attualita

Diregiovani a Rio 2016. Come la città si difende dal terrorismo

Rio-2016ROMA – “Noi non siamo invulnerabili”. Così parlò Raul Jungmann, ministro della Difesa e titolare delle politiche di sicurezza in vista dei Giochi Olimpici. In un’intervista concessa al famoso talk show brasiliano, “Roda Viva” e ripresa dai più quotati giornali e siti internet brasiliani, il sessantaquattrenne commercialista recifense, in carica dallo scorso maggio, non si nasconde di fronte alla gravità del momento e ai rischi connessi ma, con fatalismo tutto brasiliano, promette massima vigilanza.

“Se mi chiedete se siamo invulnerabili, non posso che rispondere che no, non siamo invulnerabili. Nessuno nel mondo di oggi è lo è. Cito la frase del primo ministro francese: “La Francia dovrà convivere con questo tremendo pericolo”, ma aggiungo che la Francia non è sola. Tutti dovremo convivere con questa nuova realtà”.

Jungmann ammette che molto si è fatto nel contrasto al terrorismo, ma che la strada è ancora lunga e che la costituzione di un’agenzia specifica potrebbe affinare e ottimizzare la lotta e le risorse a disposizione.

Il plenipotenziario della Difesa, in grado di muovere e coordinare le forze armate brasiliane, le più equipaggiate dell’intero continente sudamericano ( Exercito, Marinha (con i suoi temutissimi marines) e Força Aérea) con un totale di quasi due milioni e mezzo, ha ammesso che, ancora oggi, uno dei problemi del paese è il controllo delle frontiere terrestri e il loro minuzioso controllo. Crede, però che il contingente speciale di 80.000 uomini interforze, schierato a difesa dei quasi nove milioni di chilometri quadrati della superficie terrestre verdeoro, possa essere una buona, testuale, “cintura di sicurezza”.

Terrorismo a Rio 2016: fondamentali i primi 5 giorni di gare

Fondamentali, per il ministro, saranno i primi cinque giorni di gare a Rio: li, sarà importante vedere come la città reggerà l’urto del traffico, dell’inevitabile ingolfamento dovuto all’aumento dei controlli disposti lungo le strade della metropoli, della prevedibile confusione che un evento di queste dimensioni inevitabilmente genera.

Jungmann ha difeso anche la politica di sicurezza preventiva che ha portato, nei giorni scorsi, all’arresto di dodici presunti affiliati all’Isis, accusati (frettolosamente, sostiene l’opposizione) di preparare attacchi sul suolo brasiliano.

A undici giorni dall’avvio dei giochi, Jungmann spegne le polemiche anche su presunti dissidi con il ministro della Giustizia , Alexandre de Moraes, la mente della legge antiterrorismo introdotta a garanzia dell’evento. “Difendere i Giochi è difendere il Brasile”, dice. C’è da crederlo o, quantomeno, da sperarlo.