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Dormire per fare spazio nella memoria. Ricostruito lo smart forgetting

ROMA – Sembra, finalmente, giunto il momento di dare una risposta definitiva alla domanda “perchè si dorme?”. Alla conclusione, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, sono giunti i ricercatori Chiara Cirelli e Giulio Tononi dell’Università del Wisconsin, a cui ha collaborato anche Michele Bellesi dell’Università Politecnica delle Marche. Molto semplicemente si dorme per poter fare spazio nella memoria.

Dormine, ovvero alleggerire la memoria

Lo studio è stato condotto su topi da laboratorio, come spesso accade. Grazie all’osservazione dei piccoli roditori è stato possibile ricostruire il più grande database di sinapsi al mondo. Ma partiamo dall’inizio. Nel corso della giornata l’uomo non fa altro che apprendere cose nuove. Anche inconsapevolmente. Uno spreco enorme di energie e di spazio nella nostra memoria. I nuovi apprendimenti non sono altro che un potenziamento delle nostre sinapsi. Dormendo, al contrario, le sinapsi vengono riportate ad un livello normale. Il depotenziamento energetico permette all’uomo, al suo risveglio, di continuare ad apprendere. Come dire che i ricordi inutili vengono selettivamente cancellati. È il cosiddetto smart forgetting.

Dormire, lo studio sui topi

Grazie ad uno speciale microscopio elettronico tridimensionale i ricercatori hanno osservato e ricostruito un numero elevato di sinapsi, circa 7mila, dalla corteccia sensoriale e motoria dei topi. Una mappa “fotografata” sia prima che dopo il sonno. È proprio da questo confronto che si è potuta osservare questa “pulizia” e ridimensionamento delle sinapsi attivate durante la veglia. Le uniche sinapsi a restare inalterate sono quelle di grandi dimensioni. Quelle, cioè, che racchiudono i ricordi e le nozioni più importanti. Lo studio è durato ben quattro anni. Ora si passa ad una nuova fase che proverà a scoprire le conseguenze della privazione del sonno o anche, semplicemente, il frenetico alternarsi dei ritmi veglia-sonno tipici della vita frenetica che quotidianamente siamo chiamati a condurre.