spazio e scienza

Nasa: Juno scatta la prima foto a Giove nel suo incontro ravvicinato

Juno prima foto Giove

Juno è una missione della NASA che studierà il campo magnetico di Giove attraverso una sonda che manterrà una orbita polare. È stata lanciata il 5 agosto 2011 a bordo di un razzo Atlas V dalla Cape Canaveral Air Force Station, in Florida.

Juno è stata sviluppata nell’ambito del Programma New Frontiers, che prevede la realizzazione di missioni spaziali altamente specializzate e a medio costo (non superiore a 700 milioni di dollari). Gli strumenti a bordo di Juno

Juno e la prima foto a Giove

Sabato 27 agosto 2016 la sonda della NASA JUNO ha effettuato il suo primo volo sulle nubi gioviane. Prima opportunità per mettere in funzione i suoi strumenti, tra cui i due esperimenti italiani, JIRAM e KaT, realizzati con il supporto e il coordinamento dell’ASI

Il veicolo spaziale ha sorvolato il pianeta passando a 4.200 chilometri di distanza con una velocità relativa di 200.000 chilometri orari. In questo modo è riuscita a eseguire una prima bozza di ritratto del gigante del Sistema solare. ”E’ la prima volta che ci troviamo cosi’ vicini al pianeta da quando la sonda e’ entrata nella sua orbita lo scorso 4 luglio”, sottolinea Scott Bolton, responsabile scientifico di Juno presso il Southwest Research Institute di San Antonio.

Juno prima foto Giove

In quel momento avevamo tutti gli strumenti spenti – racconta – in modo da concentrarci solo sulla manovra”. Questo primo incontro è stata l’occasione per raccogliere preziosi dati scientifici. Altri arriveranno poi negli ulteriori 35 passaggi ravvicinati previsti fino alla conclusione della missione, nel febbraio 2018. 


Guarda il nostro approfondimento su Giove e la missione Juno dal minuto 04.40


Gli obiettivi principali della missione Juno

  • capire le proprietà strutturali e la dinamica generale del pianeta attraverso la misurazione della massa e delle dimensioni del nucleo, dei campi gravitazionale e magnetico;
  • misurare la composizione dell’atmosfera gioviana (in particolare le quantità di gas condensabili come H2O, NH3, CH4 e H2S), il profilo termico, il profilo di velocità dei venti e l’opacità della nubi a profondità maggiori di quelle raggiunte dalla sonda Galileo;
  • investigare sulla struttura tridimensionale della magnetosfera dei poli.

Sarà la prima missione diretta su Giove ad usare pannelli solari invece di generatori termoelettrici a radioisotopi.

Giove attende Juno

Giove attende Juno

Le immagini a falsi colori generate dalle osservazioni del VLT in febbraio e marzo 2016 mostrano due diverse facce di Giove. Le zone più blu sono fredde e senza nubi, mentre quelle aranciate sono calde e nuvolose, le zone più luminose ma non colorate sono calde e senza nubi mentre quelle scure sono fredde e coperte da nubi. Le onde sopra la banda equatoriale nord appaiono in arancione.

Questa veduta è stata composta combinando le immagini infrarosse di VISIR, montato sul VLT, prese in febbraio 2016 (a sinistra) e marzo 2016 (a destra). Le immagini arancioni sono ottenute a lunghezza d’onda di 10,7 micron e evidenziano le diverse temperature e la presenza di ammoniaca. Le immagini blu a 8,6 micron indicano le variazioni di opacità delle nubi. Crediti: ESO/L.N. Fletcher


Gli strumenti made in Italy della missione Juno

Quello del 27 agosto 2016 è stato il primo flyby in cui la sonda ha attivi tutti i suoi otto strumenti scientifici, pronti a sbirciare nel cuore di Giove per carpirne i segreti. Tra loro due strumenti italiani, realizzati entrambi con il supporto e il coordinamento dell’ASI. Il cuore scientifico di JUNO è la camera a infrarossi con spettrometro JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper), realizzata da Leonardo-Finmeccanica sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Il suo compito è studiare la dinamica e la chimica delle aurore gioviane nel vicino infrarosso.

Il secondo concentrato di tecnologia “made in Italy” è l’esperimento di radioscienza KaT (Ka-band Translator/Transponder). Realizzato da Thales Alenia Space, sotto la responsabilità scientifica della Sapienza Università di Roma, analizzerà la struttura interna del pianeta, con l’obiettivo di mappare il campo di gravità di Giove

Perché le nuove mappe ci aiuteranno per la missione Juno?

Leigh Fletcher ne descrive lo scopo nella preparazione dell’arrivo di Juno. “Queste mappe ci aiuteranno a preparare il campo per le osservazioni di Juno nei prossimi mesi. Osservando a lunghezze d’onda diverse, all’interno della banda dello spettro infrarosso, potremo costruire una realizzazione tridimensionale del trasporto di energia e materia verso l’alto nell’atmosfera.

Catturare immagini nitide attraverso l’atmosfera della Terra continuamente mutevole è una delle imprese più complesse affrontate dai telescopi a terra, Questo assaggio dell’atmosfera turbolenta di Giove, che ribolle di nubi di gas freddi, è stato possibile grazie a una tecnica nota come “lucky imaginig” (immagini fortunate).

Giove attende Giunone

Giove attende Giunone

Questo veduta mette a confronto la veduta “fortunata (lucky imaging)” di Giove fatta da VISIR (a sinistra) a lunghezze d’onda infrarosse con un’immagine amatoriale molto nitida in luce visibile presa più o meno nello stesso periodo (a destra). Crediti: ESO/L.N. Fletcher/Damian Peach


Vengono raccolte da VISIR sequenze di esposizioni di Giove molto brevi, per un totale di migliaia di inquadrature, e quelle “fortunate”, quelle cioè in cui l’immagine è meno influenzata dalla turbolenza atmosferica, vengono conservate mentre il resto è scartato. Le inquadrature selezionate vengono allineate e combinate per produrre le immagini finali.

Perché sono importanti le osservazioni  preliminari di Giove

Glenn Orton, a capo della campagna da terra di supporto alla missione Juno, spiega il motivo per cui le osservazioni  preliminari da terra sono così importanti: “Lo sforzo combinato di un gruppo internazionale di astronomi professionisti e dilettanti ha prodotto una vastissima raccolta di dati negli ultimi otto mesi.

Insieme con i nuovi risultati di Juno, i dati di VISIR, in particolare, permetterano ai ricercatori di caratterizzare la struttura termica globale di Giove, la copertura nuvolosa e la distribuzione delle specie gassose“.

La moderna missione di Giunone per svelare il potente Giove porterà nuovi risultati, molto attesi, ma il suo lungo cammino è stato lastricato di sforzi osservativi realizzati qui, sulla Terra.