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Tito, trovato a Rocca di Cave (Roma) il più antico sauropode italiano

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dinosauro sauropode Tito (4)Il paese di Rocca di Cave si trova sulle propaggini meridionali dei Monti Prenestini, a circa 50 km da Roma. Rocca di Cave sorge in una magnifica posizione panoramica a ridosso delle mura della torre di avvistamento che i monaci benedettini edificarono nel IX secolo per difendersi dalle incursioni dei Saraceni. La torre fu costruita su un preesistente rudere romano che dominava la valle del fiume Sacco con ampia vista sul Mar Tirreno.

Le rocce su cui si estende Rocca di Cave, si sono formate sui fondali di mari scomparsi da milioni di anni. Come la maggior parte delle rocce che costituiscono la nostra penisola, l’origine di tali rocce è nei sedimenti fatti di sabbie, argille, o fini fanghi carbonatici che tappezzavano i fondi marini. Insieme a questi materiali si sono depositati i gusci e gli scheletri di una miriade di organismi marini, il cui riconoscimento consente al geologo o all’appassionato, di “datare” l’età della roccia, e di ricostruire la sequenza con cui si sono succeduti nelle diverse epoche gli organismi viventi.

La Rocca è oggi valorizzata dal Museo Geopaleontologico dedicato al grande geologo Ardito Desio che nel 1954 guidò la prima spedizione sul K2.


E’ di questi giorni la notizia della scoperta di “Tito“, il più antico sauropode italiano arrivato dall’Africa 112 milioni di anni fa. Tito è stato presentato a Milano, presso il Museo di Storia Naturale, dall’equipe di paleontologi guidata da Cristiano Dal Sasso che ha firmato l’articolo pubblicato sulla rivista internazionale Cretaceous Research.


dinosauro sauropode Tito (2)Cristiano Dal Sasso
45 anni, brianzolo di origini venete, è laureato in Scienze Naturali. Dal 1990 opera presso la Sezione di Paleontologia dei Vertebrati del Museo di Storia Naturale di Milano. Ha pubblicato più di 70 titoli tra opere divulgative e lavori scientifici, tra cui il libro Dinosauri italiani (edito in Italia da Marsilio e negli Stati Uniti da Indiana University Press) e le descrizioni di 5 specie di rettili preistorici nuove per la scienza. Sua anche la ridescrizione, insieme a Simone Maganuco, del più grande dinosauro carnivoro di tutti i tempi (Spinosaurus aegyptiacus), nel 2005. Inoltre, hanno avuto grande risalto sui media di tutto il mondo:
– Besanosaurus: ittiosauro di 6 metri (femmina con embrioni), scoperto a Besano (VA) nel 1993;
– Scipionyx (Ciro): trovato a Pietraroia (BN), conquista la copertina di Nature nel 1998;
– Saltriosauro: secondo dinosauro italiano, recuperato in una cava di Saltrio (VA) nel 2000.


I sauropodi sono un gruppo di dinosauri saurischi, esclusivamente erbivori, vissuti tra il Triassico superiore e il Cretacico superiore. I sauropodi corrispondono all’immagine stereotipata del dinosauro: un gigante impacciato con collo lungo, testa piccola e coda lunghissima. Il vulcanodonte, vissuto nel Giurassico inferiore nello Zimbabwe, è tra i più antichi sauropodi conosciuti. Tra i più noti sauropodi ci sono Apatosaurus (=Brontosaurus), Brachiosaurus e Diplodocus, tutte forme, in effetti, con collo e coda molto allungati e testa relativamente piccola.


La scoperta di Tito, secondo i ricercatori, aggiunge dati paleogeografici importanti anche per la conoscenza della preistoria d’Italia. “La presenza in Italia centrale di un dinosauro medio-grande – ha spiegato Cristiano Dal Sasso – indica che nel Cretaceo inferiore la nostra paleo-penisola doveva formare una catena di piattaforme più ampia del previsto, che consentivano il passaggio di dinosauri e altri animali terrestri tra Africa ed Europa attraverso il Mare di Tetide, antenato di Mediterraneo“.

dinosauro sauropode Tito (3)

La prima persona a scoprire i fossili di Tito fu, anni fa, un infermiere appassionato di rocce e di sculture, Antonio Bangrazi mentre stava costruendo un muretto all’interno della sua proprietà con massi recuperati da una parete rocciosa situata tra i Comuni di Cave e Rocca di Cave – tra i Monti Prenestini, a meno di 50 km da Roma. L’uomo si accorse che alcuni blocchi sembravano contenere ossa fossilizzate. Non ne parlò a nessuno fino all’estate 2012, fino a quando non le mostrò all’amico e ingegnere Gustavo Pierangelini che riuscì a fotografarle e inviarle al Museo di Storia Naturale di Milano per essere valutati dal paleontologo Cristiano Dal Sasso. Il ritrovamento fu poi notificato alla Soprintendenza del Lazio che autorizzò le indagini. I massi hanno restituito il fossile di una preziosissima vertebra caudale, quasi completa e lunga circa 10 centimetri.

Insieme a Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, hanno contribuito alla ricerca anche Gustavo Pierangelini (ingegnere e paleontologo autodidatta), Federico Famiani (Università di Camerino), Andrea Cau (Università e Museo “Cappellini” di Bologna) e Umberto Nicosia (“Sapienza” Università di Roma)


Le ossa appartengono al primo dinosauro erbivoro quadrupede dal collo lungo che sia mai stato trovato in Italia e raccontano come anche nel nostro paese – a differenza di quanto ritenuto sino ad oggi – 112 milioni di anni fa vivessero animali di grandi dimensioni, come i Titanosauri, da cui il nome informale assegnato dai paleontologi al nuovo sauropode. Non solo, Tito sarebbe il più antico rappresentante del gruppo dei Titanosauri ritrovato in Europa meridionale. Si ipotizza che l’animale quando morì fosse un sub adulto di 6 metri del peso di 600-700 chili.

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La particolare somiglianza con il titanosauro africano Malawisaurus fa pensare che gli antenati di Tito abbiano attraversato il mare di Tetide approfittando di un “ponte filtrante” composto da una catena di isole e penisole che emergevano sporadicamente con l’abbassamento del livello del mare, laddove oggi si trova l’Italia.