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AIDS, crescono ignoranza sulla malattia e contagio

aids-hivROMA – Si è chiusa nella giornata di ieri, 8 giugno, a Milano, l’ottava edizione di ICAR (Italian Conference of AIDS and Antiviral Research) che, in continuità con la tradizione delle passate edizioni, ha presentato e discusso le novità in tema di prevenzione, diagnosi e cura delle principali infezioni virali. Accento posto in particolare sulla gestione della lotta all’HIV/AIDS.

I dati emersi sulla conoscenza che gli italiani e in particolare i giovani, hanno sulla malattia lasciano però forte preoccupazione. Come emerso nel corso della tre giorni di Milano, infatti, i contagi da Hiv tra i giovani nel nostro Paese non calano e restano troppo alti anche tra gli eterosessuali. Sempre secondo la ricerca presentata – svolta dalla società di ricerche demoscopiche SWG per conto di Nps Italia Onlus, su un campione rappresentativo di mille persone – ben metà degli italiani non conosce affatto il virus. Un dato, questo, particolarmente allarmante. “Quello dei nuovi contagi è un problema che diventa, giorno dopo giorno, sempre più grave – ha dichiarato Andrea Gori, direttore Malattie Infettive al San Gerardo di Monza, Università Milano-Bicocca, e uno dei tre presidenti di Icar 2016 -. Negli ultimi 4-5 anni c’è stato un incremento di infezioni tra i giovani, soprattutto nella fascia d’età 25-30 anni”, ha sottolineato ancora il direttore.

La conoscenza della malattia, stando anche alla ricerca di Nps Italia onlus, è molto bassa. Solo circa il 50% delle persone sa rispondere alla domanda su cosa sia l’HIV. Tra i più giovani, se possibile, la situazione peggiora. Per gli intervistati SWG nella fascia di età 25 e 34 anni, solo il 57% ha risposto correttamente alla domanda su come sia possibile che si trasmetta il virus dell’HIV. Dall’indagine e’ emerso anche che i ragazzi sono convinti che essere HIV positivi possa comportare l’essere rifiutati in una relazione sentimentale e sessuale (61 per cento), e essere denigrati o insultati (40 per cento). Il 32 per cento delle persone, soprattutto quelle che per eta’ hanno vissuto la prima fase dell’infezione legano ancora HIV con tossicodipendenza e categorie a rischio. Per quanto riguarda i media, gli italiani riconoscono che quando si tratta di casi eclatanti in cui siano coinvolte persone con Hiv, l’approccio dei giornalisti evidenzia sempre il lato scandalistico o allarmistico degli episodi. Ma c’e’ di piu’. Quasi un italiano su 3, con piu’ di 45 anni, ritiene di aver visto associati nella comunicazione HIV e “peste” o “cancro dei gay”, stereotipi che col tempo si pensava di aver superato in materia di AIDS. Invece, ad oltre trent’anni dalla sua scoperta, sono forti ancora i luoghi comuni che impediscono di avere un piena e consapevole conoscenza della malattia.