Una strana malattia

Una strana malattia

 

È un peso inconsistente,
brucia.
È un’insistente pressione,
pizzica.
È un quotidiano incubo,
sbrana.
È una dannata melodia,
che vibra nella mia confusione.
Non c’è condanna più affilata
di quel sorriso aspro:
ogni respiro corrode la gola.
Come il freddo vento
di quelle morte stagioni,
come il pallore violaceo
del dolce viso della regina della vita,
come l’infinità dei pensieri umani,
lo spillo punge,
non se ne va.
Cade,
con sordo ticchettio.
Lì rimane e tace.
Non lo senti più,
rimane solo
il suono ruvido delle lancette,
lo scorrere interminabile del tempo…
Si ama meglio da morti.
Ginevra Comanducci
Classe 2C – Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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