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Lee Sedol si arrende. Google AlphaGo vince l’ultima sfida

GOOGLE alphago-vs-lee-sedolROMA – Alla fine la macchina ha vinto. Dopo gli scacchi, un altro gioco di strategia vede trionfare un computer. La ‘macchina’ di Google AlphaGo – in realtà sviluppata dalla divisione del colosso del web, la Deepmind, che si dedica proprio alle nuove intelligenze – ha avuto la meglio sul campione coreano di ‘Go’, Lee Se-dol.

Al meglio delle cinque gare, il mini torneo si è concluso per 4 a 1 a favore del super computer. Il gioco, per la sua difficoltà – con mosse e strategie molto più complesse di quelle previste per gli scacchi (vedi scheda del Go riportata in basso) –, era stato scelto di proposito. Doveva costituire una prova difficile, quasi insormontabile, per la ‘macchina’ e, invece, il risultato non lascia dubbi.

Il successo di Google AlphaGo è da leggersi nella strategia a lungo termine. Le mosse che hanno spiazzato Sedol sono state quelle iniziali. Apparentemente senza senso ad inizio partita si sono dimostrate alla fine vincenti. Il campione mondiale del gioco tra i più antichi al mondo è riuscito nell’intento di interpretare queste mosse, dall’apparenza ‘assurde’, solo una volta il 14 marzo giorno dell’unica vittoria. Poi impossibile stare dietro alle ‘macchinazioni’ del ‘cervellone’.

Al di là del premio da un milione di dollari, che Google devolverà in beneficenza, questa vittoria apre scenari del tutto nuovo. Le connessioni ‘neuronali’ di AlphaGo non si esauriranno con la fine del torneo ma entreranno a far parte dei nuovi sviluppi sull’Intelligenza Artificiale che Mountain View porta avanti da anni. Basti pensare alle auto a guida autonoma, ai droni e più in generale a tutte quelle applicazioni indicate con l’etichetta di ‘machine learning’. Con Google AlphaGo si apre una nuova era e gli osservatori tornano a dividersi tra apocalittici e integrati.

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google alphagoROMA – Il temuto KO alla fine non ci sarà. Lee Se-dol, il 33enne campione coreano di Go, è riuscito nell’intento di battere Google AlphaGo almeno in una delle cinque sfide previste. Il punteggio, al gioco da tavolo tra i più antichi al mondo (vedi la scheda descrittiva sotto), è ora di 3 a 1 per la macchina. La sfida è quindi persa – la gara, con in palio un milione di dolalri, era al meglio delle cinque partite – ma Se-dol ha dato dimostrazione che l’uomo può ancora battere il computer, che si possono elaborare calcoli complessi (come quelli richiesti da questo difficilissimo gioco di strategia) pur essendo umani con lo stress e la tensione che ti alita sul collo.

Google AlphaGo è pura intelligenza artificiale con il suo sistema complesso di connessioni che assomigliano a quelle dei neuroni del cervello umano. Una macchina creata appositamente per vincere questa sfida, la sua una “concentrazione” scevra da qualunque distrazione di sorta. Ecco perchè la vittoria di Se-dol è così importante. E’ questa la notizia del giorno: ‘l’uomo può ancora battere la macchina’. Lee Se-dol è riuscito a rimanere freddo pur sapendo di avere gli occhi del mondo puntati addosso, pur sapendo di avere sulle spalle una responsabilità di non poco conto. Se dovesse vincere ancora, portare il punteggio sul 3 a 2, quella del campione di Go passerà alla storia come una vera e propria impresa. Forse come l’ultima sconfitta della macchina ad opera dell’uomo.

“Non ho mai pensato che AlphaGo potesse giocare così perfettamente”, ha detto il campione sottolineando la propria sorpresa di fronte ad AlphaGo che ha fatto mosse “che non sarebbe stato possibile fare per un essere umano”. Una constatazione che ha dell’inquietante e che disegna nuovi scenari finora visti solo al cinema o narrati nelle più belle pagine di fantascienza. Ciò che spaventa o che affascina di più in questa storia è nelle parole che Demis Hassabis, CEO di Google, ha rilasciato alla NBC News.  “Go, ha spiegatp Hassabis, è principalmente un gioco di intuizione piuttosto che di calcolo come il gioco degli scacchi”, lasciando intendere le incredibili capacità di AlphaGo e di come sia ormai superato per sempre il concetto di computer come semplice ‘calcolatore’

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go 2ROMA – 18 ore. Questo il tempo occorso a Google AlphaGo, il software super intelligente sviluppato dalla divisione DeepMind del colosso del web, per battere nuovamente il campione assoluto di Go, il coreano Lee Se-dol. Nel corso della notte italiana è, infatti, andata in scena, a Seul, la seconda puntata della super sfida uomo – macchina ad uno dei giochi da tavolo più difficili di sempre (leggi la scheda sottostante).

Giocata al meglio delle cinque sfide – il punteggio è ora di due a zero per Google AlphaGo – la partita a Go può essere considerata davvero epica. Da entrambi i lati del tavolo due menti eccellenti. Quella del campione assoluto Se-dol accreditato nella categoria 5-dan e quella della macchina Google, la prima che sfruttando una struttura simile a quella dei neuroni del cervello umano, considerata una Intelligenza Artificiale intuitiva.

