salute

Wellness food festival, imparare a mangiare e vivere sano

CESENA – Il messaggio che lancia da Cesena l’expo del biologico e del vivere sano lo sintetizza Federico Quaranta, per tutti Fede della trasmissione radiofonica Decanter. “Non siate stolti, siate logici, biologici”. È lui, come l’anno scorso, a moderare il secondo Forum sul benessere alimentare che apre nei padiglioni di Pievesestina la seconda edizione del Wellness food festival. L’expo dedicata al vivere bene, tra biologico, vegano e attività fisica, oggi e domani, domenica 2 aprile, abbinata a Hobby & garden, animerà il quartiere.

Il Forum spazia tra suggerimenti per la flora intestinale, etichettatura dei prodotti alimentari e la verve del testimonial della fiera, lo chef Simone Rugiati. “Ne vogliamo fare un appuntamento annuale”, per fare il punto sul bio, apre i lavori il presidente di Cesena Fiera e di Almaverde bio, Renzo Piraccini.

Il network nasce nel 2000, ricorda, per aggregare imprese dell’agroalimentare con un’esperienza nel biologico. E da allora di strada ne ha fatta. Infatti il 71% dei consumatori totali conosce il brand, le vendite nel 2016 si sono attestate sui 75 milioni di euro, con un rialzo del 15%. L’offerta, aggiunge, è “ampia e in linea con i sani stili di vita”. Eppure c’è “un grande potenziale ancora inespresso”. Numeri alla mano, prosegue Piraccini, il 74% delle famiglie italiane fanno acquisti bio, il 68% almeno un prodotto a settimana e l’11% lo ha fatto nell’ultimo anno. Tuttavia la quota nella gdo (grande distribuzione organizzata) è “solo” del 3%. Occorre puntare negli iper, sottolinea Piraccini, su isole ad hoc, che riuniscano tutti i prodotti bio. Dove è stato fatto la quota di mercato “supera il 10%”. Si tratta, conclude, di un “modello di sviluppo diverso, che rispetta l’ambiente e tutela la salute dei consumatori”. D’altronde, ragiona Andrea Gianotti dell’Università di Bologna, “lo stomaco è il primo contatto con il cibo” e grande importanza acquista il “ruolo positivo della microflora intestinale”, che va potenziato attraverso la “strategia delle tre P: prebiotici, probiotici e polifenoli” per sviluppare “diversità, stabilità e resilienza”.

Altrettanto importante per mangiare sano, o meglio per conoscere cosa mangiamo, è l’etichettatura. Che rimane però in gran parte sconosciuta o quantomeno non di immediata comprensione. La nutrizionista Alessandra Bordoni spiega per esempio di controllare carboidrati e zuccheri, con particolare attenzione ai secondi; invita a sapere distinguere tra kilojoule e kilocalorie, tra grassi e grassi saturi, tra sodio e sale. Insomma a leggere l’etichetta “per stare meglio”, anche se non tutto viene annotato. Anzi. In Europa il 26% dei prodotti ha indicazioni nutrizionali, i cosiddetti claim salutistici e comparativi per esempio, e in Italia si scende ulteriormente. Di certo, aggiunge il direttore di Almaverde bio, Paolo Pari, “dietro il prodotto biologico c’è una promessa: è sano, sicuro e rispettoso dell’ambiente. E anche di qualità superiore”. Il bio, prosegue, è “una passione, è l’impegno di migliaia di allevatori e agricoltori”. Finora, conclude, “abbiamo fatto tanto, ma tanto c’è ancora da fare” e le linee guida per il futuro sono: seguire i moderni principi nutrizionali, materie prime originali, servizi innovativi ed ecosostenibilità nel confezionamento. Chiudono il forum le esperienze di quattro donne e il progetto di Rugiati di “diventare chef dal seme al piatto”.

L’ex cestista e nordic walker, Mara Fullin, esalta l’alimentazione sana abbinata all’attività fisica; la foodblogger Elena Rizzonervo invece sottolinea l’importanza di “dare informazioni corrette e di valutare le fonti”; l’esperta di marketing Cristina Lazzati è convinta che sulle etichette “non si sa mai abbastanza. Ogni giorno siamo sollecitati a mangiare meglio, per cui occorre scegliere bene le fonti. Altrimenti si rischia di vivere di paure”. Infine la stilista Caterina Lucchi: come affermava Feuerbach, ragiona, “siamo quello che mangiamo per cui al cibo va l’attenzione primaria. Perché un popolo evolva deve nutrirsi meglio. La teoria degli alimenti- conclude- ha dunque una grande importanza etica e politica”. Insomma come da slogan dell’expo “se non è bio che wellness è?”.

LO  CHEF RUGIATI E’ L’ANIMA DEL WELLNESS FOOD FESTIVAL

Una spesa biologica e stagionale per vivere bene. È accolto come una star nei padiglioni della Fiera di Cesena lo chef Simione Rugiati, testimonial della seconda edizione di Wellness food festival. Un po’ cuoco e un po’ filosofo, Rugiati spiega il suo prossimo progetto: diventare “uno chef dal seme al piatto”. Sta infatti investendo in terreni, non solo in Toscana, aggregando varie realtà, in modo da controllare tutta la filiera del prodotto che cucina. Il problema non è trovare la terra o la manodopera, chiosa, è più complicato trovare chi insegni. “Se la spesa è fatta bene- ama dire- il ristorante migliore è casa propria”. Per cui il consiglio che dà è di acquistare “soltanto prodotti biologici”. Perché “se non comprate bene le cose, comprate il cancro”. Dunque occhio alla stagionalità, a frutta e verdura, al chilometro zero che significa prodotti del proprio paese. E oggi, sottolinea, “finalmente sono nel contesto giusto. L’immagine dei cuochi deve servire anche a questo. Se rieduchiamo le persone, con le tecnologie di oggi non ci sono più scuse per non mangiare sano”. Ancora di più in una terra come la Romagna che ha fatto del vivere bene un must. “Qui con poco si sta benissimo”. Tra momenti di riflessione e l’immancabile show cooking, chef Rugiati lascia il segno in Fiera a Cesena, lanciando un messaggio chiaro: “Dedichiamo maggiore tempo e attenzione alla spesa”, così come a quello che domandiamo anche entrando in un semplice bar. Il supermercato può anche andare a bene, ma “io- conclude- sono il primo a investire sul biologico. Non guardo in faccia il prodotto, guardo direttamente negli occhi il fornitore”. Parola d’ordine, dunque, spesa sostenibile, e Made in Italy, come da tatuaggio dietro il collo.