Rimun, il racconto di una studentessa

L’intervista di Alessandro Martino – Liceo Dante Alighieri di Roma

ROMA – Dal 7 al 12 aprile la Scuola Farnesina ha organizzato il progetto RIMUN ,che consisteva nel simulare un incontro tra delegati dell’ONU. Abbiamo ascoltato una ragazza che ha partecipato a questo progetto.

In cosa consiste il progetto RIMUN?

“Il progetto RIMUN è un’iniziativa portata avanti da scuole italiane ma anche da tutto il mondo; il suo obbiettivo è quello di simulare una sessione delle Nazioni Unite quindi, tutti quelli che partecipano, in vesti di delegati, devono rappresentare l’interesse di uno Stato e cercare soluzioni a varie problematiche”.

Chi ha organizzato questa simulazione?

“A Roma è stata organizzata dal Liceo Farnesina ed è in vigore da 10 anni. Il liceo permette la partecipazione anche di altre scuole, chiamate scuole rete”.

Avete fatto qualche test per entrare a far parte di questo progetto? 

“Io che appartenevo ad una scuola rete no, visto che quelli che appartenevano a queste scuole erano pochi”.

C’erano altre scuole al di fuori di Roma o dell’Italia?

“Per quanto riguarda l’Italia, le scuole erano solo di Roma, ma la bellezza di questa edizione è stata ricevere scuole da tutto il mondo, per esempio dall’America, dalla Repubblica Ceca o dall’Arabia Saudita. In tutto le scuole erano 42”.

E’ stato utile per un tuo lavoro futuro?

“Per me si, è stato molto utile. Ho infatti imparato a mettermi in gioco e a far valere le mie idee; inoltre nella mia sessione c’erano persone molto qualificate da cui ho imparato tanto. Il prossimo incontro sarà ad Amburgo, dove penso di saper giocare meglio le mie carte avendo imparato tanto durante la sessione al Liceo Farnesina”.

Rilascia un certificato oppure rimane solamente un’importante esperienza personale?

“No, certificati non ne lascia anche se si possono ricevere vincendo premi come Best Delegate,  secondo me infatti è sopratutto l’esperienza ciò che rimane; infatti è un progetto che apre la mente e permette di comprendere problemi che non avevo compreso”.

di Alessandro Martino – Liceo Dante Alighieri di Roma