviluppo di tecnologie innovative senza ricorso ad animali, finalizzate a valutare il rischio legato alle sostanze inalate.

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ROMA – La LAV consegna 17.000 euro al Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa, per la creazione di una borsa di studio dedicata ad avviare un progetto per lo sviluppo di tecnologie innovative senza ricorso ad animali, finalizzate a valutare il rischio legato alle sostanze inalate.

Infatti, attualmente la valutazione della tossicità delle sostanze chimiche inalate avviene con l’impiego di un elevato numero di animali, sottoposti a inalazione forzata, con conseguenze terribili, come dolore, agonia e morte. Inoltre, i risultati di questi test sono inaffidabili, in quanto correlano la mortalità della cavia con la concentrazione della sostanza a cui è esposta, senza prendere in considerazione la complessità dei meccanismi che portano a tale effetto, che possono variare significativamente dall’animale all’uomo, con la difficoltà di estrapolare i dati e mettere in relazione il modello animale con la risposta umana. Sono quindi necessari test più diretti, semplici ed efficaci, che non richiedano la sperimentazione animale, sia per ragioni etiche, che per ragioni scientifiche, oltre che per motivazioni di tipo economico.

Sempre in tema di sperimentazione senza utilizzo di animali, pochi mesi fa, la LAV ha finanziato altre due borse di studio, del valore complessivo di 20.000 euro, dedicate ad avviare la linea di ricerca cellulare HUVEC (Human Umbilical Vein Endothelial Cells), presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova.

Questi finanziamenti, sono stati possibili grazie al contributo dei tanti cittadini che hanno scelto di devolvere alla LAV il 5×1000, aiutando l’Associazione a fare ogni giorno passi in avanti per una ricerca etica, innovativa e utile per i cittadini.

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“Questa borsa di studio è l’ennesima dimostrazione che non solo è possibile, ma è doveroso fare una ricerca senza vivisezione – afferma la biologa Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione – il modello animale appartiene al passato e ognuno di noi deve impegnarsi per il suo superamento, affinché venga realmente tutelata la salute umana. I fondi pubblici e privati devono essere indirizzati verso lo sviluppo dei metodi sostitutivi e questo nostro contributo è la prova più concreta della possibilità di applicare tali metodi, in risposta a chi ci attacca negando l’esistenza della ricerca senza animali, che invece è innovativa, scientificamente affidabile e utile”.

Il progetto pluriennale, finanziato con il contributo della LAV,  prevede lo sviluppo di un bioreattore capace di simulare ‟l’ambiente dinamico dell’alveolo”, combinando le azioni di inspirazione, espirazione, flusso sanguigno e deposizione biomimetica di aerosol. Verrà progettato e realizzato un prototipo nominato MALICE (per Moving Air-Liquid Interface Chamber for areosol Exposure) per l’esposizione di areosol su colture di cellule epiteliali alveolari umane, un sistema che permetterà il superamento del ricordo ad animali anche dal punto di vista normativo.

Oltre a costituire una necessità etica e scientifica, il sostegno e l’implementazione dei metodi sostituivi è un passo fondamentale per il nostro Paese, per contrastare la crisi finanziaria, offrire posti di lavoro in questo importante ambito della ricerca, tornando ad essere leader nella scienza internazionale.

Ricercatori, industria e cittadini devono avere consapevolezza dell’enorme spreco di denaro e della perdita di tempo legata alla sperimentazione animale: un processo fallimentare e mai validato scientificamente, che tortura e uccide milioni di animali lasciando i malati senza una cura e nella sofferenza, illusi che delle terapie possano arrivare da un settore che non vuole cambiare, come dimostrano le recenti statistiche rese note da 13 grandi imprese del settore farmaceutico, che confermano il fallimento sull’uomo di terapie sperimentate sugli animali, in oltre il 95% dei casi, già nella prima fase clinica.


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Dalla sua fondazione nel 1977, la LAV si batte per mettere fine alla sperimentazione animale in quanto pratica anti-scientifica e mai validata, immorale, favorendo lo sviluppo e l’applicazione dei metodi di ricerca che non fanno ricorso ad animali, contro ogni forma di sfruttamento degli animali e per l’affermazione dei loro diritti.
Fin dal 1993 la LAV ha garantito a studenti e ricercatori il diritto, riconosciuto dalla Legge 413/93, all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale: l’Italia è il primo Paese al mondo a garantire tale diritto.
L’approvazione del Decreto Legislativo n. 26/2014 sulla sperimentazione animale in vigore dal 29 marzo 2014, che recepisce la Direttiva europea 63/2010, ha visto l’Associazione in prima linea per ottenere criteri maggiormente restrittivi rispetto al testo comunitario, vietando, in Italia:
· l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione;
· l’uso di scimmie antropomorfe, di cani e gatti randagi e di animali resi afoni;
· i test bellici;
· le esercitazioni su animali per la didattica, ad eccezione dei corsi universitari per la medicina veterinaria;
· i test per droghe, alcool, tabacco e per trapianti di organi tra specie diverse (dal 1°gennaio 2017);
· di riutilizzare animali in esperimenti con livello di dolore grave (dal 1° gennaio 2017).

Inoltre, saranno finalmente promossi e adottati metodi alternativi/sostitutivi alla vivisezione, grazie a un Fondo per il loro sviluppo.
La LAV ha denunciato le atrocità della vivisezione e salvato migliaia di animali, dalle decine di gatte riabilitate dopo terribili test, alle piccole scimmie uistitì accudite in un centro di recupero, fino ai 2.639 beagle salvati da Green Hill, l’allevamento di cani destinati alla vivisezione, di Montichiari (Brescia), al centro di un clamoroso caso giudiziario che ha portato i responsabili ad una condanna in primo grado.

Grazie all’impegno di LAV e ECEAE (European Coalition to end animal experiments), dal 2013 è in vigore il divieto di sperimentare su animali, o importare, anche gli ingredienti dei cosmetici.
Tuttavia in tutta l’UE conigli, cavie, ratti, topi e cani continuano a soffrire e morire per sperimentare la tossicità dei detergenti per la casa: la LAV è impegnata a livello Europeo per mettere fine anche a questi test.