Homo sapiens più antico di 100mila anni. Le lancette della storia fanno un balzo indietro

ROMA – Homo sapiens più antico di 100mila anni. È a questa conclusione che sono giunti gli scienziati dopo gli incredibili reperti archeologici rinvenuti in Marocco

Homo sapiens più antico di 100mila anni

Le lancette della storia dell’uomo fanno un balzo all’indietro di ben 100mila anni. L’Homo sapiens è quindi più vecchio di quanto ipotizzato finora. Gli scavi archeologici di Jebel Irhoud lo confermano collocandolo a circa 300mila anni fa e non a 200mila come fino a ieri. Le analisi sono state condotte su un frammento di cranio e una mandibola. Nel sito archeologico anche indicazioni sulla dieta di questo primo Homo sapiens e delle sue abitudini. Di sicuro era un cacciatore esperto che si nutriva di carne, gazzelle e zebre, e uova di struzzo. Diversa anche la sua collocazione geografica. I resti dimostrano che, prima di giungere in Europa, aveva già viaggiato nel continente africano. I ritrovamenti marocchini, infatti, dimostrano che non era stanziale solo in Etiopia e nella regione Sub-sahariana.

Gli scavi archeologici

Cinque individui nel sito di Jebel Irhoud. I resti della mandibola e del cranio parlano chiaro. L’uomo preistorico è molto più vicino a noi di quanto si potesse credere. Solo la forma del cranio, più largo, tradisce la sua antichità. Anche i denti erano molto simili ai nostri. Le analisi sono state condotte da un gruppo di ricercatori guidato da Jean-Jacques Hublin. Un secondo gruppo di scienziati, questa volta capitanato da Shannon McPherron, ha invece analizzato e datato gli utensili rinvenuti. La loro datazione li porta indietro nel tempo fino a 300.000/350.000 anni fa. I più antichi conosciuti fino ad oggi, quelli di Omo Kibish in Etiopia, risalgono, invece, ad appena 195.000 anni fa. “I nostri nuovi dati – rileva Hublin – mostrano invece che i Sapiens erano diffusi per tutto il continente africano già 300.000 anni fa. Molto prima della loro diaspora fuori dall’Africa, erano quindi migrati anche all’interno del continente nero”. Tutti i dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

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