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Libertà di stampa, Italia risale ma quante minacce all’informazione

libertà di stampaROMA – Nell’era delle fake news è sempre più difficile parlare di Libertà di stampa e ancor più difficile è stilare classifiche sui Paesi che, più o meno, tale libertà la garantiscono. Nella speciale classifica 2017 di Reporter Senza Frontiere l’Italia acquista qualche posizione rispetto alla precedente “World Press Freedom Index” ma le zone d’ombra sono ancora tante.

Libertà di stampa, la classifica di Reporter Sans Frontieres

A capeggiare la lunga lista dei Paesi dove l’informazione è più libera e più attendibile, secondo il report RSF, troviamo tre nazioni nord europee. Per la precisione Norvegia, Svezia, Finlandia. Dopo sei anni, quindi, a causa di alcuni conflitti di interesse, la Finlandia perde il suo primato. A chiudere la classifica, e non poteva essere altrimenti, la Corea del Nord preceduta da Turkmenistan ed Eritrea. La Turchia rea di imprigionare i giornalisti e chiudere le pubblicazioni non allineate occupa la posizione 155. L’Italia è solo al 52esimo posto risalendo dalla posizione 77. Calano anche Stati Uniti e Gran Bretagna rispettivamente al 43esimo e al 40esimo posto. Entrambi perdono due posizioni rispetto al 2016.

Libertà di stampa, l’Italia secondo RSF

25 posizioni guadagnate non sono poche ma, per l’Italia, persistono ancora zone d’ombra. Reporters sans Frontieres nota che “sei giornalisti italiani sono ancora sotto la protezione della polizia per via delle minacce di morte provenienti sopratutto dalla mafia o da gruppi di fondamentalisti”. La politica poi non aiuta. Se da un lato la Ong punta il dito contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che continua a pubblicare “liste e identità di giornalisti sgraditi”, dall’altro la politica inasprisce le norme sulla diffamazione. I giornalisti quindi “si sentono sotto pressione da parte dei politici e sempre più optano per l’autocensura”. Il motivo è semplice. Stando alla nuova legge “diffamare politici, giudici o funzionari pubblici è punibile con sentenze che vanno da sei a nove anni di carcere. Molti giornalisti, specialmente nella capitale e nel Sud del Paese, dicono di essere ancora soggetti a pressioni da parte di gruppi mafiosi e bande criminali locali”.

Libertà di stampa, il metodo RSF

Nella speciale classifica sulla libertà di stampa redatta da RSF entrano in gioco criteri qualitativi e quantitativi. Tutto parte da un questionario diffuso in ben 20 lingue tra i suoi partner ovvero associazioni, gruppi e singoli giornalisti. Le domande sono 87 e interrogano la categoria su pluralismo, indipendenza dei media, contesto e autocensura, legislatura, trasparenza, infrastrutture e abusi. I risultati sono poi elaborati grazie a dei particolari algoritmi. Al risultato ottenuto si aggiungono i dati derivanti da altri parametri come il numero di giornalisti uccisi in quel determinato Paese, di quelli arrestati, di quelli minacciati e di quelli licenziati. I risultati vengono poi sommati seguendo altri algoritmi. Il risultato finale è la mappa colorata dove il colore giallo chiaro indica luoghi “buoni”, il giallo quelli “abbastanza buono”. Il coloro rosse indica, a sua volta, Paesi dove la situazione è “grave”. A chiudere le nazioni indicate con il colore del “molto grave”, il nero.