Sabatini (USR Molise): “Investire su giovani e conoscenza per un’Europa senza muri”

Vasto (Chieti) - Anna Paola Sabatini, nuovo dirigente Ufficio scolastico Molise.

Roma – Il futuro dell’Europa e’ nella mani dei giovani che dicono ‘no ai confini’ e anche alla paura, altro grande ostacolo all’integrazione come dichiarato dal Presidente Renzi. Lo documentano gli ultimi dati dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza”. Cosi’ Anna Paola Sabatini, direttore dell’Ufficio scolastico per il Molise. “Sono loro che dimostrano di avere maggiori aspettative e soprattutto fiducia nell’Ue – prosegue Sabatini – La nostra scuola, in questo scenario, deve avere quindi ancora di piu’ un ruolo da protagonista per non disattendere il grande potenziale di dialogo e apertura che c’e’ nei nostri giovani, grazie ad una formazione mirata che punti all’accoglienza e all’integrazione, ad alzare ponti e non muri, come ha ribadito anche Papa Francesco ai ‘potenti’ della Terra che gli hanno consegnato di recente il Premio internazionale Carlo Magno”.

“Il Premio europeo Carlo Magno della gioventu’ – aggiunge il direttore dell’Usr – e’ andato quest’anno proprio a un progetto d’integrazione italiano. Si chiama “InteGREAT”, e ha lo scopo di promuovere l’integrazione dei rifugiati nell’Unione. La cerimonia di consegna e’ avvenuta la mattina del 3 maggio ad Aquisgrana. Il progetto permette l’integrazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati e coinvolge organizzazioni, comunita’ locali e studenti provenienti da tutta Europa che contribuiscono all’obiettivo attivamente attraverso workshop, seminari e attivita’ ricreative e di insegnamento delle lingue”. “I giovani sono un grande segno di speranza per l’Europa e la scuola deve lavorare a ogni livello per rafforzare questo entusiasmo e questo spirito unitario che arrivano dal basso e che incarnano perfettamente lo spirito e gli ideali dei padri fondatori. Proprio in questa direzione – sottolinea Sabatini – va il progetto ‘Corridoi educativi’ presentato in questi giorni dal Miur che permettera’ a 60 rifugiati in Italia di seguire corsi universitari sulla conservazione dei Beni culturali e che consentira’ a quei rifugiati che sono studenti o ricercatori con un percorso gia’ iniziato nei loro Paesi di avere un’accoglienza non solo umanitaria, ma anche formativa nel nostro Paese”. “Ancora una volta – conclude – e’ il mondo dell’istruzione che testimonia come sia possibile creare percorsi di integrazione in grado di dare ai rifugiati un ruolo sociale nella loro permanenza nel nostro Paese”.