attualita

34 anni senza Pio La Torre, l’autore del 416 Bis

pio la torreROMA – Sono passati 34 anni da quel giorno in cui l’antimafia fu battuta da uno di quegli attacchi così frequenti ai tempi.
34 anni senza Pio La Torre, l’uomo per cui battere la mafia era diventata un’ossessione tanto da farlo ritornare in Sicilia, dopo l’esperienza romana alla conduzione della Commissione Agraria e poi di quella Meridionale.

La sua Palermo lo ricorda – insieme a Rosario Di Salvo, suo collaboratore morto anche lui quella mattina – , ogni anno da quel 1982 perché, come ha scritto il Presidente del Senato Pietro Grasso sulla sua pagina Facebook, “il ricordo non passa”.

È così che stamattina, oltre a una cerimonia commemorativa sul luogo dell’eccidio, al Teatro Biondo di Palermo si è svolta una manifestazione,  promossa dal “Centro di Studi ed Iniziative Culturali Pio La Torre” e dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Una manifestazione piena di musica e interventi da parte di personalità della politica nazionale e siciliana. Tra i presenti il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il Presidente della Regione Rosario Crocetta e il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi. Protagonisti, però, sono stati gli studenti della città che hanno recitato l’Atto Unico di Vincenzo Consolo, giornalista e scrittore siciliano, “Pio La Torre. Orgoglio di Sicilia”.
“Per noi  – ha detto Franco La Torre, figlio di Pio – il 30 aprile è ogni giorno. L’impegno civile per difendere la democrazia e i suoi valori fondamentali deve essere ogni giorno. È  questo l’insegnamento che ci ha lasciato mio padre. Le ricorrenze servono ma poi ci vuole l’impegno quotidiano di ognuno di noi”.

Nella sua carriera di politico e soprattutto sindacalista, La Torre ha fatto tante cose, combattendo per la gente che non aveva possibilità di ribellarsi al marciume della società, ma è nell’antimafia il suo contributo maggiore. Nel maggio del 1972, quando entra a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia,  nel pieno della prima guerra di mafia, La Torre, insieme al giudice Cesare Terranova, redice, e sottoscrive come primo firmatario, la relazione di minoranza che metteva in luce i legami tra la mafia e importanti uomini politici, in particolare quelli della Democrazia Cristiana. Di quella relazione spicca la proposta di legge “Disposizioni contro la mafia” tesa a introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il 416 bis.

Una proposta che segna una svolta radicale nella lotta contro la criminalità mafiosa. Fino ad allora, infatti,  il fenomeno mafioso non era riconosciuto come passibile di condanna penale. Il reato di associazione mafiosa sarebbe stato punibile con una pena da tre a sei anni per i membri di una cosca, pena che saliva da quattro a dieci nel caso di gruppo armato. Inoltre, stabiliva la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e soprattutto l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arrestati.

Quella proposta rivoluzionaria ovviamente non piacque: Il 30 aprile del 1982, alle nove del mattino Pio La Torre, insieme a Rosario Di Salvo, nella loro Fiat 132, si vedono affiancare alla macchina due moto di grossa cilindrata. Alcuni uomini mascherati con il casco e armati di pistole e mitragliette  sparano decine di colpi contro i due. La Torre muore all’istante mentre Di Salvo ha il tempo di estrarre la pistola e sparare alcuni colpi in un estremo tentativo di difesa.

Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze che ha portato a individuare in Giuseppe Lucchese, Nino Madonna, Salvatore Cucuzza e Pino Greco, gli autori materiali dell’omicidio. Dalle rivelazioni di Cucuzza, diventato collaboratore di giustizia, è stato possibile ricostruire il quadro dei mandanti dell’eccidio, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.

“Pio La Torre ha testimoniato con il suo impegno politico che le mafie, con il loro disegno di sottomettere le funzioni pubbliche e la società possono essere duramente colpite ogni volta che si realizza una convergenza tra le forze migliori della comunità. – ha scritto Sergio Mattarella nell’annuale messaggio che il Presidente della Repubblica recapita al Centro Pio La Torre – Gli anticorpi alle mafie ci sono: dobbiamo svilupparli e fare in modo che operino insieme, in alleanza tra loro. Il progetto educativo antimafia rappresenta un’azione positiva di sensibilizzazione e di crescita della coscienza sociale. Sconfiggere le mafie è possibile, oltre ad essere una necessità vitale per l’equilibrio e lo sviluppo del Paese”.