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Chernobyl, 30 anni dopo il più grande disastro nucleare della storia

ROMA – Nelle prime ore del mattino del 26 aprile 1986, la centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina (ai tempi ancora parte dell’Unione Sovietica) è esplosa, creando quello che è stato descritto come il peggior disastro nucleare che il mondo abbia mai visto.
L’esplosione ha rilasciato una ricaduta 400 volte più radioattiva della bomba di Hiroshima, contaminando più di 200.000 km quadrati d’Europa.
Circa 600.000 persone sono state esposte a dosi elevate di radiazioni, e più di 350.000 persone hanno dovuto essere evacuate dalle zone contaminate.
Anche dopo molti anni di ricerca scientifica e di indagine del governo, ci sono ancora molte domande senza risposta sull’incidente di Chernobyl: a distanza di 30 anni restano ancora alcuni misteri legati al peggior disastro nucleare della storia dell’umanità.


Dove si trova Chernobyl?
Chernobyl e Pripyat
Situata a circa 130 km a nord della città di Kiev, in Ucraina, e circa 20 km a sud del confine con la Bielorussia, i quattro reattori della centrale nucleare di Chernobyl sono stati progettati e costruiti tra gli anni ’70 e ’80. Un serbatoio artificiale, di circa 22 kmq di dimensioni e alimentato dal fiume Pripyat, è stato creato per fornire acqua di raffreddamento al reattore.
La città più vicina alla centrale era Pripyat, che ospitava circa 50.000 persone nel 1986, secondo la World Nuclear Association.
La città più piccola, Chernobyl, era la patria di circa 12.000 residenti.
Il resto della regione era composto principalmente da fattorie e boschi.

Come funzionava la centrale?
Chernobyl e Pripyat reattore nucleare
La centrale di Chernobyl utilizzava quattro reattori nucleari RBMK-1000, un progetto che è ormai universalmente riconosciuto come intrinsecamente imperfetto.
I reattori RBMK usano combustibile a uranio arricchito U – 235 per riscaldare l’acqua, creando vapore che aziona le turbine dei reattori e genera energia elettrica.

Nella maggior parte dei reattori nucleari, dove l’acqua viene utilizzata come refrigerante e per regolare la reattività del nocciolo nucleare, quando questo si riscalda e produce più vapore, l’aumento di sacche di vapore acqueo o “vuoti” riduce la reattività nucleare nel nocciolo.
Questa è una caratteristica importante della sicurezza riscontrata nella maggior parte dei reattori costruiti nelle nazioni occidentali.

Ma non nei RBMK -1000, che usavano grafite per moderare la reattività del nocciolo e per mantenere una reazione nucleare continua in esso.
Quando si riscaldava e produceva più vuoti, il nocciolo divetava più reattivo, non meno, creando un circolo virtuoso che gli ingegneri chiamano “coefficiente positivo vuoto”.

Cosa accadde?
disastro chernobyl
Il giorno prima del disastro nucleare di Chernobyl, i gestori degli impianti si stavano preparando ad un arresto per eseguire la manutenzione ordinaria sul reattore numero 4.
Violando le norme di sicurezza, gli operatori disabilitarono le attrezzature degli impianti, compresi i meccanismi automatici di spegnimento, secondo il Comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche (UNSCEAR) .

Alle 01:23 del 26 aprile, quando le barre di combustibile nucleare estremamente calde sono state abbassate nell’acqua di raffreddamento, una quantità immensa di vapore è stato creato, che, a causa dei difetti di progettazione dei reattori RBMK, ha innescato più reattività nel cuore nucleare del reattore numero 4.
L’aumento di potenza risultante ha provocato un’immensa esplosione che ha staccato la piastra di 1.000 tonnellate che copriva il nocciolo del reattore, rilasciando radiazioni nell’atmosfera e interrompendo il flusso del liquido di raffreddamento nel reattore.

Dopo alcuni secondi, una seconda esplosione di una maggiore potenza rispetto alla prima distrusse lintero edificio del reattore, rilasciando un fiume di grafite bollente e altre parti del nocciolo intorno alla centrale, dando inizio ad una serie di intensi incendi intorno al reattore danneggiato e al reattore numero 3, che era ancora in funzione al momento delle esplosioni.

Fallout radioattivo
disastro chernobyl
Le esplosioni hanno ucciso due operai dell’impianto, i primi di numerosi lavoratori che morirono entro poche ore dell’incidente.
Nei giorni seguenti, quando le squadre di emergenza hanno cercato disperatamente di contenere gli incendi e le fughe di radiazioni, il bilancio delle vittime è salito a causa dei decessi dei lavoratori dell’impianto esposti a radiazioni acute.

