Il senso evolutivo del coraggio

Il senso evolutivo del coraggio

ROMA – “Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L’ uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla.” Nelson Mandela

Non si può parlare di coraggio senza tenere il considerazione la sua controparte: la paura. La paura è un sentimento primario e funzionale alla sopravvivenza della specie, è come se fosse un campanello di allarme che mette in guardia da un pericolo. Da qui si sviluppa anche una reazione fisiologica, tutto l’organismo di attiva per far fronte a questo pericolo: i battiti del cuore aumentano, la pressione del sangue accelera, le pupille si dilatano, la sudorazione aumenta e le pulsazioni accelerano.

Le prime prove di coraggio

Se vogliamo le prime prove di coraggio che un bambino si trova a affrontare riguardano la separazione, quindi si concretizzano nell’andare a dormire da soli e/o nell’ingresso al nido o alla materna. La difficoltà nell’affrontare queste prove dipende molto dallo stile di attaccamento dei bambini e, quindi, dalla risposta che i genitori danno nell’accompagnare i figli in questi passaggi evolutivi fondamentali. E’ importante riconoscere e rispettare le paure dei bambini, con empatia e provando a mettersi nei loro panni, aiutandoli a contattare e esprimere le proprie emozioni e sostenendoli a attivare le proprie risorse. Insomma, gli adulti devono essere presenti ma, nello stesso tempo, devono trovare la forza di mettersi da parte e lasciare che i bambini vivano la frustrazione e lo sconforto, per potersi attivare e trovare dentro di sé il coraggio di reagire.

A livello evolutivo tutto ciò che rappresenta l’ignoto, il non conosciuto, il nuovo, può essere fonte di paura: lo sport, la gita scolastica, gli estranei, etc… o ciò che può minare la propria incolumità: la malattia, i ladri, la morte, etc…Crescendo i bambini imparano a padroneggiare molte di queste paure, perché ne sono più consapevoli e hanno trovato un modo per gestirle.

Prospettive diverse in adolescenza

Ma ecco che arriva l’adolescenza, e di nuovo cambiano le prospettive. I primi cambiamenti corporei e lo sviluppo sessuale fanno nascere una nuova coscienza di sé, per la quale si diventa essere generativi, quindi mortiferi. Finisce il periodo della fanciullezza, che porta con sé sentimenti di malinconia e di nostalgia, ma anche vitali per l’inizio di una nuova fase della vita. I ragazzi hanno il bisogno di separarsi dalle figure genitoriali, fino a allora fari e guida fondamentali, per poter intraprendere un percorso individuativo alla ricerca della propria identità. Allo stesso modo, escono dal proprio egocentrismo perché si rendono conto dell’importanza dell’altro per essere persone complete, da qui la sensazione di essere più fragili e il bisogno di stare con i propri pari. Un tempo il passaggio da uno status a un altro era sancito dai riti d’iniziazione; in adolescenza, per esempio, i ragazzi erano sottoposti a delle prove di coraggio e dovevano dimostrare di essere all’altezza di ricoprire il nuovo ruolo.

La ritualità

La ritualità ha una forte valenza trasformativa, la maggior parte delle prove iniziatiche implica una morte rituale seguita da una resurrezione o da una nuova nascita, il cui scopo è la modificazione radicale dello status. Inoltre, i riti richiedo la partecipazione della comunità intera, quindi la condivisione emotiva e il riconoscimento sociale del nuovo ruolo acquisito. Attualmente la sacralità di questi riti si è persa e così anche i confini tra le varie fasi evolutive sono diventati più labili e liquidi. Oggi più che mai i ragazzi non trovano nell’adulto una valida controparte a cui contrapporsi perché non sempre i “grandi” riescono a mettere i giusti limiti da poter contrastare e superare. I comportamenti trasgressivi, quali fumare, bere, correre con la macchina, fare qualcosa di nascosto, hanno un forte senso evolutivo perché consentono di mettersi alla prova. Ma se il limite non viene stabilito dall’autorevolezza dell’istituzione genitoriale, i ragazzi tendono ad alzare sempre di più il tiro e a reiterare dei comportamenti, trasformandosi in quelle che possiamo definire condotte a rischio.

Ci si aspetta dagli adulti di oggi di riappropriarsi del proprio ruolo per aiutare i giovani nella ricerca di sé e di trasmettere una visione epica della vita, con l’auspicio che in ragazzi possano diventare persone forti di spirito che non si arrendono alle avversità del destino e che possano imparare a lottare per il raggiungimento della propria felicità, come farebbe un vero eroe.

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