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A scuola di innovazione con l’Accademia italiana videogiochi

ROMA – I videogiochi non sono un passatempo per ragazzini, ma motore di innovazione e di futuro. Questo lo spirito che si respira nell’Accademia Italiana Videogiochi (Aiv), il primo istituto italiano di alta formazione nel settore videoludico nato nel 2004 a Roma con l’obiettivo di trasmettere ai propri allievi le competenze necessarie a sviluppare un videogioco o una demo tecnica, a partire dalla conoscenza delle dinamiche industriali e dei processi produttivi del settore. Due i corsi triennali attivi in Aiv, uno in grafica e uno in programmazione, che contano ad oggi circa 150 studenti iscritti, 400 se si considerano anche i workshop, per un’età media che si aggira attorno ai 22-23 anni e un tasso di occupazione dell’80% entro i 12 mesi dalla fine del terzo anno di corso e del 100% tra i programmatori, che spesso vengono assunti prima di concludere l’intero ciclo di studi in Aiv. Una vera e propria scuola che impegna i ragazzi per tre giorni a settimana con lezioni frontali di tre ore, a cui si affianca il lavoro fuori dall’accademia. Sì perché, come spiega a diregiovani.it il responsabile dei corsi e docente di Grafica Andrea Morini, “la discriminante è il lavoro che si fa a casa”, circa quattro ore al giorno tra studio ed esercitazioni. Un mondo, quello della formazione videoludica in Aiv, che interessa i giovani italiani da Nord a Sud con un 60% degli iscritti fuori sede, ma che resta prettamente maschile, con il 10% di quote rosa sul totale degli studenti.

“Programmare videogiochi è molto complicato- racconta Morini-. Noi seguiamo molto i nostri studenti, anche dal punto di vista motivazionale e in Aiv c’è una forte parte produttiva. Il terzo anno i ragazzi svolgono una sorta di tirocinio qui in accademia realizzando un progetto concluso da inserire nel loro portfolio, per dimostrare alle software house di aver imparato anche a lavorare in team e a risolvere problemi”. Nel futuro di Aiv ci sono altri traguardi da raggiungere. L’avvio delle procedure di riconoscimento dell’accademia nel settore dell’alta formazione da parte del ministero dell’Istruzione e un ampliamento dell’offerta didattica, che permettera’ in futuro di coprire l’intero spettro delle figure professionali del videoludico, dal sound design al marketing, alla produzione, per un’industria, quella dei videogames, che registra un trend in continua crescita. “Quando siamo partiti nel 2005 le software house in Italia erano zero – spiega a diregiovani.it il fondatore di Aiv Luca De Dominicis-. Ad oggi solo nel Lazio sono 15 e qui in Aiv abbiamo registrato un aumento costante degli iscritti che dal 10% annuo è passato dal 2014 al 40%. Un fermento nuovo che è legato anche ad un’importante segnale che arriva dal fronte istituzionale: l’estensione della Tax Credit del cinema al settore dei videogiochi da parte del Mibact”. E l’estensione della Tax Credit arriva in un’Italia in cui il giro d’affari dell’industria videoludica si aggira attorno al miliardo di euro annui tra hardware e software. Soldi che puntualmente vanno all’estero “perché stiamo nascendo ora come industria- continua De Dominicis-. Per questo Aiv vuole essere la base su cui costruire una filiera industriale. Questa capacità di formare posti di lavoro- aggiunge- è diventata molto interessante per le istituzioni. Nell’evento ‘Let’s Play’ di marzo 2017 addirittura il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli è intervenuto presenziando all’evento stesso”.

Un successo quello di ‘Let’s Play’ se si considera che, oltre alla significativa presenza del ministro dell’Istruzione, dal 15 al 19 marzo sono state oltre 31.000 le presenze al Guido Reni District di Roma, scelto come location per il primo festival del videogioco del Belpaese. Ma chi sono gli studenti di Aiv? Appassionati di videogiochi, provenienti dai piu’ svariati percorsi formativi, molti laureati in Architettura, Ingegneria Informatica ma anche in materie umanistiche. Come Kristian Cardiello, 27 anni, laureato all’estero in Lettere, che ha deciso di frequentare Aiv per coronare il suo sogno di diventare un grafico del videogioco e aprire uno studio indipendente con gli amici. O come Giada Moriconi, 28 anni, architetto che racconta a diregiovani.it come “in universita’ ti dicono cosa fare ma brancoli un po’ nel buio e hai poco rapporto con gli insegnanti”, mentre in accademia “ti seguono di piu'” e c’e’ un approccio piu’ diretto con i docenti. Nei sogni di Giada il lavoro in una software house “naturalmente non in un futuro immediato. Per il momento- dice- cerchero’ di fare esperienze il piu’ possibile e di crescere professionalmente”.