Sintassi mafiosa, “La mafia è tutto o niente”

L’articolo di Sara Boscherini del Liceo Dante Alighieri di Roma nell’ambito del percorso di Alternanza Scuola – Lavoro

ROMA – “Oggi la mafia può essere tutto o nulla”, così Salvo Riina, figlio del boss mafioso Totò Riina, in un’intervista andata in onda a lo scorso 6 aprile a Porta a Porta su Rai1. Un’intervista che ha destato molto scalpore provocando anche dispute interne alla Rai stessa sulla messa in onda della conversazione tra Bruno Vespa e il figlio del cosiddetto ‘capo dei capi’ della mafia siciliana, il quale, secondo un’accurata analisi di Roberto Saviano nella puntata di domenica 10 aprile diChe tempo che fa, ha apertamente mandato un messaggio alla nuova mafia senza che nessun ascoltatore, compreso il conduttore e giornalista della Rai, se ne accorgesse.

Salvo Riina non prende mai posizione, neanche quando gli viene espressamente chiesto di dare un proprio giudizio, né sui crimini del padre, che afferma di poter giudicare solo sul piano dei valori che da genitore gli ha trasmesso e non su quello dell’arresto o dei delitti efferati, né sull’importanza delle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per timore che le proprie parole possano venire strumentalizzate.

Non si pronuncia neanche sulla mafia stessa, tanto che afferma di non avere un’idea precisa a riguardo; le uniche parole che spende per rispondere alla domanda relativa a cosa sia concretamente la mafia sono:“Oggi la mafia può essere tutto o nulla”, interpretate da Saviano come un riferimento alla natura semantica della parola stessa, e dunque all’utilizzo sbagliato da parte della società, che spesso erroneamente definisce mafiose, pur non essendo tali, molte organizzazioni criminali.
Esprime una critica solo a riguardo dei pentiti e sulla loro riduzione di pena, e si dissocia da essi, sebbene poco prima abbia affermato che non si è mai interrogato su cosa sia la mafia. Li accusa di aver negoziato con lo Stato, di essere scesi a patti con il nemico per paura del carcere e dell’ergastolo, per un semplice sconto di pena.
“Gli obiettivi di quest’intervista” ribadisce Saviano “sono la magistratura e la cosiddetta nuova generazione di mafiosi”. Non si tratta quindi di un semplice scambio di opinioni durante una normale intervista televisiva, ma dietro alle parole del figlio del capo dei mafiosi si cela un messaggio, di affermazione e quasi di rivalsa, diretto alle due realtà sopraccitate.
Per Rosy Bindi, presidente della commissione antimafia, si tratta di negazionismo, per Pietro Grasso, presidente del Senato e ex magistrato, di “mani macchiate di sangue”, per la Rai si tratta invece di diritto all’/d’informazione.

Di Sara Boscherini – Liceo Dante Alighieri di Roma