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Di “merda” ma con goliardia. I giovani di oggi secondo de Silva

giovani merdaROMA – C’e’ chi li chiama ‘bamboccioni’, chi ‘sfigati’, chi va a riesumare il felliniano ‘vitelloni’. Per lui sono semplicemente ‘Giovani merda’ con tanto di hashtag. Il lui in questione e’ Amleto de Silva, scrittore e fumettista napoletano che ha dato vita a un vero e proprio dizionario dei ‘giovani merda’. Ottocento vocaboli ognuno dei quali corredato da definizioni e, ovviamente, battute. “La mia e’ ovviamente goliardia”, ha detto durante un’intervista a diregiovani.it. “e’ come quando dici ‘juve merda’. E mi scuso in anticipo con gli juventini che leggono, augurandomi per loro che non ce ne siano”.

Giovani merda, almeno nel dizionario

Che a de Silva piaccia provocare lo si intuisce subito, appena ci apre la porta di casa lo mette in chiaro: “Voi fatemi le domande che volete, sappiate pero’ che io rispondo”. Tanto di ritrovarsi “giovani incazzati sotto casa” con le mazze non ha paura. “Non ci vengono, non gli va, gli pesa il culo. Preferiscono indignarsi e insultare su Facebook”. Ma come e’ nato questo fenomeno? Nel modo piu’ classico possibile, sempre sui social. “Avevo iniziato postando musica su Facebook e piu’ lo facevo piu’ mi rendevo conto che i pezzi erano tutti vecchi, perche’ di roba nuova non ce ne era. E di li’ e’ nato l’hashtag. In quel momento al mio editore, Luca Ippoliti di Magic Press, gli si sono drizzate le antenne e ha pensato di farne un dizionario”. Un dizionario che non vuole essere un insulto, ribadisce lo scrittore, “ma una riflessione semiseria circa la ‘smidollatezza’ di molti giovani di oggi”. Con una precisazione: “io lo posso dire, un ministro, un sottosegretario o un presidente del Consiglio no”. Un’affermazione del genere fatta da loro “e’ una cosa grave, per cui bisogna incazzarsi non offendersi”.

Giovani merda, i politici non possono dirlo

Ma anche in questo caso la conclusione e’ la stessa di sopra: “I politici si permettono di dire e fare cio’ che vogliono perche’ tanto i giovani non si incazzano”. E non si incazzano nemmeno se viene imposto di friggere patatine al posto di studiare Tacito. “Anche noi eravamo dei fetenti e in molti siamo finiti male, ma se ci dicevano di fare i commessi da Zara invece che studiare, davamo fuoco alla scuola…”. Perche’, secondo l’autore, non sono i giovani che si devo adattare al mondo del lavoro ma il contrario: “Purtroppo la societa’ va a rotoli perche’ lavora il laureato in economia e il laureato in filosofia sta a casa”. Di chi e’ la colpa? Degli ex sessantottini che hanno lasciato la loro coscienza sociale per vestire i panni di genitori medio borghesi iper-protettivi? Delle istituzioni? Risponde lo scrittore: “Della mancanza di lavoro, ovviamente, il 90% delle responsabilita’ e’ della societa’ e dei governi. Ma per il resto la colpa e’ sempre della persona. Se sei scemo lo sei per colpa tua”.

Giovani merda, ogni generazione ha le sue responsabilità

Nell’epoca di internet, della massima fruibilita’ di tutto, ma soprattutto della musica “se invece che scaricarti la discografia del Clash, ti scarichi Calcutta o i The Giornalisti, vuol dire che ti piacciono e in questo la societa’ non ha colpe”. “Ogni generazione- spiega ancora- ha le sue responsabilita’. Anche la nostra non era un’epoca rosea. Noi avevamo Fanfani, la Dc, i fascisti per strada e da una societa’ di quel tipo uscivano gli Andrea Pazienza solo per dirne uno. L’indignazione partoriva oltre che il casino nelle strade anche filmakers, musicisti e scrittori di cui oggi non se ne vede nemmeno l’ombra”. Come la prendono i ragazzi leggendo il tuo dizionario? “Molti ridono, altri si offendono, ma se si offendono vuol dire che ho fatto un buon lavoro…”.

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