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AFRICA: TUKO PAMOJA, NON ASPETTARE DI ESSERE FELICE PER INIZIARE A SORRIDERE

AFRICA, KENYA, NAIROBI. Non chiedo e non pretendo commozione. Chiedo un momento di riflessione, perfavore.

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Il fatto è che me lo aspettavo. Sapevo a cosa andavo incontro quando sono stato assegnato al servizio di kariobangi. Già ero stato all’ orfanotrofio delle sisters of charity, ci ero stato due anni fa.

Quell’angolo di paradiso nell’ inferno, che ha dato e darà una speranza a tutti quei bambini ai quali non è stata concessa la vita per il solo fatto di avere un handicap. Secondo la cultura della loro società, ancora oggi i bambini nati ”diversi” vengono uccisi o abbandonati al loro destino che, in un modo o in un altro, li condurrà alla morte.
Ammetto che avevo un po’ di paura prima di entrare nell’ orfanotrofio. Appena entri in quel grande stanzone pieno di bimbi ‘diversi’, entri in un limbo d’emozioni dove ti senti parte di un tutto, parte di una vita che mai, prima di quel momento, avevi visto in tutta la sua integrità. Ho pensato che non sarei stato in grado di giocare con loro, loro dai corpi tanto fragili. Come fai a giocare con Joseph? Non riesce a parlare, ma solo a fare qualche urlo, non riesce a camminare, ma solo a trascinarsi su un grande letto al quale è costretto a rimanere legato per gran parte della giornata. Oltre a non poter camminare e parlare non riesce a vedere e non scoprirà mai il mondo che lo circonda. Le sister sono troppo poche per badare a tutti i bambini. Gli angeli hanno bisogno di cure, attenzioni e amore. Sono bambini come gli altri, magari con un bisogno maggiore di coccole, quelle che gli sono state proibite,dimenticate, sfiorate.

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Quelle coccole di cui aveva tanto bisogno Alvin, quel bambino di circa 10 anni. Per i bambini delle baraccopoli non c’è Anagrafe. La prima volta che ho visto Alvin aveva vestiti tutti strappati, ma se nasci in Kenya, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato puo capitarti di tutto; I vestiti strappati non sono niente. Dopo qualche ora passata insieme a lui, mi confessa che mangia due giorni si ed uno no. Il giorno che l’ho conosciuto era uno dei giorni si e aveva mangiato una banana. La madre deve badare anche a gli altri figli e non riesce a dare da mangiare a tutti. La notte per non dormire in una baracca di 3 metri per 3, mi confessa che va al mercato a raccattare bucce di banana e avogado per dormire su qualcosa di piu soffice piuttosto che terra e sassi. Però come tutti i bambini del mondo anche lui ha dei desideri. Ed è proprio nel tentativo di soddisfarli che troviamo la forza di rialzarci, e se un desiderio lo si tiene in alto, sotto gli occhi del grande cielo, allora di vivere ne varrà sempre la pena. Il suo desiderio piu grande era tornare a scuola, cosa che non poteva piu fare perche la scuola in Kenya è privata e non tutti se la possono permettere. Questo piccolo desiderio, la Giacomogiacomo Onlus è riuscito a farlo diventare realtà con una “strabiliante” somma di 140 euro che gli permette di andare a Scuola per un anno intero.

Non chiedo e non pretendo commozione per questi meravigliosi bimbi. Si, meravigliosi, perché basta un momento passato al loro fianco per capire che, nonostante tutto, li vedrai sempre sorridere alla vita. L’unica cosa che chiedo è solo un piccolo momento di riflessione su quei 140 euro.
Questa piccola riflessione può far luce sui milioni di euro spesi inutilmente per cose futili. Riflettere e capire è un grande passo verso un mondo migliore.

AFRICA , TUKO PAMOJA

GiacomoGiacomo Onlus

Credits Foto: Lavinia Inciocchi