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Cyberbullismo storie di ragazzi vittime del cancro della società internauta

Cyberbullismo storieROMA – Bullismo e cyberbullismo: due facce della stessa medaglia. L’uno più evidente, l’altro più dissimulato. Il fenomeno sulla rete si sviluppa negli ultimi anni e viene dall’America, col caso più eclatante di Amanda Todd nel 2012. E’ sicuramente una di quelle tendenze che nessuno vorrebbe mai importare, ma viviamo nel secolo dei social networks e delle parole digitali, che possono graffiare e ferire non meno delle botte fisiche vere e proprie. Anche in Italia, i numeri non mancano: le cybervittime vanno dal 22 al 47 % ed i cyberbulli vanno dal 7,8 al 64,8 % degli adolescenti, con un crescendo in base all’età. I casi isolati si vanno, purtroppo, moltiplicando e diffondendo a macchia d’olio. Alcuni di questi, portano fino al suicidio, estrema risposta ai continui atti persecutori.

Cyberbullismo, storia di Carolina. La legge in suo onore

E’ il caso di Carolina Picchio, cui è dedicata la legge contro questa forma di violenza, appena approvata. Lei aveva solo 14 anni quando la sua vita si è spenta ed è diventata simbolo di lotta. Ad una festa, dei coetanei la fanno bere e, la ragazza, ubriaca, si sente male e va in bagno. Viene seguita da un gruppo di adolescenti che la molesta, la violenta e la filma. Il video finisce su Facebook e riceve circa 2000 visualizzazioni, 2600 commenti in 24 ore. E la piena della rete è inarrestabile, nonostante le richieste di aiuto e le affermazioni di sconforto della giovane. Seguono cinque lettere di addio, di perdono, di scuse. Poi si getta da un’altezza di trenta metri. Neppure la morte le dà pace: qualcuno ha rubato in rete la sua identità e le sue foto per farle girare su siti pornografici.

Cyberbullismo, storia di Nadia

Nadia ha la stessa età e vive a Fontaniva. La sua maledizione ha un nome: il social network “Ask”, dove lei pensa di sfogarsi. Posta le sue foto, che spesso mostrano tagli sulle braccia, ma invece di essere confortata ed assistita, trova una serie di scherni, insulti, incitamenti al suicidio. Decide anche lei di volare per trenta metri, lanciandosi nel vuoto dall’ex hotel Palace di Cittadella. Le voci di amici e parenti si uniscono in un grido di dolore che vuole la chiusura del sito internet.

Cyberbullismo, storia di Andrea. Il ragazzo dai pantaloni rosa

Nella capitale fa scalpore il caso di Andrea Spezzacatena, 15 anni, impiccato in casa e trovato dal fratello minore con una sciarpa stretta intorno al collo. Si è parlato di lui come «Il ragazzo dai pantaloni rosa vittima dell’omofobia», anche se molto probabilmente lo studente del liceo Cavour non era omosessuale, ma prediligeva semplicemente quel colore. La prima indagata è la preside, per omissione di controllo: nessuna misura di vigilanza sui compagni di scuola, solo la decisione di cancellare le scritte di denigrazione nei confronti del giovane, senza neanche avvertire i genitori dell’accaduto. Le indagini si sono poi spostate su sei minori, per istigazione al suicidio. La madre ed il padre di Andrea hanno denunciato anche la diffamazione e lo stalking. Oggi Teresa Manes, la mamma, è presidente dell’Associazione Italiana Prevenzione Bullismo e si occupa di militanza nelle scuole.

Cyberbullismo, storia di Andrea Natali

Finisce in tragedia anche la storia di Andrea Natali, 26 anni. Nell’aprile 2014, il ragazzo si era rivolto alla polizia postale per denunciare alcuni episodi di cyberbullismo che lo opprimevano da tempo e lo avevano fatto cadere nel baratro della depressione. I suoi ultimi anni nel Vercellese, dove viveva, infatti, sono scanditi dalla frequentazione di un gruppo, di cui Andrea diventa presto oggetto di derisione violenta. Viene chiuso nei bidoni, gli vengono infilati sacchetti in testa, viene umiliato e fotografato. E anche lui finisce nella giostra della rete Internet, direttamente in una pagina Facebook, appositamente creata. La denuncia non basta: alla depressione, che gli negava di uscire di casa se non accompagnato, segue il suicidio. Ancora una morte cruda: viene ritrovato impiccato nella casa che condivideva con i suoi genitori.

Cyberbullismo, storie di bambini

Ma anche nei casi in cui le vittime si salvano e sopravvivono ai loro carnefici virtuali, devono affrontare esperienze terribili. Ad Agrigento un tale avvinimento cade sulle spalle di una bambina di 9 anni, protagonista di alcune foto di nudo, senza esserne a conoscenza. Queste sono state inviate ad una cerchia di suoi coetanei tramite la messaggistica istantanea di Whatsapp dal telefonino della stessa ragazzina, poggiato sul banco in un momento di assenza. I bulli, di 9 e 10 anni, hanno poi fatto girare ulteriori scatti intimi ricavati dal web, modificandoli, in modo da far sparire il viso dei soggetti. La questione si è risolta per il meglio solo grazie all’intervento della Polizia Postale.

Cyberbullismo, Polizia Postale e nuova legge, ecco la carta del riscatto

La fragilità è il minimo comun denominatore di questi giovani oppressi; è raro riuscire da soli a tirarsi fuori da vicende del genere. E’ quello che racconta Flavia Rizza, che, dopo un corpo a corpo che ha coperto un lungo lasso di tempo, che va dalle elementari alle medie, ha vinto la sua battaglia contro bullismo e cyberbullismo. La sua forza, afferma, è stata il parlare e l’essere ascoltata, dagli spintoni alle foto e ai profili falsi su Facebook. Ancora una volta, il ricorso alla Polizia Postale è stata la carta del riscatto definitivo. La sua storia è narrata nel docufilm ” #cuoriconnessi”. Ed oggi, la nuova legge fortemente voluta dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini – più e più volte osteggiata sul web con parole ed accenti decisamente offensivi – rappresenta un primo passo verso un futuro di tutele.