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Diregiovani a Rio 2016. La quarta volta di Marco Galiazzo

marco-galiazzoROMA – Diregiovani.it entra nel vivo delle Olimpiadi e, a pochissimi giorni dall’inizio dell’evento, propone per i suoi lettori, in esclusiva, l’intervista al campione iridato di tiro con l’arco, Marco Galiazzo. Medaglia d’oro ai Giochi di Atene 2004, quando vinse il primo titolo iridato del tiro con l’arco tricolore, lasciò tutti stupiti per la sua calma e tranquillità mostrate durante la sfida finale contro il quotato giapponese Yamamoto.

Con il suo cappello alla pescatora, quella sua aria da bravo ragazzo, conquistò il pubblico dello stadio Panathinaiko, che gli tributò giuste ovazioni e applausi a scena aperta. Quando si dice un atleta che “fa lo sport”. Come anche confermatoci in questa intervista, il suo titolo iridato servì ad aumentare l’appeal della sua disciplina e i suoi praticanti. Ora, dopo l’argento a Pechino 2008 nella competizione a squadre e il secondo oro, anche se a squadre, di Londra 2012, per Galiazzo l’occasione di un nuovo titolo olimpico. Come andrà a finire lo scopriremo presto, intanto ecco cosa ci ha risposto.

Marco, si torna a respirare l’aria di Olimpiade che tu conosci benissimo. Alla quarta partecipazione, qual è il tuo obiettivo per questi giochi?

“L’obiettivo è di confermare quanto di buono fatto nelle ultime cinque edizioni dei Giochi dall’Italia. Siamo sempre saliti sul podio e io, personalmente, sono riuscito a vincere due ori e un argento nelle ultime tre partecipazioni. Siamo i campioni uscenti, cercheremo quindi di tornare ancora una volta in Italia con una medaglia, anche se sappiamo che sarà difficilissimo perché il livello medio dei nostri avversari è molto cresciuto, elevando, e di molto, i punteggi con i quali si conquistava un podio nelle precedenti edizioni. Servirà quindi una grande prova per tornare ancora vincenti”.

Galiazzo e il tiro con l’arco. Come hai iniziato praticare questo sport?

“Fin da bambino ero appassionato di frecce e archi. Me li costruivo da solo in giardino con dei pezzi di legno. Poi uno zio mi comprò un arco scuola per iniziare, e di lì a poco mi iscrissi ad una società di tiro con l’arco, iniziando così la mia avventura in questo sport, con le prime gare e la vittoria ai Giochi della Gioventù”.

La tua carriera è costellata di tanti momenti esaltanti. Ne scegli uno? Qual è la vittoria a cui sei più affezionato?

“Non è facile sceglierne una… La vittoria individuale di Atene 2004 è stata quella che nessuno si aspettava e che ha dato un peso importantissimo all’attività arcieristica della Fitarco. Dopo quell’oro, che è stato il primo per la Federazione ai Giochi Olimpici, sono aumentati i nostri tesserati e la visibilità di questa disciplina. Devo dire però che anche l’oro a squadre di Londra è un ricordo meraviglioso, perchè conquistato con la forza del gruppo”.

Galiazzo e la gara. Quando sei nel pieno della competizione, cosa fai per concentrarti e cosa, invece, rischia di disturbarti?

“Noi arcieri di alto livello facciamo degli esercizi specifici per la concentrazione. Il nostro allenamento riguarda anche questi aspetti mentali che possono essere determinanti. Quando si arriva sulla linea di tiro bisogna pensare solo ed esclusivamente al gesto tecnico e alla propria gara. Inutile guardare gli avversari o gli spalti gremiti. Il giallo e il diametro del 10 sono esattamente gli stessi di quando sei in allenamento… Nulla deve interferire con la propria prestazione, altrimenti a certi livelli sei fuori in partenza”.

Quali sono le qualità che ti hanno aiutato ad arrivare al tuo livello?

“A parte le doti tecniche, forse la capacità di concentrarmi e di estraniarmi da ciò che mi circonda quando sono in gara”.

Perché un giovane dovrebbe accostarsi a questo sport?

“Perché è uno sport che ti mette in competizione con te stesso prima che contro gli avversari. Ti aiuta a superare i tuoi limiti, a conoscerti in profondità. E poi viene praticato in un ambiente familiare, pulito, dove ancora resistono valori autentici come la lealtà, l’amicizia e la sana competizione”.