Lo smartphone, la mania dei nostri tempi

Cosimo Savelli
Liceo Classico “Galileo” di Firenze

Lo smartphone, strumento eccelso frutto di secoli d’innovazione, ha reso gli italiani molto meno “smart” di quanto non lo fossero già. Una recente ricerca di Deloitte è la dimostrazione scientifica di quel che è un fenomeno visibile pure per strada, semplicemente camminando. Da questa ricerca emerge che il popolo dello stivale è quello che, più di tutti, passa del tempo a contatto col proprio telefono. Questi cellulari hanno reso gli italiani gente sempre connessa, che sa tutto di tutti anche a chilometri di distanza, che in un millisecondo ti sa dire qualsiasi cosa sia appena successa a qualsiasi ora. E non è che sia un fenomeno ridotto, perché chiunque oramai apre la sezione notifiche prima di andare a letto o appena sveglio. Così mi è capitato di scoprire, tanto per fare un esempio, i fatti dell’attentato di Parigi. In un mondo ultraconnesso questa abitudine non mi pare da condannare, è una sorta di riassunto di quel che è avvenuto nella giornata in formato digitale. Il problema nasce quando quest’abitudine di controllare degenera nella mania. La gente, se non sa tutto quel che succede nel magico mondo di Internet, cade nel profondo sconforto, mettendo a repentaglio la propria vita e quella altrui per rispondere a un messaggio. Ma, aspettate, non è che magari la loro vita coincide col loro telefono? Ai miei occhi pare proprio di sì, visto che oramai è molto più semplice interagire con le persone in ambito virtuale piuttosto che in ambito fisico. È lampante l’esempio della panchina: se uno sconosciuto parla ad una sconosciuta su una panchina all’improvviso, probabilmente lei reagirà in malo modo se l’interlocutore non è bravo a parlare. Con Internet basta un semplice click sul tasto “aggiungi” oppure un qualche gruppo Whatsapp e in un attimo ti ritrovi a parlare con gente sconosciuta anche con tono confidenziale. Questo fenomeno si palesa anche quando un’azienda, tramite Internet, pone a titolo pubblicitario varie domande agli utenti, che rivelano pure informazioni sensibili senza farsi troppe domande. Questo avviene perché essi non realizzano che ciò che avviene all’interno dei network abbia ripercussioni sulla vita “terrena”. Andiamo ora ad analizzare gli instrumenta demonii, i cellulari. Sempre più gradevoli all’occhio e “performanti”, oramai sono troppo avanzati per poter telefonare e basta. Alcune persone sono talmente tanto succubi di quest’oggetto, che sarebbero capaci di aggiornare il loro stato su Facebook pure mentre sono a letto nel bel mezzo della notte. Secondo alcuni studi, le nuove generazioni di telefoni, capaci pure di fare quasi il caffè, oramai non sanno più eseguire il compito per il quale vengono costruiti anni fa. Le moderne “padelle”, cellulari e tablet sottilissimi e con schermi da “millemila” pollici, oltre ad essere molto meno resistenti, usano molti più dati a pacchetto e richiedono immense quantità di batteria. È anche vero che, a causa dei loro infiniti usi, le loro componenti sono più sottoposte agli sforzi e ai virus di internet, che riducono enormemente le prestazioni rispetto ai vecchi modelli. È errato affermare che siano migliori i vecchi, perché erano progettati per telefonare, non per fare altro, trattandosi pur sempre di telefoni portatili.

Cosimo Savelli 3E
Liceo Classico “Galileo” di Firenze