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Non mi aspettavo di perdere e non avrei mai pensato che AlphaGo potesse giocare la partita in modo così impeccabile”, ha detto il campione coreano. Ora a Se-dol non resta altra chance che vincere le restanti tre gare – da distipuarsi da questa notte al week end – per dimostrare che l’uomo è ancora superiore alla macchina. In palio anche un premio da un milione di dollari che, qualora dovesse arrivare nelle ‘tasche’ di Google sarà devoluto in beneficienza. Lee Se-dol si dice fiducioso avendo “ individuato le mosse che l’hanno portato alla sconfitta contro la macchina”. C’è, infine, anche la possibilità di seguire in diretta le avvincenti partite. Su Youtube è stato, infatti, aperto un canale apposito che è possibile raggiungere dal seguente link

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ROMA – Uomo contro macchina, ragionamento e intuzione contro la fredda intelligenza artificiale. Una sfida che affascina e allo stesso tempo spaventa ma che, di anno in anno, si arricchisce di nuovi elementi, nuovi risultati. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello che ha preso avvio questa notte a Seul e che proseguirà per altri quattro appuntamenti. Di fronte il campione del mondo di ‘Go’, il coreano Lee Se-dol , e AlphaGo, della Google DeepMind.

Palcoscenico della sfida la ‘goban’, la griglia composta di 19 righe orizzantali e altrettante verticali, sulla quale si svolge la partita di wéiqí, questo il nome cinese del Go. Il wéiqí, vecchio di 2500 anni, è considerato più difficile degli scacchi vista l’incredibile numero di mosse e contromosse possibili.

Al termine della prima sfida, Google AlphaGo e riuscito ad imporsi su Se-dol. Il campione però non dispera avendo davanti altre quattro match. Google punta molto sull’inelligenza artificiale e questo ‘esperimento’ ne è la riprova. Nel vecchio continente il computer aveva già battuto il campione locale, nonostante il nome, Fan Hui accreditato però di un livello di soli 2-dan. Lee Se-dol è di un altro livello, 5-dan, quindi per la macchina non sarà assolutamente facile imporsi. La prossima sfida cadrà nella notte tra giovedì e venerdì.


Il gioco del ‘GO’

go 3Nato in Cina, all’incirca 2500 anni fa, il ‘Go’ si è presto diffuso in tutta l’Asia e poi nel mondo. Il suo nome varia a seconda delle regioni dov’è praticato: wéiqí in cinese, igo in giapponese, e baduk in coreano. Go nel resto del mondo. Praticamente impossibile calcolare mosse e posizioni possibili. Sulla ‘goban’, la griglia di gioco con 19 righe orizzontali e altrettanti verticali, sono possibili 2,08×10170 posizioni (circa 1,67 ×1010 solo per le prime quattro mosse, ovvero i primi due turni) . I giocatori sono due e ognuno dispone di un certo numero di pedine – dette pietre – di colore bianco e nero. Lo scopo è quello di occupare la maggior parte della goban accerchiando le pedine avversarie e provando a non far mangiare le proprie. “Pietre dello stesso colore che siano adiacenti orizzontalmente o verticalmente formano un gruppo, le cui libertà sono la somma delle libertà delle pietre da cui è composto e che non può essere diviso successivamente, formando a tutti gli effetti una pietra unica più grande. Solo le pietre che siano connesse una all’altra da linee disegnate sul goban formano un gruppo; le pietre vicine diagonalmente non sono connesse. I gruppi possono essere ingranditi giocando altre pietre su intersezioni loro vicine o connessi insieme giocando una pietra su di una intersezione che sia adiacente a due o più gruppi dello stesso colore (fonte Wikipedia)”. Il giocatore deve decidere la sua strategia, mettere più ‘pietre’ vicine ma occupare meno spazio sulla pedana o spargere le pedine sulla griglia per occupare maggiori spazi ma con il rischio di farle restare isolate e quindi indifese. “Parte della difficoltà strategica del gioco consiste nel trovare un equilibrio tra queste necessità opposte. I giocatori cercano di soddisfare contemporaneamente le esigenze offensive e difensive e scelgono tra le priorità tattiche e i loro piani strategici. Il gioco termina quando i giocatori passano consecutivamente, indicando che nessuno dei due può incrementare il proprio territorio o diminuire quello dell’avversario”.


I precedenti uomo macchina

Proprio l’elevato numero di mosse possibili ha, di fatto, sempre fatto considerare il ‘Go’ una sfida impossibile per il computer ma, la vittoria contro il campione europeo, ha di fatto aperto nuove strade all’IA. AlphaGo di Google si regge su un sistema molto simile al cervello umano con ‘reti neuronali’ e ‘machine learning’ che regolano il comportamento della macchina facendolo assomigliare molto a quello dell’uomo. Oltre a ‘Go’ uomo e macchina si sono ‘scontrati’ nel gioco degli scacchi. Nel 1989 Kasparov e Deep Blue si sfidarono a New York e a vincere fu la ‘macchina’. KUKA Robot e Timo Boll, tedesco argento olimpico oltre 14 volte campione europeo di ping pong, invece, si sono sfidati davanti al ‘tavolo’ verde dando vita ad uno spettacolo senza precedenti. Computer ultra intelligenti sono stati impiegati anche in quiz televisivi dimostrando di poter ‘rispondere’ a domande aperte. Ma questa è un’altra storia.

go la sfida di Google