La maggior parte della radiazione rilasciata dal reattore nucleare era di iodio – 131 , cesio 134 e cesio – 137 .
Lo iodio – 131 ha un’emivita relativamente breve di otto giorni, secondo UNSCEAR , ma viene rapidamente assorbito attraverso l’aria e tende a localizzarsi nella ghiandola tiroidea.
Gli isotopi di cesio hanno tempi di dimezzamento più lunghi (cesio – 137 ha una emivita di 30 anni) e sono una preoccupazione ancora anni dopo il loro rilascio nell’ambiente
Il 27 aprile, gli abitanti di Pripyat sono stati evacuati, circa 36 ore dopo che si era verificato l’incidente.

chernobyl-disastro-nucleare

In quel lasso di tempo, molti già lamentavano vomito, mal di testa e altri sintomi da esposizione a radiazioni.
I funzionari alla fine chiusero una zona di 30 km intorno alla centrale e comunicarono ai residenti che sarebbero stati in grado di tornare dopo un paio di giorni, tanto che la maggior parte delle persone lasciò effetti personali e oggetti di valore alle spalle.

Effetti sulla salute
Chernobyl
Ventotto dei lavoratori di Chernobyl morirono nei quattro mesi successivi l’incidente, secondo la US Nuclear Regulatory Commission (NRC), tra cui alcuni eroici operai che si esposero consapevolmente a livelli mortali pur di evitare ulteriori perdite di radiazioni.

I venti prevalenti al momento dell’incidente provenivano da sud e da est, per cui la maggior parte delle nubi radioattive hanno viaggiato nord-ovest verso la Bielorussia.
Tuttavia, le autorità sovietiche sono state lente a rilasciare informazioni sulla gravità del disastro al mondo esterno.
Ma quando l’allarme radiazioni raggiunse una centrale nucleare in Svezia, le autorità sono state costrette a rivelare la reale portata della crisi.

Entro tre mesi dll’incidente di Chernobyl, un totale di 31 persone sono morte per esposizione da radiazioni o altri effetti diretti del disastro, secondo l’ NRC , UNSCEAR e altre fonti.
Più di 6.000 casi di cancro alla tiroide possono essere collegati all’esposizione alle radiazioni in Ucraina, Bielorussia e Russia, anche se il numero preciso di casi direttamente causati dall’incidente di Chernobyl è difficile (se non impossibile) da accertare.

Impatto ambientale
chernobyl alberi morti foresta rossa
Poco dopo la fuoriuscita di radiazioni da Chernobyl, gli alberi dei boschi circostanti l’impianto sono stati uccisi dagli alti livelli di radiazioni.
Questa regione è nota oggi come Foresta Rossa, perché gli alberi morti si sono trasformati in color zenzero brillante.

Il reattore danneggiato è stato frettolosamente sigillato in un sarcofago di cemento destinato a contenere la radiazione residua.
Quanto è stato efficace questo sarcofago e quanto continuerà ad esserlo nel futuro è un argomento di intenso dibattito scientifico.
I piani per la costruzione di una struttura di contenimento permanente più sicura e più vicina al reattore devono ancora essere attuati.

disastro chernobyl

Nonostante la contaminazione del sito e dei rischi inerenti il funzionamento di un reattore con gravi difetti di progettazione, la centrale nucleare di Chernobyl ha continuato il funzionamento per molti anni, fino a che il suo ultimo reattore è stato chiuso nel dicembre del 2000.
L’impianto, le città fantasma di Pripyat e Chernobyl, e una vasta area che circonda la centrale conosciuta come “zona di alienazione”, sono in gran parte off-limits per gli esseri umani.

Vi sono, tuttavia, delle eccezioni.
A poche centinaia di ex residenti della zona è stato concesso di tornare alle loro case, nonostante i rischi di esposizione alle radiazioni.
Gli scienziati, i funzionari governativi e altro personale sono ammessi sul sito per ispezioni e per altri scopi.
E nel 2011, l’Ucraina ha aperto l’area ai turisti che vogliono vedere in prima persona le conseguenze del disastro.

Chernobyl oggi
Chernobyl e Pripyat
La regione oggi è ampiamente conosciuta come uno dei santuari della fauna selvatica più unici al mondo.
Fiorente popolazioni di lupi, cervi, linci, castori, aquile, cinghiali, alci, orsi e altri animali sono stati documentati nei fitti boschi che ora circondano l’impianto fantasma.
Solo una manciata di effetti delle radiazioni, come alberi rachitici che crescono nella zona di massima radiazione e animali con alti livelli di cesio-137 nei loro corpi, sono stati verificati.
Ma non significa che l’area è tornata alla normalità, o che lo sarà nel prossimo futuro.
A causa della lunga durata radiazione nella regione circostante l’ex centrale nucleare di Chernobyl, l’area non sarà sicuro per l’abitazione umana per almeno 20.000 anni.