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Patagonia è strage di castori. 100mila abbattimenti per il bene dell’ambiente

patagonia-strage-castoriROMA – In Patagonia è strage di castori. Questa volta però, meglio precisare la cosa sin da subito, gli abbattimenti sono stati decisi per salvaguardare l’ambiente. A Cile e Argentina l’ok definitivo alla mattanza dei roditori è arrivato direttamente dall’ONU.

Patagonia strage di castori, a rischio uomo e foreste

I 100mila castori che rientrano nel piano di abbattimento di Cile e Argentina vivono tutti nella regione di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. L’attività dei roditori ha provocato la distruzione di quasi 400 chilometri quadrati di foresta. Le dighe costruite dagli instancabili roditori sono, inoltre, alla base di molte inondazioni. Un’attività molto pericolosa, quindi, quella dei castori che ha spinto le autorità dei due Paesi a prendere la drastica decisione. Una vera e propria strage per la quale è stata chiesta anche l’autorizzazione, ottenuta, da parte dell’ONU.

Castori dal Canada alla Terra del fuoco, la scelta sbagliata

I castori non sono originari della Terra del Fuoco, anzi. Con questa parte del continente americano non hanno nulla a che fare. Ci sono arrivati dal lontanissimo Canada grazie all’uomo. Obiettivo era quello di dare impulso all’industria conciaria. Peccato che il clima mite della regione non ha per niente favorito la crescita e l’infoltimento del pelo del roditore. Da qui la nuova idea di abbandonare il progetto e lasciare liberi gli animali. Ancora un errore di valutazione. Nella Terra del Fuoco mancano i predatori naturali dei castori, orsi e lupi. Come tutti i roditori, poi, anche gli “ingegneri” del mondo animale sono molto prolifici. La natura ha fatto così il suo corso e la regione di Ushuaia si è ritrovata con una sovrappopolazione della specie. Il danno all’ecosistema è enorme e quasi irreversibile. Unico rimedio, da tentare, per provare a rimettere a posto le cose, la strage.