Neanche due patologie possono fermarti: la vita continua

L’intervista di Arianna Dibitetto – Liceo Dante Alighieri di Roma

ROMA – Antonio stradario, 49 anni da poco compiuti , racconta nonostante l’emozione , di convivere con due patologie croniche , rivelando quelle esperienze significative che hanno segnato il suo percorso di vita. Le difficoltà affrontate dimostrano pertanto a chi non ha sostenuto queste circostanze di potersi immedesimare e talvolta apprezzare maggiormente il significato della propria esistenza.

Partendo dal principio , da quali patologie è stato colpito e quando le sono state diagnosticate?

“Allora la prima all’età di 3 anni e si tratta di una nefropatia , lesioni istologiche minime , mentre la seconda , diagnosticata nel 2010 è una malattia ematica chiamata trombocitemia essenziale”.

In cosa consistono le due diverse patologie?

“La patologia renale prevede la perdita di urina in quanto i reni non riescono a filtrare in maniera adeguata e quindi provocano la fuoriuscita delle proteine attraverso l’urina stessa. La seconda patologia invece è caratterizzata da un’innalzamento anormale del numero di piastrine del sangue , di conseguenza il sangue non può coagulare”.

É stata scoperta una cura ?

“Per la prima, ossia quella renale , il 90% dei bambini riesce a guarire , specialmente nell’età adolescenziale , ma la causa della malattia in se non è stata individuata. Il restante 10% invece, come me, deve sottoporsi a continui controlli ed esami delle urine per verificare che i valori siano quantomeno in equilibrio. La seconda invece , non prevede una cura specifica , ma io ad esempio ogni giorno assumo dei farmaci che frenano la produzione delle piastrine anche se i livelli dei valori possono essere molto altalenanti tra loro , scostanti. Si cerca quindi di tenere a freno i sintomi perché possono sfociare in ictus , trombosi e disturbi altrettanto gravi”.

Come è cambiata la sua vita da allora e quali esperienze l’hanno segnata in modo particolare ?

“Quando ero un ragazzino non avevo realizzato del tutto , mi sentivo come gli altri bambini , e la mia vita non aveva subito dei drastici cambiamenti tutto sommato. Le cose poi hanno preso una piega diversa intorno ai 15 -16 anni , quasi ogni due mesi mi sottoponevo a controlli in ospedali nel nord Italia , e sicuramente l’essere lontano da casa mi ha portato a diventare più maturo e responsabile rispetto ai miei amici e compagni di classe. Alla fine però ,fino ad oggi , ho cercato di mantenere uno stile di vita piuttosto normale e semplice, senza sentirmi troppo condizionato dal mio stato di salute”.

Cosa pensa quando vede intorno a se persone che non hanno affrontato le sue stesse esperienze ? Qual è la domanda che si pone?

“Generalmente , la prima reazione che un malato ha è ‘perché proprio a me ? Non poteva capitare ad un’altra persona ?’ È quasi una forma di negazione , e nel mio caso il tutto è aggravato dal fatto che le mie patologie non sono assolutamente correlate tra loro , vi erano poche probabilità che si verificasse tutto questo , infatti il mio caso è uno dei pochi attestato al mondo o forse anche l’unico. Ci si sente come se la sorte si fosse accanita contro di te ma ci sono due modi per reagire : il primo ti porta a diventare molto individualista , assolutamente indifferente rispetto al dolore degli altri perché la loro sofferenza non potrebbe essere mai paragonabile alla tua ; l’altra invece ti spinge a capire che ci saranno sempre difficoltà nella vita , e quello che affronti ti aiuta ad apprezzare maggiormente le piccole cose , anche le più banali e semplici , perché chissà per quanto tempo potremmo viverle davvero, io almeno non lo so. Ad esempio , quando mi confronto con persone che sono riuscite e vincere contro il cancro , queste stesse ammettono quanto sia cambiata la loro vita , perché l’ordine di priorità cambia del tutto e per sempre”.

Quale consiglio darebbe a una persona che sta facendo da poco i conti con una qualsivoglia patologia?

“Non ci sono consigli , ognuno affronta a modo proprio il percorso , ma per quanto banale possa risultare, bisogna continuare a sperare , a pregare , e a trovare un sistema che non abbassi eccessivamente la qualità della vita. Io dico sempre di non arrendersi , non è detto che tutto debba sempre finire , ci possono essere anche situazioni positive rispetto a momenti così bui e travagliati”.

di Arianna Dibitetto – Liceo Dante Alighieri di Roma