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Chiude OpenOffice? Futuro in bilico per il concorrente di Microsoft

chiude openofficeROMA – Chiude OpenOffice? Ancora nulla è perduto ma, oggi più che mai, il futuro del concorrente di Microsoft sembra essere in bilico. Questo almeno quello che traspare dalle parole di Dennis E. Hamilton, vicepresidente volontario del software nella lettera inviata alla comunità di sviluppatori che popola il web.

Secondo l’SOS di Hamilton, attualmente mancherebbero le condizioni per poter portare avanti il progetto. Condizioni che si materializzano nell’assenza di sviluppatori con “capacità, possibilità e volontà di supportare il lavoro della mezza dozzina di volontari che tengono in piedi il progetto”.

Sei le persone che lavorano ad OpenOffice. Troppo poche per poter lavorare ai livelli sempre adottati dal 2011. Causa principale del gap di personale lo spostamento di parte degli sviluppatori verso LibreOffice, l’altro software gratuito scaricabile dal web e spesso preimpostato su sistemi operativi come Linux.

Un aggiornamento di OpenOffice non arriva, così, dall’anno scorso e tenere il passo con i principali concorrenti non è più facile come prima. Specialmente in un periodo dove i bug relativi alla sicurezza continuano a crescere. Per fare un esempio, LibreOffice, durante lo scorso anno, ha rilasciato ben 14 aggiornamenti. Un numero che fa, di certo paura, a OpenOffice e il suo ristretto team.

Chiude OpenOffice: cosa c’è nell’ipotetico futuro del software

Per tutti questi motivi, Hamilton sembra sconsolato nella sua lettera. Finché nuove forze non si “arruoleranno” nel progetto è difficile sperare per il meglio d’altronde. Ma cosa accadrebbe nella pratica qualora l’ipotesi più nera si avverasse?

Innanzitutto, si legge nella mail,  verrebbero chiusi i profili Twitter, Facebook e il blog di OpenOffice. Scomparirebbe la mailing list di tutti gli sviluppatori, senza, però, cancellare il file sorgente (il The Attic) che rimarrebbe pubblico. Chiunque, con un po’ di volontà e capacità, potrebbe così metterci mano di propria iniziativa. Apache Software Foundation, però, dal canto suo, non garantirebbe alcun nuovo aggiornamento.

Secondo Hamilton, “il più grande ostacolo (al progredire del progetto) è la mancanza di un modello rilevante di raccolta fondi, business e lavoro”.  Lanciato l’SOS e spiegate le difficoltà, non resta che aspettare l’iniziativa di chi vorrà “soccorrere” OpenOffice. Di certo, la lettera è servita per aprire una discussione in materia che renderà meno facile mettere la parola fine alla vita del software.

Chiude OpenOffice: le difficoltà non oscurano i numeri 

Le ultime difficoltà, in ogni caso, non sono riuscite ad oscurare il successo di OpenOffice. Secondo le ultime statistiche pubbliche, i download attestati alla fine del 2015 sono 160 milioni di download. Molti di più rispetto a quelli di LibreOffice, fermi a 100 milioni.