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Brexit, cambia il programma Erasmus

erasmus brexitROMA – E’ bastata una sola notte, quella che passerà alla storia come Brexit, per sommergere l’Europa di domande sul proprio futuro. Cosa accadrà adesso a imprese, turisti, merci, monete, semplici cittadini e naturalmente agli studenti? Gli aspetti della vita quotidiana coinvolti nella scelta dei cittadini del Regno Unito sono tantissimi, impossibile elencarli tutti. Cambiano i rapporti tra i Paesi e le relazioni internazionali tra Londra e il resto dell’Europa Unita saranno, da oggi in poi, tra ‘estranei’.

In questo clima di incertezza anche tutti gli studenti che, attraverso il programma Erasmus o anche solo come scelta personale, hanno deciso di studiare nella Terra di Sua Maestà sono coinvolti. Siamo nel campo delle ipotesi, la decisione di lasciare l’Europa è di questa notte, ma qualcosa di certo già c’è. Andiamo con ordine.

Brexit, studenti extracomunitari

Con la Gran Bretagna fuori dall’Europa tutti gli studenti del Vecchio continente – circa 20mila sono quelli che frequentano i college inglesi – saranno considerati, o meglio equiparati, a cittadini extra europei. La conseguenze sono palesi, iscrizioni alle università senza alcuna agevolazione – qualcuno azzarda già un nuovo calcolo delle tasse universitarie da pagare, si passerebbe dalle 9mila alle 36mila sterline di retta – e addio all’assistenza sanitaria gratuita.

Brexit, programma Erasmus

Ad essere coinvolto in questo nuovissimo scenario, ancora tutto da scrivere, anche il programma Erasmus. Il programma, cioè, di studio all’estero in un paese dell’UE per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi. Con il Regno Unito fuori dall’Europa, si potrà continuare a studiare su suolo britannico ma il Paese, almeno da Erasmus, sarà visto come Paese ‘ospite’ come già avviene per Norvegia, Turchia, Islanda e Liechtenstein. Di contro altare giusto ricordare che i fautori del ‘Leave’ in campagna elettorale si erano già posti il problema rassicurando che chi ha già intrapreso il suo percorso di studio non dovrà rinunciare a nulla. In poche parole non dovrà tornare indietro. I nuovi, invece, rientrerebbero nello status di “international student” con le conseguenze descritte nel paragrafo precedente.

Brexit, sul programma Erasmus l’opinione del rettore di Roma Tre

“La Brexit è un danno concreto e d’immagine per tutti gli studenti universitari d’Europa”. La “generazione Erasmus”, nata e cresciuta in Europa, ora vedrà venir meno una sua componente. Un vero peccato. Questo il giudizio di Mario Panizza, rettore dell’Università degli Studi Roma Tre. “Dalle prime analisi, emerge che i giovani hanno votato ‘no’ all’uscita, testimoniando la netta distinzione tra le generazioni che hanno vissuto prima e dopo il varo del Progetto”.  “Grazie anche all’esperienza internazionale europea si è determinata una maggiore facilità negli scambi e una forte riduzione dei costi. Con Erasmus non hanno più viaggiato per l’Europa solo i ricchi. E il programma per la ricerca e l’innovazione europea Horizon 2020 ha liberato una quantità di risorse destinate alla ricerca incomparabile con quella di cui avrebbe potuto disporre ciascun singolo stato membro. Anche di questo i giovani inglesi non potranno più beneficiare”.

Brexit, vita dura anche per l’Istruzione di ‘Sua Maestà’

Non solo Erasmus. Difficoltà economiche si prospettano all’orizzonte anche per gli stessi studenti anglosassoni. A mancare saranno tutti i finanziamenti europei destinati, soprattutto, ai grandi Atenei londinesi. Un fiume di denaro che improvvisamente si interrompe compromettendo nuovo corsi di studio e nuove ‘infrastrutture’ – come i laboratori ad esempio – pensate e in via di realizzazione grazie ai Fondi previsti dall’Unione Europea. A poco sono serviti gli appelli di studiosi e scienziati a favore del ‘Remain’. Contattati dal quotidiano Guardian tutti avevano espressamente detto che la perdita di decine di milioni di sterline di finanziamenti avrebbe portato con se il drastico ridimensionamento a livello internazionale delle più prestigiose istituzioni accademiche britanniche.