La libertà è un paese

La libertà è un paese

I

I resti della classe guardano un film in aula. Sta per finire l’ora, sta per finire anche la storia. Con una canzone, che una ragazzina canta ai genitori e al mondo intero: ‘io non fuggo, io volo’.

Alcuni allievi mandano in quella scena occhi rapiti; altri, invece, se li lasciano rapire soltanto dalla fredda luce del cellulare che li tradisce illuminando dal basso i loro volti trincerati dietro gli zaini. Voglia di volare via, ma come si fa, siamo molto più pesanti degli aeroplanini precipitati nel cestino della carta, somigliamo un po’ all’albatros nella poesia di Baudelaire: nato per l’eleganza nei cieli, esiliato sulla tolda della nave per fare un po’ di compagnia al viaggio degli uomini, tra lo scherno dei marinai goffamente si trascina le ali da gigante che gli impediscono di camminare – lui, l’incompreso, attende la misericordia dei venti che lo sollevino dal legno straniero al regno della sua libertà.

II

Si sa, la domanda più culturale che circola nelle scuole di ogni ordine e grado è la seguente: ‘E’ suonata la campanella?’. Suonata dunque anche questa, i ragazzi si avviano a sgranchirsi le gambe e a disincantarsi le pupille godendosi la piccola libertà di corridoio nel trasferimento da un’aula all’altra. Forse Franz Kafka ha scritto anche per loro: ‘Si prega di venir trasferiti dalla vecchia cella, che odiamo, in una nuova, che dobbiamo ancora imparare ad odiare. C’entra anche un briciolo di fede che, durante il trasferimento, il Signore passi per caso nel corridoio, guardi in faccia il prigioniero e dica: Costui non rinchiudetelo più. Ora viene con me’. Ma oggi non incrociamo nessun tipo straordinario, e poi dovrebbero mettergli al petto il tesserino di ‘visitatore’, per un Maestro non sta bene. La classe procede lentamente lungo l’ala nord. Si dice ala, ma non si vola neanche lì. Così il glorioso stormo migra terra terra e svanisce dietro la porta di una nuova aula.

III

E’ l’ora di geografia. L’insegnante annuncia l’argomento della lezione: la libertà. ‘Scusi’ osserva quasi ridendo il più intraprendente della classe ‘ma cosa c’entra la libertà con la geografia?’. Intanto a tutto schermo viene proiettata la foto di un’indicazione affissa alla parete di una casa: Frazione Sogno, altitudine metri 758. ‘Dimmi tu’, risponde l’insegnante ‘io in questo paese ci sono entrato’. ‘La libertà è solo un sogno…’ accenna lo studente. ‘No,no, esiste, il profe c’è stato, è un paese’ interviene un secondo. E un terzo: ‘non troppo in basso, non troppo in alto, settecento metri è un buon equilibrio’. Una pausa di silenzio si sparge alla media quota della loro riflessione, finchè un ultimo di loro, bravo soltanto a giocare con le parole, conclude: ‘la libertà è un sogno in cui possiamo abitare davvero, basta alleggerirsi di una ‘e’ – liberarsi è librarsi, volare così, a mezz’aria, niente follìa, niente casino, ma equilibrio e via!’.

E solleva le braccia, modula le dita, sorride alla vita.

 

Ezio Marini
I.S.S.S. “Riva” Sarnico (BG)

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