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Champions League: la Juve batte il Porto e vola ai quarti

champions league dybalaROMA – L’aveva chiesto, Allegri. Senza rischiare, senza pretendere la luna, ma vincere e mettersi in tasca la certezza di essere tra le migliori otto squadre d’Europa. È stato ripagato con altrettanta moneta. La Juve che, di rigore (al 41’ “parata” di Maxi Rodriguez e conseguente penalty), affida a Dybala il suo futuro europeo, sa essere forza di governo e di lotta: stasera bisognava amministrare, e così è stato. Ora, venerdi 17 (fate gli scongiuri!), sotto col sorteggio di Nyon: una volta conosciuta l’eurorivale bisognerà di nuovo prepararsi alla lotta.

Champions League senza rischi

 Inutile negarlo. Dopo la prova di forza esibita al “Do Dragao”, in pochi pensavano ad un blitz dei portoghesi che cambiasse la storia di questa sfida e gettasse contestualmente i lusitani in paradiso e i bianconeri all’inferno. Neanche l’inequivocabile cognome del tecnico biancoblù, al secolo Nuno Espirito Santo, sarebbe bastato. La Juve a bassi giri di questa sfida aveva il solo compito di portate in porto la nave bianconera. E come detto, a quattro minuti dal riposo, il Porto si complica la vita da sé. La Joya, dagli undici metri, non perdona Casillas e soci.

Champions League in cassaforte

Il Porto non c’è più, salvo qualche guizzo di Tiquinho, controllato però a vista dalla retroguardia bianconera affinché non diventi fastidioso. La Juve, non proprio quella delle grandi occasioni, sa di avere l’unica scocciatura nel cronometro, eventualmente troppo lento a scandire i tempi di una gara senza più storia. Solo i tifosi del Porto, colorati e calorosi come mai, ci credono e vorrebbero giocarsela ancora.

Non sarà così, il risultato è blindato che più blindato non si può. Procede serena, la Juventus: né le vigliacchette ironie social, né le polemiche delle ultime settimane su quanti rigori le sono stati concessi, la disturbano, distogliendola, da quelli che sono i suoi obiettivi di inizio stagione. Che poi sono facili da ricordare, perché in realtà è uno solo: vincere, vincere e ancora vincere.