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Brexit, effetti sul calciomercato: “autogol clamoroso”

“Hanno fatto autogol”.
Marcel Vulpis è il direttore di Sporteconomy, leader nell’informazione applicata all’economia e politica dello sport.
Da oggi la Gran Bretagna è fuori dall’Unione europea, una decisione storica voluta dai cittadini che hanno espresso il loro volere grazie ad un referendum.
Una decisione che avrà ripercussioni su tanti aspetti della vita di tutti i giorni, in diversi ambiti, compreso il mondo dello sport e, nello specifico, del mondo del calcio.


brexit_effetti_sul_calciomercatoBrexit, effetti sul calciomercato

La Premier, la serie A inglese, secondo Vulpis, risentirà sotto l’aspetto degli effetti economici: “Con la sterlina così svalutata ci saranno effetti forti su bilanci del club- spiega all’Agenzia Dire- Per i club europei, per un club italiano, può essere interessante andare a comprare sul mercato inglese”. Per esempio, “per il Milan può essere interessante acquistare un giocatore del West Ham- spiega- Invece per il West Ham comprare un giocatore del Milan è più complicato, diventa più caro”. La svalutazione della sterlina “già crea problemi nella finestra di calciomercato estiva. Questo determinerà una serie di effetti in breve, medio e lungo periodo”.

Il direttore di Sporteconomy sottolinea il peso che Brexit avrà sulla “crescita di un format come la Premier” e per questo “i 20 club hanno pubblicato una lettera aperta per dire di essere un sistema aperto, in appoggio al ‘remain'”. E’ una decisione, quella emersa dal referendum, “di non apertura verso il mercato internazionale. Questo fa parte del dna degli inglesi. Sono isolani, un mercato internazionale del calcio ha bisogno di essere un sistema aperto. Oggi, invece, è un sistema chiuso”.

Calciatori “extra-comunitari”

Economiche, ma non solo, saranno le ripercussioni nel settore. “Tanti calciatori che per esempio militano nella Premier o nella Football Championship (la seconda divisione inglese, ndr) non sono cittadini residenti in Inghilterra ma provengono dal resto d’Europa. Teoricamente fino a ieri potevano muoversi liberamente e portare professionalità nel campionato di appartenenza. Oggi dovranno chiedere un permesso di soggiorno al ministero degli Interni. Questo succederà”.

Premier League ai ripari

Certo, una soluzione dal punto di vista giuridico sarà trovata, secondo Vulpis, “parlando di rapporti contrattuali di professionisti d’elite. E’ presumibile che la Premier League inglese sia già al lavoro per trovare soluzioni giuridiche per tamponare questo potenziale tsunami”. In Inghilterra, ribadisce, “hanno fatto un autogol clamoroso. Ora il mercato del lavoro è più difficile per un calciatore, come pure per un singolo lavoratore o per uno studente”. Un campionato come la Premier, per poter fare mercato “è chiaro che deve trovare una soluzione tampone”, ma sarebbe “un intervento di difesa e non di attacco. Prima la Premier ‘ammazzava’ tutti i campionati, oggi la Bundesliga, la Ligue 1, la Liga, la Serie A, viaggiano con un vantaggio”.


brexit_effetti_sul_calciomercatoEffetto a catena

Tornando all’aspetto finanziario, “la Premier era il mercato che vantava un maggior flusso di denaro. Nelle ultime due sessioni, la ‘Chinese Super League’ ha cominciato a sviluppare volumi di affari simili a quelli della Premier”. Molti calciatori forse potrebbero forse andare proprio in Cina, “portati a scegliere paradisi calcistici”, “il valore tecnico, sportivo ed economico della Premier ne risentirebbero”. Un effetto a catena che potrebbe riguardare anche gli attuali grandi investitori del mondo del calcio britannico: “Smontare investimenti di grande portata non lo fai in una notte. Potrebbe esserci una ‘exit strategy’, una ‘Premierexit’ non dico da un terremoto”.

La debolezza del Regno Unito

Dipende tutto dal tipo di investimento: “Se solo calcistico è un conto, se invece ci sono anche altri interessi è  più difficile”.
Se altri campionati europei potranno trarre vantaggi dalle difficoltà britanniche, è tutto da vedere: “Potrebbero avvantaggiarsi se cominciassero a creare un sistema di incentivi di calciatori che vogliono venire qui. Per esempio la Spagna in passato ha cercato di attrarre personaggi con grandi capitali”, da qui la legge Beckham che, tra le altre cose, prevedeva un’aliquota di tassazione ridotta dal 43% al 24%. Dipende, quindi, “da quanto oggi paesi europei saranno bravi o cinici nel capire momento debolezza del Regno Unito”.