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Diregiovani a Rio 2016 – Lo strano caso del doping russo: nessun divieto ai giochi

Rio-2016ROMA – Tanto tuonò che piovve. Poco, però. Proprio due gocce rispetto ai nuvoloni neri che oscuravano l’orizzonte olimpico, e che, negli ultimi giorni, avevano rapito la scena ancor più dei ritardi infrastrutturali che affliggono il villaggio olimpico o dell’allarme terrorismo lanciato dal governo brasiliano dopo le segnalazioni provenienti dalle intelligence di mezzo mondo.
Il Cio decide che la Russia ha facoltà di schierare le sue nazionali per le competizioni iridate: lo scandalo “doping di stato” (risultati delle analisi degli atleti dalle Olimpiadi Sochi 2014 in poi artefatte a dovere, depistaggi politici con l’aiuto dei servizi segreti, infedeltà di funzionari e tecnici insediati all’interno delle organizzazioni sportive di mezzo mondo, ndr) lo si prova a chiudere alla bene e meglio.

Saranno le Federazioni internazionali a giudicare, caso per caso, la “pulizia” e l’estraneità dei vari atleti al sistema di contraffazione che ha inquinato lo sport russo da almeno due anni a questa parte.
In realtà, per molti osservatori, questa mossa del presidente del Cio, il tedesco Thomas Bach, equivale a non decidere, ma soprattutto a non punire a dovere, con buona pace della Wada (World antidoping association, ndr) e di molti atleti, capofila quelli americani, che definiscono la blanda risposta data allo scandalo, una “scelta contraria alla difesa degli onesti”, come ha sottolineato l’Usada (la United States Anti-Doping Agency, ndr ).

Gongola Alexander Zhukov, presidente del Comitato Olimpico russo, che garantisce la più “completa disponibilità della Russia a far chiarezza sull’intera vicenda”, annunciando anche un prossimo repulisti dell’antidoping russa, ma che nel concreto incassa una vittoria di oro zecchino, buona per tutte le stagioni e assai spendibile in casa, tanto da accreditare la versione di quanti vedevano il contenzioso come un novello braccio di ferro tra l’Occidente e Putin in persona.

Complottismi o meno, la questione non si esaurisce qui, e il peso del “doping di stato” già si staglia sulle spiagge “brasileire”. E il commento al vetriolo dell’ex numero della Wada, Dick Pound, ha il sapore del giudizio: “La decisione del Cio è chiara: tolleranza zero per il doping, a meno che non sia russo”.