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“The Dressmaker- Il diavolo è tornato”

ROMA – “The Dressmaker – Il diavolo è tornato” sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 28 aprile dalla Eagle Pictures. A diciannove anni dal film “Segreti (A Thousand Acres)” con Michelle Pfeiffer, la regista australiana  Jocelyn Moorhouse porta sul grande schermo “The Dressmaker”, tratto dall’omonimo romanzo di Rosalie Ham (edito in Italia da Mondadori).

the dressmaker

 Un film tragicomico, audace, malinconico e divertente. Parole e fatti che si sviluppano nella pellicola senza che  il pubblico riesca a prevederli, lasciando così lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine della proiezione.

“The Dressmaker” ripercorre la trasformazione della sarta Tilly Dunnage (interpretata da Kate Winslet): un viaggio alla ricerca della verità che non ricorda più. Quel diavolo di sarta cerca in tutti i modi di spogliarsi da quella maledizione e da quel tormento che l’hanno portata via da casa, o meglio, quella maledizione che l’ha cacciata dalla città in tenera età per un tragico evento che l’ha coinvolta. La regista australiana ha lasciato molto spazio all’introspettiva psicologica e soprattutto ha permesso allo spettatore di riflettere sui temi trattati nel film: l’ipocrisia, il bigottismo, il pregiudizio, l’amore, il riscatto e il rapporto tra madre e figlia. Temi ambientati nell’Australia degli anni ’50 ma fortemente attuali.

Kate Winslet è riuscita a portare agli occhi del pubblico il suo “Io” più intimo. Il suo personaggio “canta” il suo dolore creando vestiti così come Billie Holiday, metteva nelle sue canzoni tutta la sua struggente malinconia. Tilly si è “spogliata” davanti allo spettatore mostrando la sua anima, le sue più piccole sensazioni senza risultare banale e patetica.

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Nostante l’aspetto cupo e triste, il film è divertente, regala al pubblico risate di gusto attraverso le battute di Molly e di Farrat, un atipico sergente amante della moda, dei lustri, delle paillettes e dei boa con le piume. Le musiche, l’ambientazione e gli sguardi dei personaggi ricordano vagamente le pellicole tipiche degli “spaghetti western”. La narrazione è racchiusa in un paesaggio bucolico, spoglio, tipico del west anche se, in questo caso, l’ambientazione non è l’elemento che risalta a prima vista. Il film presenta una componente teatrale: è come se la regista abbia voluto concentrare i personaggi in quella piccola cittadina e vedere cosa sarebbe potuto succedere. Così come ha fatto Tarantino in “The Hateful Eight”: la scelta del regista è stata quello di chiudere la porta dell’Emporio di Minnie e scoprire, insieme ai personaggi, il corso della narrazione e degli eventi.

Un’altra nota positiva sono i costumi di Tilly, realizzati da Margot Wilson, accurati, ricercati e sinuosi. La Wilson è una delle costumiste australiane più talentuose e apprezzate. Di recente ha lavorato sul set di “Codice 999”, “La Proposta”e “The Road”. È il caso di “dirlo”: Kate Winslet è una delle attrici più invidiate dal parterre femminile. Leonardo Di Caprio, Liam Hemsworth, Michael Fassbender, Sean Penn, Johnny Depp, Matthias Schoenaerts, questi sono alcuni dei suoi partner con cui ha lavorato e non c’è da aggiungere ulteriori commenti.