spazio e scienza

Nasa: la tragedia di Apollo 1 e le altre missioni spaziali [INFOGRAFICA]

Tragedia Apollo 1

Nel luogo dove scoppiò l’incendio, oggi campeggiano due targhe in memoria dei tre astronauti periti. Una di esse recita: “In memory of those who made the ultimate sacrifice so others could reach for the stars ad astra per aspera (a rough road leads to the stars) god speed to the crew of Apollo 1

Cape Kennedy – 27 gennaio 1967, ore 18.31.00. Virgil “Gus” Grissom, Ed White e Roger Chaffee, i tre astronauti dell’Apollo 1 deceduti nella tragedia. Non si trattava di un lancio ma della “prova generale” di quello che sarebbe stato il primo volo pilotato del Programma Apollo.



Gus Grissom, uno dei Mercury Seven, nato il 3 aprile 1926, ingegnere meccanico, tenente dell’aviazione con oltre 100 missioni di combattimento in Corea e poi pilota collaudatore era il prescelto. La Nasa aveva deciso che doveva essere il primo Uomo a mettere piede sulla Luna.

Oggi, a Cape Canaveral è in programma una cerimonia per ricordare quel dramma e i caduti delle missioni spaziali.

Cape Kennedy – 27 gennaio 1967, ore 18.31.17 – 17 secondi… Solamente 17 secondi… La scintilla da un cavo elettrico “…Fire! We’ve got fire in the cockpit!” “…fuoco…” “…C’è un incendio in cabina!” “…stiamo bruciando…” urla, crepitio di fiamme, Grissom… Chaffee… White… Grida di dolore… La capsula è pressurizzata… Il portellone non si può aprire dall’interno… “…We’re burning up!” “…fateci uscire di qui, fateci uscire di qui!” Il SILENZIO! La morte.. Erano morti intossicati dalle esalazioni velenose. Per la Nasa, che sembrava ormai puntare dritta verso la Luna e battere i russi nella gara allo spazio, fu un disastro generale.



La Missione

L’AS-204 doveva essere il primo volo di prova dotato di equipaggio con un Modulo di Comando e di Servizio (CSM) in orbita intorno alla Terra lanciato su un razzo Saturn IB. I moduli di comando e di servizio, CSM-012 vennero costruiti dalla North American Aviation (NAA), nella versione Block I: essendo stata progettata prima del rendezvous per l’orbita e l’atterraggio lunare, mancavano le attrezzature per il docking necessarie per l’accoppiamento al modulo lunare.

Vennero così pianificate due missioni: Block I, seguita da voli della versione Block II, che conteneva le attrezzature del docking LM per correggere gli errori della versione Block I. Gli obiettivi dell’AS -204 era di verificare e testare le operazioni di lancio, le telemetrie a terra e possibilità di controllo generali.


L’incidente

Poco prima dell’incidente, l’equipaggio si stava distendendo nei rispettivi sedili orizzontali, completando la checklist, mentre un problema relativo al sistema di comunicazione era stato riparato. Improvvisamente, una voce (ora si ritiene che fosse di Chaffee, dato che era l’unico ad avere il canale audio libero) gridò “Fire! We’ve got fire in the cockpit!” cioè “Fuoco! C’è del fuoco nella cabina!”. L’ultima registrazione ha avuto luogo 17 secondi dopo il primo messaggio di allerta con la frase “We’re burning up!” cioè “Stiamo bruciando!”. La trasmissione si concluse con un grido di dolore. L’equipaggio non ebbe la possibilità di fuggire, dato che il portello con apertura interna poteva aprirsi solo con la capsula non pressurizzata. Nel migliore dei casi sarebbero occorsi almeno 90 secondi per aprirla, mentre l’equipaggio morì in appena 15 secondi.

Resti carbonizzati dell’Apollo 1

Si ritiene che il fuoco abbia avuto origine da una scintilla scoccata in un preciso punto dei 50 km di cavi presenti nella navicella, ed abbia avuto una combustione molto accelerata a causa dell’atmosfera d’ossigeno pressurizzato presente nella capsula. La Commissione d’esame determinò che la causa fu un filo di rame privato del suo isolamento dovuto alla continua apertura e chiusura di un portello che con esso interferiva. Sembra inoltre che questo filo fosse nei pressi di una giunzione di una linea di raffreddamento che in quel momento stava espellendo vapori altamente infiammabili.

Il fuoco si diffuse rapidamente, passando per la tuta degli astronauti. Le tute di Grissom e di White furono ritrovate fuse. Nonostante questo, venne confermato che i membri dell’equipaggio morirono per l’inalazione dei fumi piuttosto che per le ustioni. La Commissione d’esame stabilì che Grissom subì ustioni del terzo grado nel 36% del suo corpo (in tutto erano presenti ustioni sul 60%) mentre la sua tuta spaziale era distrutta per il 70%. White subì ustioni del terzo grado sul 40% del suo corpo (48% in totale), e la sua tuta venne distrutta per il 25%. Chaffee ebbe ustioni di terzo grado per 23% del suo corpo (29% in totale) e la sua tuta venne distrutta per il 15%.

Controversie

La compagnia che produsse il modulo di comando, la North American Aviation, aveva originariamente suggerito alla NASA la realizzazione di un portellone in grado di aprirsi in caso di emergenza grazie a bulloni esplosivi. Inoltre aveva proposto un’atmosfera composta da una miscela di ossigeno e azoto, come quella terrestre, utilizzata anche dai sovietici nel contemporaneo programma Sojuz. La NASA non fu d’accordo, affermando che un portellone così concepito si sarebbe potuto aprire accidentalmente, e che l’atmosfera di ossigeno puro (già utilizzata per i programmi Gemini e Mercury) non dava problemi e si sarebbe usata anche per l’Apollo. Dopo l’incidente, l’Apollo fu riprogettato con le seguenti modifiche:

– L’atmosfera non sarebbe più stata pressurizzata a 14 kPa sopra la pressione atmosferica
– Il portellone si sarebbe aperto dall’esterno, e molto più velocemente
– I materiali infiammabili sarebbero stati sostituiti con materiali non infiammabili
– Gli impianti idraulici e i cavi sarebbero stati coperti con isolanti
– Vennero risolti 1407 problemi con i cavi

La NASA aveva chiamato la missione “AS-204”, nome che rimase, dato che il volo non si era svolto. Dopo l’incendio, su richiesta delle vedove degli astronauti (in particolare quella di Grissom), venne ridenominata Apollo 1, in memoria del volo che gli astronauti avrebbero dovuto svolgere e non fecero mai.

CREDITI: Wikipedia – FOTO: archivio Nasa