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Cinema. ‘Inferno’ abbraccia Firenze e la proietta nel globo

infernoFIRENZE – “E’ impossibile trovare un’inquadratura brutta di Firenze”. Parola di Ron Howard, il regista premio Oscar che ha firmato “Inferno” il colossal prodotto dalla Warner Brothers Pictures tratto dal romanzo best seller di Dan Brown che arriverà nei cinema italiani il 13 ottobre. Di più, si tratta di una “bellezza enigmatica”, mista a un “mistero” antico. Vecchio quanto la Firenze di Dante e i ‘giochetti’ di Giorgio Vasari, quel “cerca trova” dipinto nella “Battaglia di Marciano”, l’imponente affresco custodito nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per alcuni l’indizio che condurrebbe alla “Battaglia di Anghiari”, l’opera fantasma di Leonardo da Vinci. Palazzo Vecchio e i suoi saloni, il Battistero, piazza San Firenze, piazza della Signoria e Ponte Vecchio. Ma anche il giardino di Boboli, il Corridoio Vasariano, gli Uffizi. Tutti pezzi di uno scrigno più grande, Firenze. Perché in definitiva, al netto della trama, del thriller e degli attori di grido, il centro della scena se lo prende proprio Firenze.

IL RITRATTO DI FIRENZE

La pellicola si apre e si chiude con Firenze, una vista dall’alto dei suoi gioielli di famiglia, compresa l’ormai tradizionale gru giallognola che nello skyline spicca in altezza dal cantiere dei nuovi Uffizi. La città al mattino, con gli spazzini impegnati a cancellare i segni della movida notturna; quella di giorno, affollata, piena zeppa di turisti. “Un vero e proprio inno alla città”, sottolinea soddisfatto il sindaco Dario Nardella al termine delle preview per la stampa andata in scena al cinema Odeon. “Ron Howard si è superato, non ne esce un’immagine patinata, da cartolina, bensì la Firenze vera”. Resta, però, il rebus di sempre: quale è la Firenze autentica? Perché se il set è stato affidato alla città reale, è anche vero che sullo schermo si vede solo e comunque la Firenze stampata, impressa e consumata dall’immaginario collettivo.

Per questo il film può anche essere visto come un gigantesco spot globale che rimbalzerà in lungo e in largo per il pianeta. Tutto affidato alle mani esperte dell’industria di Hollywood, che qui ha organizzato anche l’anteprima mondiale, sabato prossimo al Teatro dell’Opera con tanto di red carpet per il cast al gran completo: Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster e Sidse Babett Knudse. E prima ancora, la proiezione in anteprima alla stampa di tutto il mondo seguita dalla conferenza stampa di lancio a Palazzo Vecchio. “Per qualche giorno saremo la capitale del cinema”, rimarca il concetto sempre il sindaco Nardella, che per un attimo, il tempo di un cameo, compare anche nel film. C’è Firenze e nel film c’è uno dei suoi ‘figli’ più preziosi, Dante Alighieri e la sua Divina Commedia, o meglio la visione scenografica, plastica, eterna con cui il poeta descrive l’Inferno.

“E’ un poema così potente e non mi riferisco solo all’aspetto filosofico, ma penso specialmente alla visione culturale e politica” dell’opera. Potenza che si riverbera anche nel linguaggio visivo e immaginifico, visto che “nel rileggerlo ho trovato una sorta di vocabolario per tutti i film dell’orrore”, spiega Howard che descrive ai giornalisti accorsi da tutto il mondo anche la sua personale idea dell’Inferno: “Non realizzare in pieno il potenziale di ogni minuto, mi immagino in qualche girone nella continua ricerca di realizzarmi senza riuscirci mai”. Anche l’ultima battuta della conferenza stampa, in una certa maniera, coinvolge direttamente Firenze. “Alla mia sinistra- osserva serio il due volte premio Oscar Tom Hanks, che per un attimo sembra indossare i panni del protagonista del film, Robert Langdon- c’è ‘La presa di Siena’ del Vasari. Notate che l’artista ha dipinto delle lanterne, perché la battaglia si svolse di notte e quindi c’era bisogno di luce. E questo- sorride- è l’esempio vivente che sono l’uomo più intelligente del mondo”.

RON HOWARD: IN INFERNO NO RIFERIMENTI A BERLUSCONI

Lei è mia nipote”, dice Tom Hanks – Robert Langdon rivolgendosi ad un’addetta di Palazzo Vecchio quando gli presenta Felicity Jones che nel film Inferno, come nella realtà, è molto più giovane del due volte premio Oscar. “Non si preoccupi, qui siamo in Italia”, dice pronta la custode rompendo l’imbarazzo. Dieci secondi del film affrontati a Palazzo Vecchio, in un passaggio della conferenza stampa di presentazione del colossal che sabato sarà proiettato in anteprima mondiale all’Opera Firenze. “C’è un riferimento a Silvio Berlusconi?”, chiede un giornalista a Ron Howard. “Nulla di particolare, non avevamo nessuno in mente quando è stata girata quella scena. Ma forse qualcuno avrà sorriso”, risponde il regista. La parentesi si chiude con una battuta che arriva dal cast- Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy e lo scrittore Dan Brown l’autore del best-seller da cui è tratto il film- schierato nel Salone dei Cinquecento. “Qualcuno in sala viaggia con la nipote?”.

TOM HANKS: L’UOMO STA CREANDO L’INFERNO DI DANTE

“Come mi immagino l’Inferno? Beh credo che noi oggi, nel mondo reale, stiamo creando l’Inferno di Dante. L’ambiente è a rischio, ci sono popolazioni che vivono in schiavitù”. Lo sottolinea a Palazzo Vecchio nel corso della conferenza stampa di presentazione del film “Inferno” il due volte premio Oscar Tom Hanks. Il colossal sarà proiettato in anteprima mondiale sabato prossimo all’Opera Firenze.

TOM HANKS: MINACCIA È IGNORANZA, GUARDATE MEDIO ORIENTE

“La minaccia globale più temibile? Credo sia l’ignoranza e come le persone la abbraccino da sempre”. Lo pensa Tom Hanks, che nei panni del professor Robert Langdon è il protagonista di Inferno, il film diretto da Ron Howard e tratto dal romanzo best-seller di Dan Brown. Il tema della sovrappopolazione è la miccia e allo stesso tempo la minaccia che accende la trama di Inferno, ma per il due volte premio Oscar il pericolo è un altro. “L’illuminismo per esempio- spiega Hanks durante la presentazione del colossal a Firenze- ha provato a rispondere a certe questioni. Ma ciclicamente il problema si ripresenta ed oggi siamo di nuovo ad un bivio: guardate cosa sta succedendo nel Medio Oriente da cinque anni, quell’effetto domino“, compreso “le risposte semplicistiche di alcuni Paesi”.