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Facebook censura cannabis, blocca account e minaccia chiusura pagina

Facebook censuraROMA –  Censurati da Facebook per aver pubblicato una foto con due piantine di cannabis. È successo alla pagina ufficiale della rivista Dolce Vita Magazine la scorsa settimana. Un avvenimento che solo ora viene reso pubblico con un comunicato ufficiale, vista anche la mancata risposta da parte dell’azienda americana al loro ricorso.

Facebook censura cannabis, i fatti

Lo scorso 5 marzo pubblicano sulla pagina ufficiale una delle tante foto che ricevono quotidianamente dai loro lettori. Si tratta di una fotografia che mostra due piantine di cannabis, collocate all’interno dello stesso vaso. Evidentemente una piccola coltivazione a esclusivo scopo di utilizzo personale. Passano due giorni e Facebook la rimuove perché “non rispetta gli standard della comunità”, non solo. L’account personale del membro della redazione che ha pubblicato la foto viene sospeso dal social network per 30 giorni, impedendogli di fatto non solo di lavorare, ma, anche di utilizzarlo privatamente. La richiesta è di rimuovere dalla pagina tutti i contenuti simili, minacciando di chiudere del tutto l’account se ciò non avverrà. In pratica Facebook chiede di rimuovere dalla pagina Dolce Vita ogni fotografia di piante di canapa. La pagina ha pubblicato ad oggi circa tremila foto, e dal momento che l’antiproibizionismo e la cultura della cannabis sono tra le loro principali tematiche, molte di queste riguardano direttamente o indirettamente la canapa. Eliminarle tutte è impensabile, oltre che intollerabile dal punto di vista della libertà di espressione, che fino a prova contraria è garantita costituzionalmente sia in Italia, sia negli Usa, dove Facebook ha sede.

Facebook censura cannabis, anche senza “istigazione al consumo”

Immediatamente, seguendo le linee guida segnalateci dalla stessa Facebook, la redazione ha scritto al suo staff segnalando il caso e soprattutto sottolineando come Dolce Vita sia una rivista di informazione, regolarmente registrata al Tribunale italiano secondo le norme di legge (registrazione Tribunale di Milano n.306 del 3 maggio 2006), e come all’interno della fotografia censurata non vi fosse alcuna istigazione al consumo, e l’unico commento da noi apposto alla stessa foto era un didascalico “riceviamo e pubblichiamo”. Dopo una settimana non ricevono alcuna risposta. Probabile che tutto sia nato dalla segnalazione di uno o più utenti disturbati dalla vista di una piantina di cannabis. Nel recente passato non sono mancati i casi di aziende, fiere del settore o semplici artisti che si sono visti vietare inserzioni pubblicitarie, come successo al cantante Galup che si vide censurare la canzone “L’Erba del re”, la recente censura dell’opera d’arte di Charles Blackman contenente un nudo, colpevole di avere “contenuti sessualmente espliciti”.

Facebook censura cannabis, la risposta del direttore Dolce Vita

“Quello a cui ci troviamo di fronte è un caso più grave – commenta Matteo Gracis, direttore di Dolce Vita- che testimonia una nuova stretta repressiva nei confronti della canapa: un conto è vietare una pubblicità, altro è bloccare un account, intimare la rimozione di contenuti che non violano alcuna legge e minacciare la chiusura della pagina di una testata giornalistica con oltre 160mila iscritti. Il tutto mentre sullo stesso social network continuano ad esistere senza problemi (e bene che sia così) pagine con milioni di fan che ogni giorno pubblicano esclusivamente foto di cannabis, senza fare alcuna informazione. Saremmo curiosi di sapere qual è il metro di giudizio dello staff di Facebook?”

Facebook censura cannabis, richiamo alla libertà di espressione

In attesa dell’evolversi della situazione, la direzione editoriale di Dolce Vita sta valutando l’opportunità di agire per vie legali per tutelare la propria libertà di espressione e di tutti gli utenti. Pur nell’evidente sproporzione di forze non hanno intenzione di sottostare a divieti e censure immotivate, né di cancellare tutti i contenuti pregressi. Facendo questo rischiano, de facto, di essere definitivamente cancellati da social network con tutto quello che ciò comporterebbe. Il paradosso finale? L’azienda di Mark Zuckerberg ha sede in California, dove la cannabis è del tutto legale.