attualita

Brexit. Italiani in Uk: ansie e paure dei giovani in Inghilterra

ROMA – Il Regno Unito ha votato per uscire dall’Unione Europea. E gli italiani che da anni vivono e lavorano oltremanica all’improvviso non si sentono più a casa. Di seguito, le reazioni dei ragazzi intervistati da Diregiovani:

sara_brexitSARA: SPERO IN MOTO DI ORGOGLIO EUROPEO – La sensazione era che “avrebbe vinto il ‘remain’- spiega all’Agenzia Dire per diregiovani.it Sara Di Pietrantonio, abruzzese dipendente di un’azienda di pubblicita’ francese con sede a Londra-. Poi, nelle ultime settimane, ho cominciato a temere il peggio. Nell’ultimo periodo mi sono anche impegnata nella campagna pro-remain, se avessi previsto l’esito lo avrei fatto gia’ da molto prima”. D’altronde “per strada- prosegue Sara-, c’erano piu’ attivisti del ‘remain’ che del ‘leave'”. Il voto lascia quindi l’amaro in bocca, ma, riflette la ragazza, “va anche analizzato: a Londra, come nelle grandi citta’, proprio quelle piene di immigrati, hanno votato per la maggior parte a favore della permanenza in Europa. Quindi il problema non e’ l’immigrazione. Invece nelle campagne, forse per un fatto culturale, hanno scelto di lasciare l’Ue”. A Camden, il popolare quartiere di Londra dove vive, il 75% ha scelto il ‘remain’. C’e’ stato un solo episodio antieuropeista: nella famosa Pitshanger Lane e’ comparso un festone con delle bandierine dell’Unione Europea con delle grandi ‘x’ sopra, fatte con lo scotch. “Ma mi sono rivolta al presidente dell’Associazione dei commercianti della strada- racconta Sara-, e lui lo ha fatto rimuovere, spiegando anche che quel festone antieuropeista non rispecchiava affatto i sentimenti del posto”. E adesso che la Gran Bretagna abbandonera’ l’Unione, cosa faranno gli italiani emigrati? “La prima idea che mi e’ venuta in mente e’ che non ha piu’ senso stare qui. Ma poi ho pensato che chi si sentiva europeo da prima, ci si sente ancora di piu’ adesso. Spero ci sia un moto di orgoglio europeo”, conclude.

ALESSANDRA: ORA HO PAURA – Paura. Per un futuro che e’ sempre piu’ incerto. Lo stato d’animo di Alessandra, italiana trapiantata a Londra, dopo l’addio del Regno Unito all’Unione Europea, non e’ certo dei migliori. Poco piu’ di un anno fa ha scelto di trasferirsi qui per aprire un salone di bellezza, un hair salon. E nella sua attivita’ lavorano altri 4 italiani: “Pensavo di essere approdata nella terra delle opportunita’- ha detto all’all’Agenzia Dire per diregiovani.it- La decisione che hanno preso ci mette tanta paura. Non c’e’ certezza su quello che sara’ il futuro delle attivita’ economiche condotte da stranieri”. Secondo quanto emerso analizzando il voto, Londra ha votato per rimanere nell’Unione europea, comealessandra brexit la Scozia. Diverso per la zona che circonda Londra stessa: “Sono gli anziani soprattutto che hanno votato per l’uscita- continua ancora Alessandra- Loro hanno deciso per i giovani. Il voto non rappresenta quello che pensa una buona parte della gente”. Italiani a Londra, ma anche spagnoli, francesi… “Tutti abbiamo ora la sensazione di essere in terra straniera. C’e’ tanta rabbia. C’e’ stato pure un italiano che ha proposto ora di non andare a lavorare per vedere come andra’ senza di noi- ha detto ancora Alessandra- Londra e’ una citta’ multietnica, si fermerebbe l’economia. Non vorremmo poi che si creasse antipatia nei confronti degli stranieri. Ora per strada guardando un inglese pensi: ‘che cosa avra’ votato?'”.Se tra gli italiani c’e’ paura, tra gli inglesi ci sono perplessita’: “Per strada ho sentito due ragazze inglesi, sulla trentina, che andavano a lavorare, parlare tra loro e dicevano che il voto non rappresenta quello che gran parte della popolazione pensa”. Alessandra e’ a Londra “con la famiglia. E ora sbarracare tutto e andarmene ora non ci penso. Vedremo il prossimo anno. Per una uscita reale dall’Ue ci vorranno 2-3 anni, ora c’e’ un periodo di stand by. Certamente- spiega- dovremo vedere un po’ di cose. Come l’assistenza sanitaria. Se penso di tornare in Italia? Ora e’ prematuro dirlo, pero’ sicuramente devo scegliere il meglio per me e la mia famiglia. Tornare indietro e’ ancora tra le opzioni. Se si potesse tornare indietro e rivotare…”. L’uscita dalla Gran Bretagna “per chi vive in Italia non cambia nulla. Ma per chi vorrebbe venire a fare esperienza qui, o per me quando vorro’ andare a trovare i miei parenti, le cose diventeranno piu’ difficili, complicate”.

