Qual è la verità sull’olio di palma?

Francesco Cosenza
Scuola Secondaria di 1° grado “Pieraccini” di Firenze

L’olio di palma è diventato oggetto di un lungo dibattito da quando è stato reso obbligatorio riportarlo sulle etichette alimentari senza “nasconderlo” sotto la scritta generica “oli vegetali”. È utilizzato in cucina, è presente nei saponi, nei detergenti e nei prodotti d’igiene personale. È anche utilizzato nella fabbricazione di oggetti di metallo, plastica, gomma, vernice e carta. Viene raffinato per produrre l’olio per frittura usato dalle industrie che producono snack e per produrre cioccolato, dolciumi, biscotti e latte condensato. Indonesia e Malesia sono i maggiori produttori di olio di palma a livello mondiale. I produttori hanno alimentato gli incendi nella foresta del Borneo per produrre questo tipo di olio. I ricercatori di Greenpeace hanno esaminato tre piantagioni della regione occidentale e centrale del Kalimantan, nel Borneo indonesiano, dove sono stati registrati gli incendi più gravi in Indonesia. Queste piantagioni sono proprietà delle compagnie indonesiane IOI Group, Bumitama Agri Ltd e Alas Kusuma group, che fanno parte di enti di certificazione di sostenibilità, come RSPO. L’olio di palma ricavato da queste piantagioni arriva anche nei prodotti dei marchi internazionali che hanno adottato politiche all’insegna della “No deforestazione”. In effetti motivi per preoccuparsi ce ne sono: dal 1990 ad oggi l’Indonesia ha perso un quarto delle sue foreste a causa dell’espansione delle piantagioni di palma da olio. Una delle tante critiche rivolte all’olio di palma è che se lo togliamo le aziende utilizzeranno grassi uguali o perfino peggiori a danno della salute. Altri ritengono che dolci e biscotti senza l’olio di palma siano cattivi. Il problema di sostituirlo quindi non esiste, perché modificando le ricette e utilizzando altre materie prime si potrebbero ottenere prodotti di pari livello.

Francesco Cosenza
Classe 3B – Scuola Secondaria di 1° grado “Pieraccini” di Firenze