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Un pomeriggio con Favij, la webstar degli anni 2000

favijRoma  – Oltre 2,5 milioni di iscritti al proprio canale Youtube, un film gia’ girato (Game Therapy, 2015), un programma tv appena iniziato. E uno stuolo di fans incredibilmente gia’ ampio e al tempo stesso incredibilmente in aumento costante. Lorenzo Ostuni, meglio conosciuto come Favij, e’ poco piu’ che 20enne (e’ nato il 7 aprile del 1995 a Torino). Ma e’ gia’ una star, o meglio, una webstar affermata. Lo dicono i numeri, lo dice l’entusiasmo dei giovanissimi e non solo, a dir la verita’, tutti accomunati dalla passione per i videogiochi.

Una conferma, l’ennesima, e’ arrivata sabato scorso a Valmontone, al Rainbow Magicland. L’evento era legato ad una sfida allo stesso Favij ad uno dei tanti videogiochi esistenti. A centinaia hanno scelto fare la fila per poter incontrare Favij, per una foto e un autografo. E per stringerli la mano, o per…”l’ho toccato!”, hanno urlato soprattutto tante giovanissime dopo aver essersi conquistate quei pochi minuti appunto per una foto. È sabato pomeriggio, il parco di Valmontone al solito e’ pieno di persone di tutte le eta’, soprattutto di genitori che accompagnano i propri figli. Per una volta non sono solo le giostre, c’e’ la (web)star degli Anni 2000 da vedere. I visi stravolti degli adulti, stanchi delle ore in fila fanno da contraltare al viso entusiasta, per nulla affaticato, delle giovani e dei giovani fan di Lorenzo, appunto Favij. “Vogliamo Favij, vogliamo Favij”: il coro parte in sordina, diventa sempre piu’ forte quando si avvicina il momento.

Finche’ i ricci ribelli del giovanissimo youtuber non spuntano da un balcone, in cima ad una scala di uno dei castelli principeschi del parco. Ed e’ l’apotesi: giovanissime che piangono, giovanissimi che sognano di essere al suo posto. “Come hai cominciato, Favij?”: e’ una delle domande arrivate dalla platea nel momento riservato al colloquio fans/star. Gia’, come ha iniziato Favij? “Come ho iniziato…solo facendo video, come voi!”. Un trionfo. Come quando una giovanissima gli chiede il Dna, un altro lo invita alla propria Comunione o addirittura un’altra ragazza, neodiplomata, gli rivela di aver preparato la tesina su ‘Game Therapy’. Dopo due ore la fila sembra ancora non diminuire, gli autografi e le foto non finiscono. Chi scende stremato, chi felice o chi commosso, come una giovanissima che piange a dirotto sotto lo sguardo di mamma e papa’. E non sono lacrime di dolore. Ma non fa nulla: “Quando ci tocca, bisogna farlo”, il sospiro rassegnato di un genitore. Forse per la stanchezza o forse perche’ sara’ andato indietro nel tempo, quando forse quella fila l’avra’ fatta lui, per Maradona o Platini, per Paul McCartney o per Mick Jagger.