EMANUELE: AVVISAGLIE GIÀ DUE ANNI FA – “Le avvisaglie che sarebbe successo le avevo colte gia’ due anni fa, quando avevo fatto richiesta della cittadinanza inglese. Per una somma di emanuele brexitesperienze, posso sostenere che era ovvio che sarebbero usciti: la campagna per la Brexit era indirizzata chiaramente ad una popolazione che viveva di paure. La comunicazione fatta e i toni usati da Nigel Farage (fondatore e leader dello UK Independence Party – Ukip, ndr) sono quelli di una campagna d’odio”. Cosi’ all’Agenzia Dire per diregiovani.it Emanuele Titomanlio, 37enne napoletano oggi Senior Business Controlling Manager di Moet-Hennessy per Africa e Medio Oriente. Emanuele e’ arrivato a Londra nel 2005 ed ha vissuto li’ per dieci anni lavorando per Coca-Cola, Ferrero e poi per Moet Hennessy nell’ambito del controllo di gestione. “Sono innamorato di Londra, una citta’ che da’ tanto e prende tanto. Ma che ti tiene incatenato come il peggiore degli amori. Si’ – ammette – sono un po’ come schiavo d’amore”. A ragionare sugli effetti della Brexit da Citta’ del Capo dove oggi risiede, il giovane manager ipotizza che nei prossimi due anni il costo della vita lievitera’ e la “middle class, che pensava di guadagnarci, ci andra’ a perdere”. Ovvero, nel Regno Unito “diventera’ piu’ ricco chi e’ gia’ ricco”. A voler uscire dall’Europa gli under 25, “che hanno avuto paura di non trovare un lavoro”, e gli over 50, “convinti che i loro sforzi potessero essere destinati a Paesi con cui non avevano nessun legame”. Diverso lo stato d’animo di chi ha tra i 25 e i 50 anni, perlopiu’ “persone cresciute frequentando scuole con immigrati e che quindi sanno benissimo che chi emigra ha un forte ‘commitment’ con il Paese che li ha ospitati e percio’ cono considerati meritevoli di esservi parte quanto loro”. A urne chiuse, conclude Emanuele, l’Inghilterra continuera’ ad essere un centro finanziario. Anche se le aziende “non saranno disposte ad accettare quote nelle loro societa’ basate sulla nazionalita’. E se questo accadra’, nel medio termine, le persone lasceranno il Paese e le aziende finiranno con il disinvestire. Chi vive ora in Uk si sentira’ tradito…”.

