esteri

Vivere ad Istanbul dopo la strage. La testimonianza di una studentessa messicana

Istanbul dopo la strageROMA –  “Gli insegnanti spagnoli stanno andando via e adesso, con tanti amici già rientrati nel loro Paese, mi chiedo anch’io se riuscirò a finire il master degree”. Lorena Hernandez, 28 anni, studentessa messicana, descrive alla DIRE l’atmosfera di paura che attanaglia la comunità internazionale nel cuore di Istanbul.

Istanbul dopo la strage, il racconto di Lorena

Nella metropoli in riva al Bosforo Lorena è arrivata alcuni anni fa, per completare gli studi in “international business”. Studia il turco e ha molti amici di Istanbul. La notte di Capodanno due di loro dovevano trascorrerla proprio al Reina Club, il night della strage, 39 morti, 28 dei quali stranieri: sauditi, iracheni, libanesi, giordani, indiani, marocchini, siriani, israeliani, tunisini, belgi, kuwaitiani, canadesi e russi.

“Prima di capire che non erano lì sono passate ore di ansia e messaggi Whatsapp” racconta Lorena. Lei la notte di Capodanno l’ha trascorsa in casa, insieme con alcuni amici spagnoli e colombiani. “A quel night non abbiamo neanche pensato perché, superesclusivo, con la vista sui fuochi d’artificio in riva al Bosforo, costava 50 euro” dice Lorena. Sottolineando che però all’origine della scelta c’è molto altro. “Troppo pericoloso andarsene in giro; non ho dimenticato la notte del 10 dicembre: ero proprio a Besiktas, il quartiere dell’attentato dopo la partita di calcio”.

 Il riferimento è alla strage rivendicata dagli indipendentisti del Tayrebazen Azadiya Kurdistan (Tak). Oltre 40 morti, anche se ormai quasi un incidente tra tanti in Turchia. Ad assumersi la responsabilità per la notte di Capodanno è stato il gruppo Stato islamico (Is). Ma per chi vive a Istanbul i timori restano gli stessi. “Nel corso dell’ultimo anno sono partiti tanti amici e anche io sono molto preoccupata” dice Lorena. “Mi ferma il desiderio di completare il master degree, ma dovrò prendere una decisione”.