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Povertà educativa e poca lettura dividono i giovani italiani

ROMA – Povertà educativa e NEET, c’è un legame. È quanto emerge da ‘Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?’, il rapporto di Save The Children presentato a Roma. Secondo il rapporto c’è una connessione molto forte anche tra povertà educativa e i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano percorsi di istruzione e formazione.

Come in un circolo vizioso, infatti, i bambini e gli adolescenti che nascono in zone dove maggiore è l’incidenza della povertà economica e che offrono poche opportunità di apprendimento a scuola e sul territorio, una volta diventati giovani adulti rischiano di essere esclusi, perpetuando questa condizione per le generazioni successive.

classe - scuola -alunni

classe – scuola -alunni

Per contrastare la povertà educativa, nel maggio 2014, Save the Children ha lanciato la campagna Illuminiamo il Futuro, per sensibilizzare le istituzioni e contrastare il fenomeno. La campagna si caratterizza quest’anno per la nuova iniziativa “7 Giorni per il Futuro”, una settimana con circa 400 eventi e iniziative in tutta Italia, promossi da circa di 250 tra enti e associazioni, dedicati ai bambini e alle famiglie per informare e sensibilizzare sull’importanza delle risorse educative per la crescita dei più piccoli. Tutto l’elenco delle iniziative e’ consultabile sul sito www.illuminiamoilfuturo.it.

Tra i dati del rapporto emergono anche quelli, poco esaltanti, inerenti la lettura e i ragazzi: i giovani italiani, nell’ultimo anno, hanno letto poco, hanno svolto poca attività fisica, non sono andati ad un museo. Oltre al percorso scolastico, uno degli elementi fondamentali per contrastare la povertà educativa è determinato dal contesto di vita al di fuori delle mura scolastiche: andare a teatro o ad un concerto, visitare musei, siti archeologici o monumenti, svolgere regolarmente attività sportive, leggere libri o utilizzare internet, sono tutti fondamentali indicatori dell’opportunità o della privazione educativa. In Italia, ben il 64% dei minori nell’ultimo anno non ha svolto quattro tra le sette attività sopra richiamate. Il 17% ne ha svolta soltanto una, mentre l’11% non ne ha svolta nessuna.

Il 48% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro, se non quelli scolastici, nell’anno precedente, il 69% non ha visitato un sito archeologico e il 55% un museo, il 46% non ha svolto alcuna attività sportiva. Se nel Sud e nelle Isole la privazione culturale e ricreativa è più marcata, arrivando all’84% della Campania, nelle regioni del Nord riguarda comunque circa la meta’ dei minori considerati, dove solo le province di Trento e Bolzano scendono al di sotto di questa soglia (rispettivamente 49% e 41%).