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Scienza: dal San Raffaele di Milano le cellule che possono sconfiggere il cancro

Dopo l’ operazione chiesi di vederlo. A colpo d’ occhio sembrava una pallina di marmo, innocua, quasi graziosa. Dopo alcuni giorni lo esaminai al microscopio, e mi resi conto di che cosa fosse capace riproducendosi. Capii che avevo un nemico dentro di me: un alieno, che ha invaso il mio corpo per distruggerlo. Ora abbiamo un rapporto di guerra: lui vuole ammazzarmi, io voglio ammazzare lui.
(Oriana Fallaci)

Questo, in sintesi, può spiegare cosa sia un tumore: una cellula dell’organismo che a un certo punto “impazzisce”, cambia e si moltiplica senza una logica, irrimediabilmente ed esponenzialmente. Di tumore, di cancro, non ne esiste uno solo. E’ una malattia talmente subdola da assumere infinite connotazioni e rappresenta una delle guerre più cruente della ricerca scientifica nella storia dell’uomo. E’ un nemico che non abbatte e logora soltanto chi ne viene colpito, ma intere famiglie, gli affetti, lasciando vuoti incolmabili anche tra coloro che sopravvivono a chi vi soccombe, ha il potere di prendersi la vita di bambini e adulti, anziani, donne, uomini, senza fare distinzione alcuna tra ricchi e poveri.

Nel migliore dei casi è “benigno” che detta così suona quasi una beffa se tale aggettivo si accosta alla parola tumore o cancro, ma in questo caso però cioè ilT cells contro leucemia 1vantaggio” di dover curare zone limitate di malattia, a meno che non sia troppo tardi, altrimenti degenera e diventa maligno, se non si interviene in tempo, partono le metastasi, che se intaccano organi vitali quali polmoni, fegato, cervello, non lasciano scampo ad alcuna possibilità di sopravvivenza. I ricercatori scientifici si stanno spendendo in percorsi diversificati per cercare di individuare – a cominciare dal DNA – i meccanismi che portano ai tumori, senza sottovalutare l’epidemiologia, cioè lo studio dei fattori di rischio associati alla eventuale predisposizione genetica.

Quello con cui gli esseri umani e i ricercatori combattono per sconfiggere questo nemico tanto invisibile quanto letale è il mistero di come le cellule impazziscano e si trasformino. Ad oggi, la ricerca ha portato ad individuare diversi fattori dovuti a: cause ambientali: fumo di sigaretta, amianto, sostanze inalate da combustione di petrolio o carbone, alcol, alimentazione sregolata, raggi ultravioletti, sostanze chimiche usate in agricoltura, fattori che se sommati a una predisposizione genetica, colpiscono indistintamente, talvolta anche a causa del solo malfunzionamento di riproduzione delle cellule sane.

Chiara BoniniE’ di questi giorni la notizia, un primato tutto italiano dell’equipe dell’Ospedale San Raffaele di Milano guidata dall’ematologa Chiara Bonini, per cui sarebbe stata individuata una terapia immuno-cellulare che potrebbe contrastare il reiterarsi dei tumori. Il più prestigioso quotidiano inglese, il Times, ieri ha dedicato l’editoriale di apertura, alla rilevanza di questa scoperta scientifica che potrebbe segnare la storia della ricerca sui tumori, una svolta rivoluzionaria. Quello che rende più potenti i tumori e il cancro è il fatto che le cellule che dovrebbero contrastare quelle malate, vengano anch’esse attaccate e distrutte. Nel caso dello studio dei ricercatori del San Raffaele di Milano, sembra siano riusciti ad individuare il modo di generare “cellule killer T”, geneticamente elaborate, capaci di fronteggiare qualsiasi cancro ed evitarne la riproduzione.

T cells contro leucemia 3

Siamo riusciti ad individuare quali sono i linfociti con le maggiori probabilità di riuscire nell’impresa di divenire una sorta di arma che possa riconoscere e uccidere selettivamente le cellule tumorali. Cellule che sono una sorta di farmaco vivente. Se vogliamo che la risposta perduri nel tempo, occorre utilizzare cellule del sistema immunitario che abbiano le qualità per resistere, e nello studio abbiamo identificato i sottotipi con queste caratteristiche: sono le ‘memory stem T cells‘ o staminali della memoria immunologica” ha dichiarato la dottoressa Chiara Bonini, che ha aggiunto: “Ogni linfocita T riconosce un antigene specifico su un’altra cellula, che sia un virus dell’influenza o della varicella, o un qualunque altro agente patogeno. Nel nostro organismo ci sono anche linfociti T che riconoscono le cellule tumorali, ma sono molto rari, mentre un paziente ha bisogno di averne molti. Il nostro compito è proprio questo: somministrargli un esercito di linfociti T anticancro costruito da noi. Per arrivare all’obiettivo finale, intervenire su cancri e tumori, le possibili strade sono due: la prima è armare i linfociti T usando i recettori Car, che nelle leucemie acute hanno fatto la differenza producendo risposte cliniche un tempo impensabili. Questi recettori però hanno un problema: riconoscono solo strutture che si trovano sulla superficie esterna della cellula tumorale bersaglio. Se l’antigene è all’interno, Car non lo vede”.

T cells contro leucemia 2

Se lo studio continuasse a dare i risultati effettivi e sperati già sperimentati su pazienti trattati dal 2000, si potrebbe arrivare perfino a capire il ruolo delle cellule T nella memoria immunologica della malattia, le “memory stem T cells” hanno infatti già dimostrato di essere in grado di resistere nel tempo, anche fino a 14 anni dopo il trattamento, dando un risultato soddisfacente già su pazienti malati di leucemia. Una speranza? No, sembrerebbe di più in questo caso lo studio dei ricercatori italiani che sembra stia portando verso una direzione che se quella giusta, potrebbe rivelarsi risolutiva nell’abbattimento e individuazione di una delle malattie più aggressive nella storia umana.