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Alice Pasquini condannata per la sua arte

Alice Pasquini street artROMA – Resta aperta ormai da anni la “querelle” intorno alla street art: per alcuni è arte allo stato puro, per altri invece non è altro che un gioco “illegale” che costituisce grave minaccia al decoro urbano! La cosiddetta arte di strada ha però in certi casi un valore inestimabile, all’estero è patrimonio protetto e conservato, e in Italia da qualche anno viene utilizzata per la riqualificazione di centri periferici troppo spesso degradati.

Si è riaperta in questi giorni la vicenda giudiziaria che vede coinvolta Alice Pasquini, in arte AliCé. La street artist romana, nota in tutto il mondo, fu denunciata nell’ottobre 2013 dal reparto di sicurezza urbana e antidegrado della Municipale di Bologna per aver dipinto alcuni muri della città. Le sue opere si trovano in via Centotrecento, via Mascarella, via Zamboni, via del Pratello e in zona Bolognina. La notizia, ieri come oggi, ha fatto il giro del web. Il primo verdetto dice che Alice Pasquini dovrà pagare una multa di 800 euro, ma su di lei peserà una condanna penale, così ha deciso il Tribunale di Bologna. La notizia lascia tutti a bocca aperta, le sue opere sono esposte sulle superfici urbane e sulle pareti dei palazzi di mezzo mondo, ma anche nelle gallerie e nei musei di centinaia di città sparse in tutti i continenti. Le sono stati affidati progetti di street art dalle amministrazioni locali di Roma e di altre capitali, marchi come Nike, Range Rover, Toyota e Microsoft le hanno commissionato importanti lavori. Di AliCè si sono occupati media mondiali, come il New York Times, segnalandola come un’artista italiana che aveva contribuito a risanare con le sue opere una zona della città in preda ai vandali. L’artista ha commentato la vicenda su Facebook: “Penso di aver contribuito a valorizzare la città e non ad imbrattarla, soprattutto perché le opere sono state realizzate in aree degradate. Oggi invece è stato sancito il principio secondo il quale ogni espressione artistica è reato. (…). E lo stesso comune di Bologna sembra che voglia ospitare le opere di strada in un museo. E allora perché condannare me, nonostante il parere contrario del PM? Sono amareggiata, ma pronta a far valere le mie ragioni in appello”. Commentiamo la vicenda anche noi, increduli e un po’ sconfitti, perché AliCé rende più belle, contemporanee e preziose le nostre città. Sarà solo una gaffe che rientrerà nel giudizio di secondo grado? Se così fosse, speriamo che Bologna decida di rimediare, regalando magari alla città un grande murales commissionato alla “stella italiana” della street art.

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