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Torna la Med Free Orkestra, travolgente con ‘Tonnosubito’

Med Free OrkestraRoma – Rappresentare la bellezza ma non dimenticare la bruttezza, affrontare temi difficili ma con il sorriso sulle labbra. Il ‘compito’ che sulla carta appare complicato, ma “Tonnosubito e’ nato proprio con questa idea”.

Un progetto forte, ambizioso, racchiuso nell’album “della maturazione”, rappresentato con il ‘solito’ sound coinvolgente e trascinante della Med Free Orkestra, una realta’ forse unica nel panorama musicale italiano, che unisce cinque Paesi, tre continenti e cinque lingue diverse, sedici artisti tutti diversi tra loro, tutti uguali nella passione e nella qualita’ che riescono a mettere sul palco.

La ricetta: si mettono insieme un ‘folle trombonista ucraino, un fisarmonicista della vera tradizione romana, un ‘principe’ Griot del Senegal che ti racconta in mandingo magiche storie accompagnandosi con la sua Kora, due voci femminili profondamente diverse ma in perfetta sintonia, due percussionisti che si sfidano a suon di djembe e tabla indiane, una sezione fiati che se la sognavano a New Orleans, un gigante buono che guida tutta la ritmica, chitarra elettrica, basso, tastiere, violino, banjo, tuba, tamburelli…e per non farsi mancare nulla pure l’elettronica’.

Mezzo mondo messo insieme sei anni fa, era il 31 marzo del 2010 a Testaccio. Dopo di allora sono arrivati ‘Pensiero Mediterraneo’, album di debutto pubblicato agli inizi del 2013, ‘Background’, pubblicato invece nel 2014, dieci tracce che mettono insieme diverse culture. L’1 maggio dell’anno scorso l’esibizione sul palco di San Giovanni (quest’anno ci sara’ il bis? “Guardate il concerto…”) e ora il terzo album, Tonnosubito, che la Med Free Orkestra presentera’ sabato 2 aprile all’Auditorium Parco della Musica a Roma: “Tutto nasce dall’idea di rappresentare la bellezza che c’e’ nel nostro territorio e per il mondo”, racconta a diregiovani.it l’appassionato leader della band, il trombettista Francesco Fiore. Ma con Tonnosubito l’Orkestra non vuole “prendersi sul serio”, vuole “affrontare temi duri con leggerezza, con il sorriso sul volto perche c’e’ gia’ pesantezza e tristezza nel mondo, non vogliamo essere noi a contribuire ad appesantire le cose”.

Sono 14 le tracce del nuovo album, in cui si affrontano temi complicati, difficili, com’e’ nella natura di questo straordinario gruppo: “Trattiamo temi come l’immigrazione in ‘Mamma mi ha detto andiamo al mare’ o in ‘Nessuno’- dice ancora Fiore- portiamo avanti la questione dei migranti, dei viaggi nel Mediterraneo”. E ancora, il web: “Social e’ un pezzo in cui parliamo degli haters, gli odiatori su Facebook, argomento che tocca tutti noi, quelle persone che inveiscono contro tutto e tutti, li prendiamo in giro”. A volte e’ “‘Meglio cantare’, un pezzo che inneggia a bellezza e bruttezza”. Oppure ‘Marica’, “che riprende il ritornello di ‘Mamma dammi 100 lire’ per dire invece ‘dammi 100 euro per andare da Marica’ che e’ una prostituta”.

La canzone parla di un amore impossibile del cliente che si innamora di Marica “che sintetizziamo in una canzone divertente cantata Matteo Gabbianelli dei KuTso”. Tanti gli ospiti che cantano e suonano nell’album e che saranno anche sabato alla serata dell’auditorium che “sara’ aperta dal nostro padre putativo Erri De Luca”, cioe’ il sassofonista argentino Javier Girotto, il duo delle As Madalenas, il rapper romano Piotta, e poi Leo Pari, Matteo Gabbianelli dei KuTso, Fabrizio Bosso, i bambini della scuola D. Manin e tanti altri che l’orkestra accogliera’ in tour. Terzo album, quindi, quello che dovrebbe essere “quello della maturazione. Di solito il terzo e’ quello che fa sempre fare il salto di qualita’. Si differenzia dagli altri per la varieta’. Noi siamo un’orchestra multietnica e molti noi arrivano da rock, jazz, musica popolare, classica”. Ma il filo conduttore sono i temi sociali: “Io amo questi temi per mia cultura- conferma Fiore- Prima di Pasqua sono stato otto giorni a Lesbo, invitato da ‘Un Ponte Per’ per aiutare i migranti che arrivavano su queste coste. È stata una esperienza bellissima e terribile, ho visto in diretta l’apocalisse e questa esperienza me la porto anche nella mia esperienza musicale”.