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Campi Flegrei, il supervulcano si sta risvegliando

campi flegreiROMA – Il SuperVulcano dei Campi Flegrei mostra segni di “risveglio” e potrebbe essere vicino ad un punto di pressione critico.
E’ quanto riportato in un studio dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), in collaborazione con l’Università di Palermo, l’Università Roma Tre e l’Université de Savoie Mont Blanc a Chambery, in Francia e pubblicato sulla rivista Nature.
Per la prima volta, gli scienziati hanno individuato una soglia di pressione durante il processo di risalita del magma nella crosta, raggiunta la quale, un “risveglio” (unrest) vulcanico potrebbe evolvere verso una condizione “critica”.
In parole povere, potrebbe potenzialmente portare ad una eruzione.

Giovanni Chiodini, dirigente di ricerca INGV e coordinatore del lavoro,  sottolinea come prevedere eruzioni vulcaniche sia uno sforzo notoriamente incerto, e in questo momento, è impossibile dire se e quando i Campi Flegrei potrebbero risvegliarsi.
Ma ora più che mai, la caldera richiede attenzione: un’eruzione sarebbe devastante per le 500.000 persone che vivono nell’area.

“Obiettivo dello studio”, spiega Chiodini, “è comprendere i processi che avvengono all’interno dei vulcani quiescenti che, presentando evidenze di unrest vulcanico, potrebbero evolvere verso una eruzione, come nella caldera dei Campi Flegrei”.

Il termine caldera si riferisce a quei vulcani la cui struttura è dominata da depressioni subcircolari dovute allo sprofondamento del terreno a seguito di grandi eruzioni.

campi flegreiProcesso di unrest vulcanico

La risalita dal profondo di magma è una delle cause degli unrest vulcanici.
Risalendo verso la superficie, il magma perde pressione e rilascia parte delle specie volatili o gassose, disciolte nel fuso.
Da qui l’idea di caratterizzare i meccanismi di rilascio delle specie volatili magmatiche principali, acqua e anidride carbonica, durante il processo di depressurizzazione.

“In particolare, nel lavoro viene dimostrata per la prima volta l’esistenza di un valore critico di pressione attorno al quale per ogni tipo di magma, aumenta notevolmente (di oltre un ordine di grandezza) la quantità totale di fluidi rilasciati” spiega Chiodini.

Raggiunte queste condizioni critiche, il magma rilascia notevoli quantità di acqua, in stato di vapore ad alta temperatura, che sono iniettate nelle rocce interposte fra il magma e la superficie.
Le rocce, riscaldate dalle grandi quantità di vapore, si indeboliscono, perdendo la loro resistenza meccanica, determinando un’accelerazione dell’unrest verso condizioni critiche.

“D’altro canto”, prosegue Chiodini “la perdita di acqua rende il magma più viscoso e ne rallenta la risalita, anche fino a farlo arrestare. La successiva evoluzione del processo è governata dal prevalere dell’indebolimento della copertura, che favorisce l’evoluzione verso l’eruzione del vulcano o, viceversa, dall’aumento della viscosità del magma che può portare all’esaurimento dell’unrest”.

campi flegreiIl punto critico dei Campi Flegrei

I Campi Flegrei, un vulcano attivo nell’area napoletana, sono in uno stato di unrest da decenni e i bradisismi che si sono ripetuti nell’area dagli anni ‘50 dell’ultimo secolo ne sono la testimonianza più evidente.

Dal 2005, i Campi Flegrei sono nuovamente in sollevamento, fatto che ha portato nel 2012 a decretare una variazione dello stato di attività, da verde (‘quiete’) a giallo (‘attenzione scientifica’). In questo periodo, sono stati rilevati segni di depressurizzazione del magma e, più recentemente, di riscaldamento.

“Il possibile avvicinarsi del magma alle condizioni di ‘pressione critica’”, afferma Chiodini, “può spiegare l’attuale accelerazione delle deformazioni, il recente aumento nel numero di terremoti e l’aumento delle specie gassose più sensibili a incrementi di temperatura nelle fumarole della Solfatara di Pozzuoli, una delle aree più attive della caldera Flegrea”.

campi flegreiCosa sono i Campi Flegrei?

I Campi Flegrei è una vasta area calderica nel golfo di Pozzuoli, frutto del collasso di un antico vulcano.
L’ultima grande eruzione del sito è avvenuta nel corso di una settimana nel 1538, quando ha espulso abbastanza nuovo materiale per creare il Monte Nuovo.

Ma la caldera ha 39.000 anni e si è formata dalla più grande eruzione della storia europea degli ultimi 200.000 anni.

Uno studio del 2010, pubblicato sulla rivista Current Anthropology, ha suggerito che questo “sfogo preistorico” – che ha rilasciato qualcosa come un trilione di litri di roccia fusa e un’altissima quantità di zolfo nell’atmosfera – innescò un “inverno vulcanico” che portò alla scomparsa dei Neanderthal, estinti poco dopo.

Tipica della zona è il bradisismo, un fenomeno legato ad attività vulcanica che consiste nel sollevamento e abbassamento del suolo, relativamente lento sulla scala dei tempi umani 1 cm per anno) ma molto veloce rispetto ai tempi geologici.

Dal 1982 al 1984 il bradisismo ha causato un innalzamento del suolo che portò il sollevamento delle banchine all’altezza di circa 3 metri. Dopo una lenta discesa, il sollevamento è ripreso dal 2005.

È da notare come nel biennio 1982-84 siano stati rilevati circa 10.000 terremoti, qualche centinaio avvertiti anche dalla popolazione.

Le più recenti rilevazioni fatte col GPS dall’INGV hanno evidenziato una tendenza al sollevamento che ha avuto un’accelerazione da giugno ad agosto 2012 e dall’inizio di dicembre 2012 con un sollevamento complessivo dal gennaio 2012 di circa 9,5 cm.

I Campi Flegrei costituiscono un’area ad alto rischio vulcanico sottoposta a costante sorveglianza dall’Osservatorio Vesuviano.