La radicalizzazione in Europa

L’articolo di Gerardo Malanga del Liceo Dante Alighieri di Roma nell’ambito del percorso di Alternanza Scuola – Lavoro

ROMA – Il terrorismo, purtroppo è sempre esistito e negli anni ha causato moltissime vittime in tutto il mondo. C’è però una differenza sostanziale tra gli attentatori dell’ 11 settembre del 2001 e gli uomini che sono dietro alle stragi del recente passato a Parigi e Bruxelles, infatti mentre a New York aveva agito un commando che era nato e cresciuto in Medio Oriente e che successivamente era entrato a far parte della cellula terroristica di Al Qaeda, nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo hanno fatto irruzione dei cittadini cresciuti in Francia in maniera apparentemente normale, così come il 13 Novembre a Parigi gli artefici del massacro compiuto in più luoghi della capitale erano cittadini belgi.

Con lo sviluppo dell’ ISIS o Daesh è cresciuta in maniera smisurata la voglia di combattere da parte di molti giovani europei contro un nemico che ideologicamente è incarnato dall’Europa, il sedicente Stato Islamico ha quindi ovviamente cercato di approfittare di questi segnali di debolezza avviando una campagna propagandistica nella quale indicano la loro guerra, se così si può definire, come un atto giusto e meritato e che può riuscire a far dimenticare a questi ragazzi la loro vita complicata, cosa che anche il sociologo Farad Koshrokhavar sottolinea dicendo: “ Nei quartieri poveri i giovani hanno la sensazione di essere abbandonati e prendono l’islamizzazione come pretesto”.

Il termine con il quale si indicano coloro che si arruolano nel Daesh non provenendo dal Medio Oriente è “ foreign fighters”, ossia combattenti stranieri, che partono verso la Siria o l’ Iraq per addestrarsi, prima di tornare nella loro patria per compiere il proprio piano di distruzione. Sono combattenti che cercano una via di fuga dai quartieri popolari delle città e dalle difficoltà che ne conseguono sperando che il loro aiuto possa essere in qualche modo ricompensato dai terroristi, per poi scoprire molto spesso che i loro sogni erano semplicemente illusioni. E’ chiaro che questo aumento esponenziale di combattenti stranieri sia indice di un problema che va ricercato alla base e che risponde al nome di “ cattiva integrazione”, frutto anche della loro voglia di non integrarsi e sulla quale l’ Europa è stata fin troppo paziente.

Questo fenomeno non permette di adattarsi in maniera positiva alla vita in un nuovo paese ma anzi estranea gli uomini dal contesto cittadino e culturale e costringe molte persone a rifugiarsi in una condizione che di conseguenza porta alla radicalizzazione, come avvenuto a Molenbeek, quartiere di Bruxelles costituito quasi interamente da immigrati marocchini e che ad oggi è il covo di molti terroristi che stanno tenendo sotto scacco due paesi e più in generale un continente.

Di Malanga Gerardo – Liceo Dante Alighieri di Roma