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Tradizione popolare e rock: ecco Dark Side Of The Mandolin

squillanteRoma – Metti una serata tra amici. La passione per la musica, l’abilita’ di regalare emozioni suonando uno strumento classico, forse un po’ antico, ma forse per questo ancora piu’ affascinante. E poi…”la frase ‘scema’: perche’ non facciamo ‘The Dark Side Of The Mandolin’?”.

Da quella serata sono passati tre anni, la rivisitazione del capolavoro dei Pink Floyd e’ realta’ portata in giro per l’Italia da Mauro Squillante al mandoloncello, Gaio Ariani al mandolino, Valerio Fusillo alla mandola che si esibiscono dal vivo regalando una versione originale di un album gia’ rivisitato negli anni. Dopo produzioni di oltre confine come ‘Dub Side Of The Moon’ e ‘Jazz Side Of The Moon’, la nostrana ‘Dark Side Of The Moon’. Mauro Squillante, oltre ad essere docente del Conservatorio di Bari, e’ anche il presidente dell’Accademia Mandolinistica Napoletana, mentre Gaio e Valerio sono due suoi ex studenti.

“Per noi e’ stata una scelta naturale- racconta a Diregiovani.it Mauro Squillante- Una cosa del genere nasce per gioco. Non ci siamo messi a tavolini per progettare un prodotto. Ci siamo incontrati per anni nella classe del Conservatorio di mandolino a Bari, dove ancora insegno e dove loro sono passati come studenti e ora sono professionisti dello strumento”. Cosi’, tra una lezione e l’altra, “durante le prove dei concerti che facevamo per il Conservatorio, ci e’ capitato di giocare sulla musica che ci piaceva di piu’. Dark Side Of the Moon e’ un’altra di quella musica di quel periodo che ha questo aspetto incredibile, fa in modo che davanti a quelle musiche tutti abbiano la stessa eta’”.

Era il 2013, l’anno del quarantennale di Dark Side, quello originale, quando quasi per gioco e’ nato tutto: “È partita la solita frase scema: ‘Perche’ non facciamo Dark Side Of The Mandolin?’- ha detto ancora Squillante- Dal sorrisetto che avevamo in faccia tutti si e’ capito che lo avremmo fatto”. Un album del genere, nonostante gli anni passati, non e’ mai facile da rifare, figuriamoci con i mandolini e nient’altro: “Difficolta’ ne abbiamo avute nel riprodurre gli effetti del disco realizzati con i loop, con il nastro, ovvero i rumori di soldi, di sveglie- ha raccontato Gaio Ariani- Ci siamo detti ‘e mo’?’ Alla fine stato uno stimolo per cercare di spingere lo strumento a livello sonoro, di arrivare a spremere tutte le possibilita’ sonore del nostro strumento”.

Valerio Fusillo ha sottolineato come ci siano cose “fatte con il mandolino che non si conoscono. Ti aspetti una cosa del genere piu’ da un chitarrista”. Tanti i generi che si possono affrontare con uno strumento simile: “Chi fa del jazz, chi della musica popolare. Noi non ce lo poniamo come limite”. Un progetto come Dark Side Of The Mandolin “e’ un progetto che convince piu’ dopo che lo hai ascoltato. All’inizio qualcuno puo’ scambiarlo come una rilettura ironica del disco dei Pink Floyd. Noi non abbiamo fatto proprio le stesse cose. Noi improvvisiamo. Per fortuna ci viene facile”. Proprio l’improvvisazione e’ la caratteristica anche delle esibizioni dal vivo del trio, in cui tutto “cambia ogni sera, si suona sempre in un’altra maniera, ma non e’ uno scimmiottamento”. Del resto il mandolino e i Pink Floyd non sono un accostamento campato in aria o cosi’ assurdo. Chi lo afferma? Indirettamente proprio David Gilmour: negli ultimi live di The Wall di Roger Waters, infatti, il chitarrista imbraccia un mandolino nell’ospitata del concerto dell’ex collega rivale per suonare ‘Outside The Wall’. “Magari- dicono i tre- lo invitiamo!”.