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‘Libri Come’, Calabresi incontra 600 studenti: ‘Leggete bene’

ROMA – Secondo lei in Italia c’è libertà di stampa? Può un giornale scolastico essere un buon giornale? Queste le domande di alcuni dei circa seicento studenti degli istituti superiori romani che hanno incontrato stamani il direttore de La Repubblica, Mario Calabresi, aprendo di fatto l’ottava edizione di ‘Libri Come’, la festa del Libro e della Lettura che si svolge anche quest’anno all’Auditorium Parco della Musica fino a domenica, con circa cento incontri e trecento autori.

Un’occasione per i ragazzi di confrontarsi con un grande protagonista del giornalismo italiano, già direttore de La Stampa e oggi de La Repubblica, sul tema di quest’anno: ‘Confini’. Quei confini che Calabresi ha invitato ad esplorare con curiosità e con il gusto di “entrare nella porta” che introduce nella storia di ogni nuovo libro di cui scorriamo le pagine, superando “quell’iniziale passaggio di concentrazione” con “un atto di coraggio”, faticoso ma necessario. “Il primo invito che voglio farvi è ad imparare ad avere pazienza, a prendervi il tempo per la lettura- ha esortato gli studenti-. Noi pensiamo che dentro i nostri smartphone ci sia tutto, ma non è cosi’. Ogni tanto fate un esercizio, mettete lo smartphone in tasca e guardatevi intorno, vi renderete conto di tante cose, è un esercizio che io faccio spesso”.

Il secondo invito è alla lettura. “Una volta ho fatto un’intervista a Umberto Eco. Tra le altre cose mi disse che era contento di aver letto tanti libri perché gli sembrava di aver vissuto tante vite”. Lettura che deve essere mossa dalla curiosità, che per il direttore fu la principale spinta ad intraprendere la professione giornalistica. “All’esame che feci per l’iscrizione all’Ordine mi chiesero perché volevo fare il giornalista. Io risposi: “Perché sono sempre stato curioso”. Mi guardarono malissimo e un membro della commissione mi disse che il mio giudizio era stato abbassato per questa risposta e che avevo superato l’esame solo per la buona prova scritta”.

Ed è sulla scrittura giornalistica che Calabresi ha offerto un consiglio ai maturandi che a giugno si cimenteranno nella stesura di un articolo per la prova di italiano. Essere comprensibili, semplici, diretti, evitare ripetizioni e frasi fatte, usare incisi brevi. Questa la ricetta, che, unita alla lezione di Beppe Fenoglio sulla scelta delle parole più appropriate e a quella dell’Italo Calvino di ‘Lezioni americane’ sulla leggerezza, secondo Calabresi porta ai risultati migliori. “Ogni volta che scrivo e non so come spiegare qualcosa penso a come lo spiegherei a mia madre o alle mie figlie”. Ma non basta. Secondo Calabresi un bravo giornalista deve essere immerso nella contemporaneità, saper comunicare con gli strumenti del proprio tempo. “Chi di voi vorrà intraprendere la carriera di giornalista non dovrà solo saper scrivere. Le foto, i video, la comunicazione social sono tutti strumenti che fanno parte di un sistema multimediale che i giornalisti del futuro dovranno padroneggiare in modo professionale. La scrittura è solo uno dei momenti di questo sistema”.

 

Un sistema multimediale sempre più complesso, che permette a tanti di superare l’intermediazione dei giornalisti: “Abbiate sempre un po’ di sospetto per quei politici che dicono che i giornalisti sono roba vecchia e vi vogliono parlare direttamente. Lo fanno perché vogliono che li sentiate vicini. Ma in realtà vogliono semplicemente evitare gente che possa fare domande scomode”. Un sistema comunicativo inaugurato, secondo Calabresi, dall’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ma sempre più diffuso a livello internazionale, come dimostrano i modelli comunicativi adottati da Trump e, a casa nostra, da Beppe Grillo, Virginia Raggi o Matteo Renzi. Un Paese, l’Italia, in cui il giornalismo “non è asservito”, nonostante l’impietosa posizione nella classifica sulla libertà di stampa, da imputare, secondo il direttore, ai tanti giornalisti minacciati o sotto scorta e al vizio della querela da parte dei politici. “Per i vostri giornalini scolastici- ha concluso Calabresi- cercate delle storie vere, belle, che spieghino qualcosa sulla vostra scuola. Qual e’ stato il prof più longevo o quando è stata costruita o quali personaggi del mondo della musica o del cinema l’hanno frequentata. Siate curiosi e incuriosite”.