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Africa, in orbita con il satellite delle ragazze

ROMA – “Le vogliamo ingegneri e austronaute”: a parlare con la Dire è Judi Sandrock, coordinatrice di un programma che tra qualche mese porterà in orbita il primo satellite disegnato da ragazze africane. Loro, Britanny, Ayesha, Sesam e le altre, hanno tra i 16 e i 17 anni. Sono 14, sudafricane, figlie di madri single o famiglie disagiate, decise a non fermarsi alla “high school”.

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Su satelliti, piani di carico e gravitazione stanno imparando dagli esperti della Cape Peninsula University of Technology. Ateneo d’avanguardia di Città del Capo, stretto ora da un’alleanza con la Meta Economic Development Organization (Medo), la società fondata da Sandrock, specializzata in programmi spaziali e attenta alle loro ricadute sul piano sociale e dei diritti. “Vogliamo ispirare i giovani e soprattutto le ragazze perche’ intraprendano una carriera nell’ambito delle scienze, della tecnologia, dell’ingegneria o della matematica” spiega la coordinatrice. Pronta ad aprire i corsi a studentesse del Malawi, del Kenya, della Namibia e del Rwanda; nella convinzione che “spazio e satelliti colpiscono l’immaginazione” e dunque possono liberare passioni e professionalità. Le liceali stanno sperimentando su micro-satelliti, chiamati CricketSat, lanciati ad alta quota insieme con i palloni aerostatici delle rilevazioni meteorologiche.

Per l’entrata in orbita c’è già una data, il maggio 2017, e soprattutto un progetto a lungo termine. “Il satellite fornirà informazioni chiave dal punto di vista sia climatico che ambientale” spiega Sandrock; “Potrà migliorare la capacità di previsione di eventi distruttivi, come le inondazioni, contribuendo alla sicurezza alimentare e a raccolti migliori”. Una frontiera, questa, più che mai decisiva a sud del Sahara. Nell’ultimo anno siccità legate al fenomeno climatico noto come El Nino hanno causato nell’Africa australe un ammanco di nove milioni e 300 mila tonnellate di granturco. Con il satellite, fotografare l’evoluzione dei modelli climatici significhera’ offrire un contributo concreto. Lo dice, con le compagne della Philippi High School, anche Sesam: “Vogliamo rilanciare l’economia”.