Scienza: potenziare la memoria con la stimolazione elettrica del cervello

La tecnica tES (Nitsche et al., 2008; Priori, 2003) prevede l’applicazione di deboli correnti elettriche (~1-2 mA) direttamente sulla testa per diversi minuti (~5-30 minuti). La corrente è erogata grazie all’applicazione di due elettrodi posizionati sullo scalpo, attraverso uno stimolatore di corrente alimentato a batterie. Queste correnti generano un campo elettrico che modula l’attività neurale in base alla modalità di applicazione, che può essere continua (stimolazione transcranica a corrente continua, tDCS), rumore casuale (stimolazione transcranica random noise, tRNS) o alternata (stimolazione transcranica a corrente alternata, tACS). La tDCS altera la frequenza di scarica dei neuroni. Numerosi studi su modello animale (Bindman et al., 1964; Creutzfeldt et al., 1962) suggeriscono che la tDCS catodica riduca la frequenza spontanea di scarica dei neuroni, mentre la tDCS anodica abbia un effetto opposto. La tDCS è quindi in grado di modificare la prestazione in numerosi compiti cognitivi (Fertonani et al., 2010; Fertonani et al., 2011; Sandrini et al., 2012). [fonte]

Claudio GrassiIn pratica – Ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli di Roma, hanno utilizzato la stimolazione elettrica transcranica con corrente continua (tDcs) sui topi e i risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports. Il lavoro è stato condotto da un team di ricercatori, tra cui Maria Vittoria Podda e Sara Cocco, e diretto dal professor Claudio Grassi, Direttore dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica di Roma.

I ricercatori hanno dimostrato che si può aumentare la memoria di topolini con una singola seduta della durata di 20 minuti di stimolazione elettrica transcranica con corrente continua – una tecnica non invasiva già clinicamente sperimentata per varie patologie – che consiste nell’inviare al cervello una corrente di bassissima intensità, indolore e non percepita dal soggetto.

Lo studio ha dimostrato che nei topolini una sola seduta di stimolazione è in grado di indurre nel centro della memoria – l’ippocampo – un potenziamento delle connessioni tra i neuroni, le “sinapsi”, indispensabili per trasmettere ed immagazzinare le informazioni. Di conseguenza, i topolini hanno mostrato di avere una memoria migliore anche parecchi giorni dopo il trattamento. I ricercatori hanno individuato, in particolare, il meccanismo responsabile di questi effetti: si tratta di una cascata di segnali molecolari che attiva nelle cellule nervose la produzione del fattore di crescita cerebrale Bdnf.

La stimolazione potrebbe essere efficace negli anziani con deficit cognitivi. Per quanto riguarda i deficit cognitivi – spiega il professor Grassi – sono già in corso studi, dai risultati incoraggianti, condotti su modelli animali di malattia di Alzheimer”.

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