MANUELA: GIORNO TRISTE E PIENO DI ANSIE – “Sono arrivata in UK lo scorso febbraio insieme al mio compagno gallese e ci siamo stabiliti a Liverpool. Lavoro per la compagnia Bosch, sono adetta al servizio clienti per il mercato francese. Sara’ complicato per la mia azienda rimpiazzare con manodopera locale impiegati come noi che parlano almeno tre lingue. Oggi e’ un giorno triste e pieno di ansie sul futuro, sensazione che speravo dimanuela brexit essermi lasciata alle spalle quando sono emigrata dall’Italia”. Cosi’ all’Agenzia Dire per diregiovani.itManuela Musella, 29 anni, che ha lasciato la sua citta’, Napoli, per lavorare a Londra. “Considerando che non c’era un programma vero presentato dai sostenitori del ‘leave’- aggiunge- non si sa esattamente che succedera’. Ci sara’ un periodo di transizione di due anni. Mi aspetto di vedere leggi restrittive in materia di visti, accesso al mercato del lavoro, reddito e welfare applicate ai cittadini dell’Unione europea. Non so invece se saranno capaci di compiere il miracolo economico che sperano grazie all’isolamento”. Il “compagno gallese” di Manuela si chiama William e di lui racconta: “ha votato ‘remain’ per paura delle ripercussioni economiche che l’uscita dall’Unione poteva provocare e perche’ ha vissuto nell’Europa pre e post Ue, beneficiando della liberta’ di movimento. Oggi e’ sotto shock, ma in fondo ha una natura molto ‘british’, crede che “Britain rules!”, che l’Inghilterra domini dentro e fuori l’Europa. Quindi non si preoccupa troppo”. Da domani come cambiera’ con la ‘Brexit’ la vita degli italiani che vivono nel Regno Unito? “In generale staremo a vedere che impatto avrß sulle nostre vite. Ora William si prepara per andare a lavoro. Piove. Mi dice che non e’ una buona idea andare a lavoro in bici. Lavora in aeroporto. Gli dico che avra’ bisogno di impermeabili per andare a lavoro in bici in inverno. Inverno…Sarß ancora aperto il piccolo aeroporto di Liverpool il prossimo inverno? Coming up soon…”. The online HTML cleanup tool lets you compose your articles easily in your web browser without downloading and installing other HTML tools .

ALESSANDRO: MODELLO AUSTRALIA E FUTURO INCERTO – Sconforto, rabbia e soprattutto incredulita’. Sono questi i sentimenti prevalenti a Londra all’indomani dell’esito del referendum alessandro brexitBrexit, che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Europa. A raccontarlo all’Agenzia Dire per diregiovani.it e’ Alessandro Valente, consulente finanziario da 12 anni residente nella capitale britannica. “Nessuno sa bene quali saranno gli effetti nel lungo periodo- ha detto- quel che e’ certo e’ cosa sta accadendo nel breve: la sterlina e’ ai minimi storici da 31 anni. Una discesa che, se non si arrestera’, portera’ le banche ad aumentare i tassi d’interesse e quindi all’aumento dei mutui. Molta gente sara’ costretta a vendersi casa. Un mio cliente solo stamattina ha perso 176mila euro. E si tratta di una compagnia piccola…”. Quale futuro invece? “Tutto dipendera’ dagli accordi con Bruxelles. Se si arrivera’ allo scontro, il Regno Unito potrebbe adottare il modello australiano, quindi accogliera’ solo chi rispettera’ determinati requisiti”. Tra questi, “conoscenza fluente della lingua inglese, specifiche qualifiche come la laurea e via dicendo”. Eppure alla vigilia il sentore era differente: “I sondaggi davano quasi per certo il ‘Remain’, anche a seguito purtroppo del brutale omicidio della parlamentare Jo Cox”. Ma non solo: “Londra e’ la citta’ piu’ cosmopolita d’Europa, qui tutti erano per il ‘Remain’. Qui ci sono i quartier generali di quasi tutte le banche europee, se queste – come sembra – verranno spostate in altre citta’ dell’Ue (si parla di Parigi o Francoforte ndr), ci troveremo di fronte a una catastrofe. Centinaia di migliaia di posti di lavoro persi”. Si parla di benefici nella sanita’ pubblica: “Pareri discordanti anche li’- ha sottolineato il consulente- c’e’ chi sostiene che il settore migliorera’ perche’ non ci sara’ piu’ quel numero ingente di stranieri ‘che sfruttano il nostro welfare e la nostra sanita”, ma oltre ad essere un’opinione discutibile, e’ anche smentita dalle minore entrate fiscali che ci saranno”. Insomma, conclude Alessandro, “il futuro sembra essere piu’ opaco che mai”.