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Fashion Revolution Day: abiti al contrario in ricordo del Bangladesh

ROMA – L’attrice Rosario Dawson, il regista Andrew Morgan, le attrici Lella Costa e Maria Amelia Monti, la giornalista anti-spreco Cristina Gabetti: sono alcuni dei personaggi che, facendosi ritrarre con gli abiti al contrario, hanno aderito al Fashion Revolution Day 2016, la campagna internazionale che domani, 24 aprile, porrà a tutti una semplice domanda: “Chi ha fatto i miei vestiti?”.

Per aderire alla campagna basta indossare gli abiti con l’etichetta bene in vista, fotografarsi e condividere le foto attraverso i social media (Facebook, Twitter, Instagram) con l’hashtag #WhoMadeMyClothes, taggando i grandi marchi della moda e condividendo le loro risposte.

fashion revolution day

L’iniziativa vuole commemorare l’anniversario della strage di Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, dove il 24 aprile 2013 hanno perso la vita 1133 operai del tessile. Dal 18 al 24 aprile 2016 la Fashion Revolution Week chiama così a raccolta tutti coloro che “vogliono creare un futuro etico e sostenibile per la moda”.

Durante la settimana, in 86 Paesi del mondo, si succedono eventi e iniziative per sostenere un grande, unico messaggio di giustizia e celebrare la moda come “forza di cambiamento”, mostrando il proprio sostegno a chi vuole creare filiere trasparenti, etiche e giuste.    Fashion Revolution nasce in Gran Bretagna da un’idea di Carry Somers e Orsola De Castro, pioniere del fair trade.

In Italia è coordinata dalla stilista Marina Spadafora, direttrice creativa di Auteurs du Monde e ambasciatrice di una moda etica e sostenibile, con Virginia Pignotti, Laura Tagini e Carlotta Grimani, ed è sostenuta da Altromercato – la maggiore organizzazione di Commercio Equo e Solidale in Italia – insieme alle Botteghe del Mondo su tutto il territorio nazionale.